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“La neve quassù è un’altra cosa”: il viaggio nel tempo con un articolo del 1954 foto

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CAPRACOTTA. In questi giorni l’argomento “neve” ha spaziato in lungo e in largo sui siti web con resoconti minuto per minuto della sua caduta e consistenza, reportage fotografici e video su ogni angolo della nostra città, prima per essere stata l’unica realtà del centro sud senza un granello di neve caduta e poi quando il peggio sembrava passato ecco che anche a Termoli la dama bianca si è decisa a imbiancare la città.

Una volta arrivata, seppur in forma lieve, abbiamo assistito sul social più frequentato dalla comunità mondiale al balletto dei guelfi e ghibellini della neve si e della neve no a Termoli; abbiamo letto di tutto e di più.

Però, sfogliando il suddetto social, mi sono imbattuto in un articolo di “Momento sera”, storico giornale che nel 1954, precisamente il 9 gennaio, scriveva “Taccuino Capacottese” a cura del dottore del paese di Capracotta, il comune montano molisano tra i più alti d’Italia, Durante Antonarelli che anche molti termolesi come il sottoscritto hanno conosciuto e apprezzato sia come medico che giornalista.

Antonarelli, dal 1957 con la sua famiglia si trasferì da Capracotta proprio nella nostra città.

Vi ricordiamo che il dottor Durante Antonarelli è anche il papà di cinque figlioli molto conosciuti e stimati a loro volta nella nostra città: Michele, Enzo, Massimo, Marcello e Maria Teresa.

Tornando all’articolo, come dicevamo a proposito di neve, leggete come il dr Antonarelli parlava nel suo articolo della neve che a Capracotta quando cade non fa meno di un paio di metri. Con questo articolo possiamo farvi capire che quelli sono disagi veri eppure loro non hanno mai fatto tante storie anzi, parlano della coltre bianca quasi con adorazione e amore…

 

“Momento sera” del 09.01.54

“Taccuino capracottese”. Quando quassù cade la neve, è un’altra cosa. Bisogna starci, bisogna vedere. È uno spettacolo interessante, è bello. Anche perché la neve di quassù è diversa… è neve (con la N maiuscola). È una neve superiore, una neve aristocratica: è la neve.

Giù il cappello, amici lettori, alla neve di Capracotta. Se poi, quando quassù cade la neve, si sente un pizzico di bufera, allora, compiaciuto, Dante si muove col più bello del suo Inferno, col più bello del suo Purgatorio, col più bello del suo Paradiso, messi insieme. E tutto trascende.

E’ fisico e metafisico, in ordinato disordine.

In queste condizioni, in questo ambiente, a questo spettacolo, se aggiungete un pizzico di sole (forse bastano dieci raggi), contemplate Iddio; anche lo spirito volgare si avvicina a Dio, e lo contempla, lassù, quando cade la neve, con un pizzico di bufera e dieci raggi di sole.

Usciamo di casa. Non è facile. Ma non è impossibile. Basta la buona volontà. La neve tutt’intorno è vergine: non un’impronta. Né un’anima viva. Procediamo. Saranno tre, quattro metri. Comunque tutte le porte del Corso sono quasi ricoperte. E’ nostra intenzione arrivare al Telefono, in piazza, da Donato, per le ultime notizie. A metà strada un uomo ricurvo con la pala che lavora. Ci salutiamo. E’ Vincenzo, il buon Vincenzo, la cui vita si svolge tutta nel Circolo, per il Circolo. Vincenzo è uomo onesto e capace. Grave colpa sarebbe per lui trascurare il Circolo; e Vincenzo non lo trascura.

Facciamo la via del ritorno. Non c’è più il pizzico di bufera, non ci sono più i dieci raggi di sole. C’è solo la neve.

Completiamo questo “servizietto” fra le braccia di Enzo e di Michele, confortati dal sorriso del tenero Massimo

Intanto il 1953 è finito proprio come Dio ha voluto.

Ha avuto inizio il 1954”. Durante Antonarelli.

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