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“Per anni a raccogliere acqua con le bacinelle”, lo sfogo su Palazzo Vernucci

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GUGLIONESI. “Le cause del problema di palazzo Vernucci, vanno ricercate nel tempo. Bisogna tornare indietro alla fine degli anni ’80”.  E’così che inizia la nostra lunga chiacchierata con alcuni condomini del palazzo ‘incriminato’. Tutti avevano notato, nel corso del tempo, che qualcosa non andava.

Dalle dichiarazioni di uno dei condomini, Peppino Vaccaro, si legge che alcuni problemi sono da ricercare nei lavori degli altri edifici lungo la strada, ma “non è così, non è colpa né di questi lavori né tantomeno della scarsa illuminazione che viene citata”.

I problemi già esistevano, i tecnici competenti già erano stati allertati, ed erano state allertate le autorità competenti, “i primi dissesti notati sono datati 1988, il fabbricato, come gli altri stabili, ha iniziato a manifestare i primi problemi. Già allora vennero messi al corrente il comune e il comune ha chiamato un professore universitario, il quale ha eseguito delle indagini e delle ricerche, interessò la Commissione Grandi Rischi con un geologo dell’Università di Napoli. Venne dichiarato il pericolo che c’era, e soprattutto dissero di estendere le indagine a una lente più ampia”.

Qualche intervento poi, sulla base di questa documentazione, è stato effettuato, dalla sistemazione delle fognature ai vari allacci, tutto quello che poteva esser d’aiuto.

La frana, di solito, arriva a valle, questo non si verifica per quanto riguarda il palazzo. “Poi è arrivato il terremoto e con il sisma del 2002 altro è successo”.

Non ci sono mai stati finanziamenti che permettevano i lavori sotto ai fabbricati. Nel 2002, un condomino era capogruppo del Peu, e proprio per l’effetto del sisma, sono continuate le indagini nei vari siti, e venne dichiarato il danno grave. Il danno grave consiste nel dichiarare se le lesioni sono a vista, in che percentuale sono. Nel caso di palazzo Vernucci, il danno grave lo dimostrava la mancanza di diveriticalità del fabbricato, tanto da inserire nella relazione la dicitura della demolizione e ricostruzione del fabbricato.

“La struttura ha risentito molto delle scosse, tanto che già a quel tempo ci fu l’ordinanza di sgombero delle famiglie. Lo sgombero e il danno grave facevano sì che il palazzo venne inserito nella classe ‘A’, dove gli interventi dovevano essere prioritari. La classe ‘A’ avrebbe riguardato tutta la zona di Via Martiri D’Ungheria, e con i fondi sarebbe partita la ricostruzione, come poi è avvenuta per gli altri stabili che si trovano nella zona. Ma non è stato così. Qualcuno mise in dubbio la relazione e l’imminente pericolo. Sono stati chiamati altri tecnici e ingegneri, quelle carte sono finite sul tavolo dell’ex sindaco e poi in Regione. Dalla classe ‘A’ siamo scesi a quella ‘B’, e questo ora è il risultato”.

C’è chi ha vissuto un doppio dramma, oltre che da condomino anche da tecnico, “esistono le carte che dichiarano queste cose, quelle che sono finite sui tavoli tecnici, ma come si dice nessuno è profeta in patria”.

Il risultato è che i condomini hanno dovuto abbandonare la propria abitazione, hanno dovuto lasciare le proprie abitudini e cercare ‘aiuto’ da altre parti.

“Siamo accampati, nel vero senso della parola. Ci stiamo arrangiando- continuano- come meglio possiamo. C’è gente che ancora deve finire di pagare il mutuo. Cosa succederà? Quanto tempo bisognerà aspettare per sapere a cosa andremo incontro?”. Qualcuno è ospite da amici, parenti, altri invece hanno affittato casa altrove.

E’storia lunga, i problemi ci sono sempre stati “C’è gente che ha convissuto con bacinelle per raccogliere acqua che entrava dentro casa, il dislivello che è presente ha causato danni, mal di testa onnipresenti”.

I problemi ci sono e continueranno ad esserci, i vigili del fuoco sono allarmati per questa situazione, loro i condomini non sanno cosa succederà nei prossimi mesi, “il sindaco come la prefettura è stato allertato, ha visto la grave pericolosità ed ha deciso di firmare lo sgombero. Un primo passo è stato fatto, e il sindaco si è preso una grande responsabilità. Le polemiche non servono a niente, bisogna trovare delle sistemazioni, poi noi privati, penseremo noi a fare il nostro. Di certo non vogliamo che ci paghino l’affitto, questo non l’abbiamo mai pensato”.

Non bisogna puntare su tutti e contro tutti, in questi casi bisognerebbe essere uniti. L’unione fa la forza.

Unione, forza, volontà. Non hanno bisogno di sentirsi dire “mamma mia poverini, che situazione”, ma hanno bisogno di sapere che qualcosa verrà fatto, hanno bisogno di sentirsi uniti e parte integrante di una comunità unita. Potrebbero non essere gli unici, potrebbe e speriamo di no, capitare ad altre persone.

Una situazione, che forse, già dal lontano 1988 poteva esser evitata.

A. Z.

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