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Economia: il verbo di Frattura e della Fusco Perrella, ma cosa dice lo Svimez?

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CAMPOBASSO. Parola di Frattura:”Il Rapporto Svimez sull’economia del Mezzogiorno parla chiaro: il Molise fa registrare una crescita inferiore solo a quella della Campania ed a quella della Basilicata, ma la ripresa è disomogenea. Però ciò che viene certificato dal rapporto Svimez è il valore strategico della nostra azione di governo. Sacrifici se ne sono fatti e sono stati anche duri, ma si incominciano a registrare i primi segnali di sviluppo. Le condizioni in cui abbiamo dovuto creare l’inversione di tendenza erano letteralmente drammatiche. Oggi, invece, abbiamo basi solide su cui fondare la ripresa, conti risanati, politiche di sviluppo messe in campo, una dotazione finanziaria di tutto rispetto, idee ed obiettivi chiari messi nero su bianco con il ‘Patto del Molise’, la cui concreta attuazione sta muovendo i primi passi”.

Invece, per la consigliera Fusco-Perrella, è necessario che il Governo regionale, dopo i tanti annunci-spot, intervenga concretamente perché – per far ripartire realmente l’economia – è necessario sostenere la ripresa del settore delle costruzioni, in passato motore portante del Molise. «I dati parlano di una situazione che testimonia una crisi da cui si sta cercando di riemergere con estrema difficoltà perché le azioni messe in campo dal Governo non hanno ottenuto sempre i risultati voluti.

Le azioni ordinarie sono insufficienti, ed è doveroso uno sforzo ulteriore per programmare la ripresa, finora non concretizzata». Andando al di là dei contendenti, vediamo cosa dice lo Svimez. Il 2016 sarebbe stato un anno positivo per il Sud, il cui Pil è cresciuto dell’1%, contro il +0,8% del Centro-Nord. Ciò è dovuto al recupero del settore manifatturiero, cresciuto cumulativamente di oltre il 7% (biennio 2015-2016) e del +2,2% (2016). La ripresa del settore edile ha portato un altro +0,5%; così pure il positivo andamento dei servizi (+0,8%). Se il Mezzogiorno proseguisse con gli attuali ritmi di crescita, recupererebbe i livelli pre-crisi del 2008, quando lo sviluppo delle regioni del Mezzogiorno risultò superiore a quello del resto del Paese. Ma tutto ciò non è sufficiente a disancorare il Sud da una spirale di bassi salari, scarsa produttività e competitività e ridotta accumulazione. Nel 2016, la crescita del prodotto a Sud è stata sostenuta dall’aumento sia dei consumi che degli investimenti: entrambe le voci hanno mostrato, come nel 2015, un incremento positivo, dopo 7 anni di flessioni consecutive. I consumi finali interni sono aumentati al Sud dell’1%, quelli delle famiglie dell’1,2%, anche se nelle aree meridionali aumenta – meno che nel Centro-Nord – la spesa alimentare e quella per abitazioni.

La crescita degli investimenti nel 2016, (pari al 2,9% nel Sud), è stata elevata sia nell’industria in senso stretto (+5,2%, dopo anni di flessioni) sia soprattutto nell’edilizia (+8,7%). L’andamento è stato, invece, negativo nell’agricoltura (-3%, dopo il +4,2% del 2015, che ha risentito dell’annata agraria eccezionale). Confermata la crescita dell’export, anche in un periodo di rallentamento del commercio internazionale. Ma, secondo la Fusco Perrella, continuano a preoccupare i dati riguardanti il mondo del lavoro, “perché se è vero che bisogna osservare una lieve crescita del numero degli occupati, risulta pure evidente come il dato della regione resti di gran lunga inferiore a quello delle altre consorelle, che presentano indicatori anche superiori di sette punti”. Nel periodo preso in esame il valore della disoccupazione raggiunge la percentuale del 15,2% a fronte di un valore medio nazionale del 12,1%. Ma il dato che più allerta riguarda un altro aspetto, ossia un aumento decisamente marcato rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, quando il tasso di disoccupazione si attestava al 12,9%. “I timidi segnali di ripresa riguardano l’aumento delle imprese ed il calo del numero dei licenziamenti. Ma ad essi fanno da contraltare le difficili condizioni di vita delle famiglie, la diminuzione significativa dell’export rispetto all’analogo dato del 2016 (-53,4 per cento) e l’ancora basso numero di start up innovative in Molise (33) rispetto al dato generale del Mezzogiorno”.

Claudio de Luca

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