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Regione Molise: si ricomincia col ballo del “bollo”

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LARINO. Grazie alla componente del Gruppo M5s, la questione è finita – per l’ennesima volta – all’attenzione del Consiglio regionale molisano ed i vari Gruppi assembleari si sono dichiarati intenzionati alla risoluzione della questione della tassa di proprietà sugli autoveicoli immatricolati nella “ventesima”, originatasi – come si ricorderà – subito dopo gli eventi sismici del 2002. A tale proposito, almeno dall’Assessorato competente, avevano sempre fatto riferimento ad una temporanea scopertura finanziaria. Ma, nel frattempo, sono trascorsi quasi tre lustri ed i cittadini non hanno ancora ottenuto il promesso ristoro. Di qui l’opportunità di ribadire come stanno veramente i fatti. Com’è noto, chi sia intestatario al Pra di un autoveicolo deve corrispondere una tassa di proprietà che, per comodità, continueremo a chiamare “bollo”. La Regione Molise ne conferisce l’esazione all’Aci che, pur essendo – per Statuto – il nume tutelare degli automobilisti e dei motociclisti, si pone poi in contrasto con i propri iscritti, procedendo alla esazione dei crediti sulla presunzione che gli obbligati non abbiano assolto al pagamento. In quest’ultimo caso i debitori sono chiamati a porre rimedio e la dimenticanza avrà delle conseguenze economiche perché l’importo del “bollo” andrà saldato maggiorato di sanzioni e di interessi. Tuttavia, se il pagamento si verificasse entro un anno, si applicherebbe il cosiddetto ravvedimento operoso e le sanzioni sarebbero ridotte. Ma attenzione alle eventuali pretese. Il termine di prescrizione del credito è triennale ed una Regione non può deliberare diversamente, trattandosi di un tributo statale, trasferito solo in via pecuniaria alle Casse locali. Cosicché, ove l’Amministrazione finanziaria regionale non contesti alcunché al contibuente nei tre anni successivi a quello in cui si sarebbe dovuto provvedere al pagamento, nulla potrà più pretendere. Lo stesso accade se l’avviso di accertamento, seppure notificato nei termini, non fosse seguito da alcun altro atto interruttivo per i tre anni successivi al 61° giorno dalla notifica. Alcuni veicoli sono esentati (parzialmente o totalmente) dal pagamento del bollo. Sono quelli destinati al trasporto di disabili, le auto elettriche ad emissioni zero e, a determinate condizioni, quelle di vecchia immatricolazione. Hanno diritto ad una riduzione (sebbene in alcune aree sia prevista l’esenzione totale) le auto alimentate a gas. Tuttavia esenzioni e riduzioni variano a seconda della Regione con la conseguenza che le auto (per cui in alcune zone non è previsto il pagamento dell’imposta) non è detto che siano esenti ovunque risiedano i loro proprietari.

A suo tempo, facendo propria la legge n. 2 del 2009, con propria deliberazione, la Giunta regionale del Molise avrebbe voluto estendere il beneficio della sospensione della tassa di proprietà agli autoveicoli immatricolati nei comuni del cratere. Si sarebbe voluto ammettere i contribuenti a definire gli adempimenti sospesi (o parzialmente tali) a partire dal 31 ottobre 2002 e fino al 30 giugno 2008. Sempre secondo gli Uffici regionali, coloro che avevano versato il dovuto per i periodi d’imposta 2003-2008 avrebbero potuto chiedere il rimborso a mezzo telefax oppure per posta raccomandata. Chi non l’avesse versato doveva procedere al pagamento nella misura ridotta del 40% mentre coloro che avevano ottemperato solo per alcuni periodi d’imposta dovevano produrre istanza per quelli inevasi.

Quando a Palazzo Moffa caldeggiarono l’approvazione del provvedimento, pensarono di potere disporre che, per le quote non versate, sarebbe stato possibile provvedere all’estinzione anticipata, totale o parziale, con un’ulteriore agevolazione, rendendo rateizzabile l’importo dovuto in 120 rate. Dopodiché vollero strafare e, con un incongruo comunicato-stampa, diffuso a tappeto su tutte le testate giornalistiche precisarono che chi, per avventura, aveva già corrisposto la tassa per intero, avrebbe potuto rivolgersi agli sportelli regionali che, esaurite le opportune verifiche, avrebbero provveduto a rimborsare il 60% versato in più. Ed è stato qui che questi Signori non si sono dimostrati all’altezza perché nella famosa deliberazione giuntale n. 668 del 16 giugno 2009, peraltro assunta proprio al limite del tempo massimo, non v’era alcuna traccia della restituzione del 60%. Nella sostanza avevano inserito certe false speranze solo all’interno di un innocuo comunicato ma non nel provvedimento esecutivo. Dopo una prima elargizione (che ha finito col toccare solo alcuni comuni), il rivoletto restitutivo si è impantanato ed i  Molisani rimasti all’asciutto stanno protestando da 15 anni, chiedendosi:”Ma sarebbe stato possibile ‘restituire’ soltanto in grazie dei contenuti di un comunicato-stampa, in carenza di un vero e proprio atto provvedimentale esecutivo?”.

Ecco perché dalla Regione Molise dovrebbero spiegare a quale fenomeno psichico possa essere attribuita la tendenza di raccontare cose che non esistono nei provvedimenti ufficiali ma solo in note prive di valore e, quindi, di vigenza. In assenza, dovremmo pensare che questo vezzo, per vero poco bello, voglia soltanto servire a turlupinàre l’elettore.

Claudio de Luca

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