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Le novità da alcuni segnali: il Tribunale di Larino è sempre a rischio?

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LARINO. La riforma della geografia giudiziaria del 2012 provocò un terremoto. I Tribunali si ridussero a 135, le Sezioni distaccate e gli Uffici dei Giudici di pace furono tagliati. Poi la riforma rimase incompiuta; e, da ultima, la Commissione-Vietti ebbe a redigere la bozza di una delega al Governo per ultimarla, razionalizzando il numero delle Corti d’Appello che rimodulerebbe Distretti e Circondari, facendo saltare – in Molise – i Trbunali di Isernia e di Larino.

Quando 63 di questi operavano con meno di 15 giudici, i 55 più piccoli servivano solo il 10% della popolazione. Uno studio sulla correlazione tra dimensione e produttività ha dimostrato che la dimensione ideale sarebbe quella di 40-80 giudici per Tribunale; ed oggi la tendenza rimasta in piedi è ancora quella di chiudere i Tribunali minori La novità, preannunciata dall’avv. Antonio De Michele, è quella per cui oggi è finito in agenda un disegno di legge (il n. 2681, all’esame del Senato) che riguarda la riforma delle discipline della crisi di impresa e dell’insolvenza. “Se dovesse andare in porto, il rischio è quello di incidere sulla competenza in materia fallimentare o della crisi d’impresa. I procedimenti relativi ad imprese in amministrazione straordinaria e quelli relativi ad imprese di dimensioni rilevanti sarebbero trattati da diverso Tribunale dove verrebbe creata una Sezione specializzata in materia di impresa”. Secondo il prefato avvocato, il Tribunale di Larino potrebbe essere uno di quegli uffici che si vedrebbe sottratta la materia fallimentare. “Addirittura si paventa la creazione di Sezioni specializzate in materia di impresa con il rischio che ai tribunali periferici vengano sottratte le controversi tra imprenditori, per cui un piastrellista di Termoli, titolare di partita Iva, che vanta un credito verso l’imprenditore pure di Termoli, che gli ha commissionato il lavoro sarebbe costretto – per la tutela del proprio diritto – a rivolgersi al Tribunale metropolitano… leggero”.

Sin qui De Michele. Ma c’è un’altra spada di Dàmocle che incombe sui tribunali minori. Sembrava una sorta di ripensamento sui tagli dei presidi di circondario e sulle Sezioni distaccate realizzati con l’ultima riforma della geografia giudiziaria. Ma, se su quella non si torna indietro, oggi s’inventano un “nuovo” modello di prossimità della Giustizia da erogare ai territori tramite l’apertura di sportelli che somministrino per lo più informazioni ed indicazioni ai cittadini per orientarli nel dedalo giudiziario. Un pugno di mosche o poco di più.

Eppure, ancora oggi, gli Uffici giudiziari frentani offrono soddisfacenti dati statistici. I numeri dei procedimenti giudiziari confermano che, nel Basso Molise, prestano servizio Magistrati, dirigenti, funzionari ed operatori con un elevato grado di produttività; tant’è vero che – negli ultimi anni – sono stati iscritti a ruolo migliaia di procedimenti penali superiori a quelli registrati a Campobasso e ad Isernia. Dunque quello di Larino non è un presidio minore; ma un Ufficio che patisce semplicemente le medesime “dèfaillance” che, per essere tali, mantengono sul chi vive una struttura che ancora riesce ad abituarsi a determinati carichi, anche perché la produttività non è un criterio trasferibile automaticamente dal mondo industriale a quello giudiziario. Purtroppo le sentenze, le ordinanze ed i decreti non sono prodotti meccanici ma provvedimenti incidenti sulla vita dei cittadini. Quanto alla specializzazione, pur essendo la stessa di indubbia utilità, non può disconoscersi il valore della pluri e della interdisciplinarietà. Ecco perché il problema della Giustizia non può essere valutato alla stregua di una mera espressione di efficienza consumistica.

Claudio de Luca

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