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In fermento il mondo della pesca, “quella legge si deve cambiare”

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TERMOLI. Tiene banco la vertenza di settore della pesca contro l’inasprimento delle sanzioni contro gli operatori. «Le richieste che abbiamo espresso alla politica nel corso degli stati generali delle imprese e delle cooperative di pesca e di acquacoltura, sono state ascoltate. Apprezziamo che finalmente si torni a parlare di testo unificato per il settore ittico, fermo ai blocchi di partenza da troppo tempo. L’auspicio è che, in una ottica di una nuova formulazione del testo, si riesca a dare vita ad uno strumento normativo in grado di interpretare tutte le istanze del settore». Così l’Alleanza Cooperative pesca commenta la notizia dell’iscrizione nel calendario dei lavori dell’aula della camera, nell’ultima settimana di marzo, del testo unificato delle proposte di legge sul settore ittico. L’Alleanza chiede che vengano poste al centro del nuovo testo alcune priorità. «In materia di sanzioni proponiamo non solo la loro revisione ma anche che il governo esamini la possibilità che una parte del gettito derivante dalle infrazioni vada a sostegno di un fondo di solidarietà per le imprese ed i lavoratori colpiti da calamità naturali. Proponiamo poi – prosegue l’Alleanza – che il governo ponga mano al riordino di tutta la disciplina sulla pesca non solo professionale, nonché alla definizione di un compiuto sistema di ammortizzatori sociali diverso dal Fospe; chiediamo anche che si riveda la complessa disciplina relativa alle concessioni demaniali con il nodo non più rinviabile dei canoni demaniali – grave handicap per lo sviluppo dell’acquacoltura -, così come sta avvenendo già per quelle rilasciate per finalità turistico-ricreativo. Occorre quindi – conclude l’Alleanza – cancellare la norma contenuta nella legge 7 agosto 2012, n. 134, il “Cresci Italia”, che ha introdotto una nuova autorizzazione per l’esercizio di impianti di acquacoltura in mare posti ad una distanza superiore ad un chilometro dalla costa. Sulla revisione del sistema sanzionatorio per la pesca è importante mantenere alta l’attenzione. Sappiamo che le modifiche normative richiedono tempo e prevedono diversi step; in questo caso occorre probabilmente una verifica con la Commissione europea per trovare gli opportuni spazi di agibilità politica, oltre che procedurale. Per questo proponiamo che già a Malta, in occasione della conferenza ministeriale sulla pesca nel Mediterraneo organizzata dall’Ue, si tenga un vertice bilaterale fra Roma e Bruxelles nel corso del quale stabilire con il Commissario Vella un’agenda precisa di ciò che serve e di ciò che è possibile fare. Chiediamo al governo un preciso impegno politico per affrontare in questa occasione un primo dibattito, affinché non resti solo un problema nazionale ma venga affrontato in chiave europea, vero crocevia per rivedere i regolamenti comunitari da cui sono discese le nuove norme in materia di sanzioni». Precisazione che giunge in vista della conferenza in programma a Malta dal 29 al 30 marzo, che porterà alla firma di tutti i ministri del Mediterraneo della Malta MedFish4Ever Declaration; una dichiarazione in  grado di fornire l’approvazione politica per un processo che per i prossimi dieci anni si concentrerà su temi cruciali quali la pesca su piccola scala, la lotta contro la pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata (Inn), la raccolta dei dati, la consulenza scientifica. «La salvaguardia delle risorse, prosegue l’Alleanza, punto di caduta del MedFish4Ever, deve viaggiare di pari passo alla tutela dei mestieri di pesca e dei pescatori. La sostenibilità ambientale può e deve coesistere con quella sociale ed economica. È una sfida che possiamo vincere. Affrontare gli effetti – conclude l’Alleanza-, per le imprese di pesca, dell’attuale sistema di controlli e divieti, quando si parla di tutela delle risorse, consente di affrontare questa sfida sotto tutti i punti di vista. L’inasprimento delle sanzioni per la pesca professionale, è un disincentivo importante alla voglia di fare impresa di pesca oggi in Italia. Le sanzioni odierne sono però il risultato di norme europee che per combattere la pesca illegale hanno ceduto a Bruxelles troppa sovranità. Occorre, perciò, rivedere il regolamento europeo sui controlli, che ha generato un effetto domino, dando vita a una serie di provvedimenti estremamente limitativi alla libertà di impresa, peraltro entrando a gamba tesa sulla legislazione nazionale. Come è stato per il piano di azione adottato dalla Commissione Ue nel 2013; un documento con il quale si chiedeva o, per meglio dire, imponeva al nostro paese di inasprire le sanzioni e tutto il sistema di norme per gestire la pesca, considerato da Bruxelles, carente. E’ arrivato il momento di aggiustare il tiro e rivedere profondamente le regole per il contrasto alla pesca illegale. Non è mettendo alla berlina gli imprenditori, che si tutela il mare e le sue risorse. Chiediamo un maggiore equilibrio tra infrazioni e pena», posizione ribadita dall’Alleanza delle Cooperative pesca al termine dell’audizione in Commissione Agricoltura del Senato sul tema dei controlli nel settore. L’Alleanza sottolinea come l’introduzione della licenza a punti, istituita con il regolamento europeo sui controlli 1224/2009, e prima di questo il regolamento 1005 del 2008 sulla pesca IUU (illegale, non dichiarata e non regolamentata), assieme a tutto il resto delle misure ideate dai vari Stati membri, abbiano portato a numerosi cambiamenti, molti dei quali insostenibili per il settore italiano. La legge 154 del 2016 è solo l’ultima in ordine di tempo e ha contribuito ad infliggere un ulteriore pesante giro di vite in materia di sanzioni. «Si è creata così – afferma l’Alleanza- una gabbia che rischia di soffocare le imprese, già schiacciate dal peso dell’eccessiva burocrazia e dalle tante criticità del comparto. Siamo pronti a dare il nostro contributo per ridisegnare la normativa in materia, perché il rilancio della filiera ittica italiana passa anche dal fissare regole più eque. Chiediamo al Parlamento italiano – conclude l’Alleanza-, sostegno per raggiungere questo obiettivo, oltre ad uno sforzo comune delle Istituzioni del nostro Paese per rafforzare il ruolo dell’Italia nel condominio europeo».

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