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“Raccogliere la sfida di agricoltura 4.0 partendo da partecipazione e formazione”

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ROMA. “Stare nella partita di Agricoltura 4.0 vuol dire individuare un piano di collaborazione tra istituzioni e parti sociali in cui sviluppare le istanze della formazione, dei rapporti bilaterali, di relazioni industriali maggiormente partecipative verso mete che sappiano coniugare il miglioramento delle condizioni dei lavoratori a una maggiore produttività”.

Così Luigi Sbarra, segretario generale della Fai Cisl, che oggi ha partecipato a Bologna alla tavola rotonda “Non di sole braccia: sapere e saper fare in agricoltura”, nell’ambito della Festa Nazionale dell’Agricoltura organizzata dal Pd.

“Qualità dell’impresa e qualità del lavoro marciano insieme, e richiedono investimenti seri per elevare conoscenze e competenze. E’ il buon lavoro, il lavoro professionalizzato, tutelato ed equamente retribuito, che dà benzina al motore del made in Italy agroalimentare”.

“Grandi filoni del settore si identificano nell’integrazione multifunzionale, nella produzione di servizi di carattere immateriale, in un dialogo più equilibrato tra produzione, trasformazione e distribuzione. Dobbiamo dirigere questi temi su obiettivi di sviluppo occupazionale, economico e sociale. Il primo obiettivo resta quello che ci siamo dati due anni fa insieme al Governo: portare l’export agroalimentare a 50 miliardi entro il 2020, un traguardo capace di creare più di 100 mila buoni posti di lavoro, specialmente nelle aree deboli del Paese”.

“Innovare significa aggiornare strategie di intervento, sia quando si rivolgono alla fascia alta delle competenze, sia quando sono volte a sostenere il lavoro manuale. Significa quindi anche migliorare le condizioni dei lavoratori dell’agricoltura inserendoli nelle garanzie dell’Ape social, riconoscere loro lo status di lavoro gravoso, valorizzare il ruolo sociale nella lotta al caporalato attivando Cabina di regia rete di qualità sui territori, allineare le retribuzioni dei contratti di prestazione occasionale alla media dei contratti provinciali agricoli”.

“Dobbiamo lavorare insieme per dare linfa a un comparto che coniughi innovazione e competitività alla stabilizzazione dei rapporti di lavoro, al rispetto dei contratti, all’innalzamento delle tutele per i lavoratori. Questa la via per rilanciare le dinamiche di crescita dell’agroalimentare italiano e lo sviluppo dell’intero Paese”.

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