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A Guardialfiera di scena il festival di musica live “Giampiero Paviolo”

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GUARDIALFIERA. Tastiere a distesa, chitarre taglienti, sax appassionanti, voci imperiose che graffiano più delle chitarre, e che dal 2013, ogni anno il 12 agosto cantano la vita! Cantano la vita a Giampiero Paviolo, il giornalista di Torino, folgorato da rabbioso infarto mentre “cantava” a  Guardialfiera “non ci lasceremo mai”, in una notte di stelle piangenti, quella del 12 agosto 2012. Da allora, un Festival di grande effetto, ideato dalla “Pro Loco”, non solo per creare un tappeto sonoro, ma per dare e tramandare un messaggio di saldezza.  Per celebrare Colui che, qui, aveva fissato la sua patria interiore. Festival di musica Live, alla 5^ Edizione, elegante, avvolgente, di grande sostanza che cattura band di particolari strumentazioni funzionali alla letteratura ed all’essenza, all’umore, allo stato d’animo della musica in diretta.  Abbiamo assistito negli anni scorsi ad uno    scorrere di canzoni tra loro, accompagnate da alternanze di volumi che, pur senza essere mai esagerati, hanno saputo scortare stati d’animo e mentali. C’è stata poesia, divertimento.

C’è stato il disegno di un mondo che s’è colorato qui di ritmo e di freschezza. “Arx”, “A-14”, “Osso di seppia”, “Wonder Band”, “Paola & the ganga” sono i cinque Gruppi a salire sul proscenio di Guardialfiera stasera alle 21. A disputarsi il premio di mille euro e l’aggiudicazione del” Trofeo Paviolo”. Come per il passato, saranno introdotti dal piglio austero e disinvolto di   Enzo Tozzi, il quale sta coronando un’epoca col suo dire sintetico e avvincente, col suo “guardiese” ornamentale, divertente, equilibrato. E che nel frattempo è traslato   anche da conduttore del Festival a Sindaco di questa città. Ma c’è sempre bisogno di un poeta della canzone per capire e per descrivere cosa c’è nell’animo di questi ragazzi, disposti a deliziarci in agosto. “Loro nascondono, talvolta, un bagaglio di speranze deluse, hanno un mondo che noi abbiamo storpiato, ingannato, tradito, massacrato. Hanno un piccolo fiore dentro che, chissà com’è nato”. Ci vuole solo un padre che sappia scrivere poesie in forma di canzone. Ci vuole Roberto Vecchioni che sa prendere le parti di questi figli contro le rassicuranti, abitudini, contro i tradimenti di noi adulti.

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