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Canoni e concessioni, Stato e Regioni fanno come Cirio: regalano!

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TERMOLI. Secondo la Regione Molise, le norme di carattere legislativo che disciplinano la materia delle acque minerali e termali, consentono di stabilire le linee di orientamento secondo cui le risorse naturali sono un bene “esauribile”, come tale da valorizzare costantemente nel momento dell’utilizzo. Ma, poco correttamente, l’importo applicato non era stato aggiornato per anni, nonostante fosse nettamente inferiore a quello stabilito dalla Conferenza delle Regioni. Solo a distanza di tempo l’Ente ebbe a rideterminarlo, portandolo da 9,96 euro a 30.

Dalle Regioni passiamo a dire delle analogie dello Stato. In Italia si contano 21 mila stabilimenti balneari, 400 concessioni per le acque minerali, 490 per le terme, canoni per le telecomunicazioni, tv e radio, concessioni per gli idrocarburi, per la geotermia e per gli aeroporti. Però lo Stato incassa poco meno di 700 milioni di euro mentre il giro d’affari dei concessionari ammonta ad oltre 6 miliardi. I 21.400 stabilimenti marittimi hanno un giro superiore ai 2 miliardi di euro ma generano per lo Stato un introito di appena 103 milioni. A fronte di queste cifre, parrebbe logico pervenire ad una lievitazione degli introiti.

Cosicché, a decorrere dal 1° gennaio 2017, è stato introdotto il modello F24 per il pagamento e si confida che l’interscambio tra il Sistema informativo del Demanio marittimo e l`Agenzia delle entrate consenta un più efficiente monitoraggio degli incassi. Infine, è stato avviato un progetto per l`individuazione e la regolarizzazione degli immobili che insistono sul demanio marittimo, ancora non accatastati, mediante la foto-interpretazione che consentirà di aggiornare i beni ai fini della gestione delle concessioni. Però, sulla materia, il Parlamento deve ancora pronunciarsi con l’obiettivo di assicurare un uso rispondente all’interesse pubblico del bene trasferito in concessione. Difatti, già qualora si procedesse, come unica misura di revisione, al rialzo dei parametri per il calcolo dei canoni, si potrebbe conseguire un raddoppio del gettito rispetto a quanto incassato negli ultimi anni, da attribuire in quota parte alle Regioni ed ai Comuni interessati Quanto a concessioni di idrocarburi, quelle rilasciate nel 2015 erano 220 ma generarono solo 275 milioni di euro tra canoni e ‘royalty’. Entro il 2020 ne saranno scadute 130, per un valore di 230 milioni di euro.

Le concessioni per le risorse geotermiche attive per la ricerca (coltivazione e sfruttamento del calore terrestre sotterraneo) sono 95 con entrate ammontanti a 21 milioni. Quelle per le acque minerali e termali, al 2015, erano 307 ma hanno generato entrate per circa 18 milioni quando il fatturato di chi gestiva le fonti sfiorava i 2,5 miliardi di euro.

Assumendo l`applicazione, da parte delle Regioni (Molise compreso) di un canone calcolato secondo i parametri massimi definiti nelle linee guida del 2006, il patrimonio di acque minerali genererebbe introiti più che doppi rispetto a quelli che si registrano. Per quanto concerne le acque termali (giro d’affari annuo di oltre 800 milioni di euro senza l’indotto), la rilevazione dei dati ha registrato, al 2015, 490 concessioni (concentrate prevalentemente in Veneto e Campania) che, insieme, coprono il 57% del patrimonio nazionale), originando introiti per 1,8 milioni. Entro il 2020 ne saranno scadute 179 da cui derivano entrate pari a 400 mila euro (il 25% circa degli introiti derivanti dalle concessioni ancora attive). Per quanto riguarda i canoni tlc, radio e tv, i concessionari delle frequenze sono tenuti a corrispondere dei contributi annuali. Le concessioni televisive nazionali scadranno nel 2032, per le televisioni locali la prima scadenza avverrà nel 2028. Insomma tutta “merce” che dovrebbe scottare. Ma qui la Politica si comporta come, un tempo, usava fare la Cirio: regala!

Claudio de Luca

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