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Guidotti ottimista: necessarie delle misure

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TERMOLI. Domenico Guidotti, della Federcoopesca Molise, rende noto il documento che il presidente della Federcoopesca, Coccia, ha esposto al Ministro Galan nel corso della riunione di ieri pomeriggio, congiuntamente alle altre organizzazioni di categoria. “L’incontro è stato utile al fine di avere un primo scambio di battute sulla difficile situazione in atto nelle nostre Marinerie – sottolinea Guidotti – Il Ministro si è impegnato a svolgere tutte quelle iniziative che in un quadro di compatibilità comunitaria e di rispetto delle norme vigenti, è oggi impossibile immaginare.

Fra le misure attivabili a breve registriamo lo sbocco dei fondi del caro gasolio, che ammonta a 30 milioni di euro e il rifinanziamento della cassa integrazione; allo studio di un’eventuale misura di fermo pesca i cui contorni saranno approfonditi nelle prossime ore. Si è altresì ipotizzato un intervento per assicurare anche in futuro, l’accesso alla cassa integrazione nonché alla verifica sulla possibilità di recuperare lo strumento dell’Iva agricola. E’ stato infine annunciato un provvedimento a valere sui fondi Fep per agevolare la diversificazione delle attività di pesca che, assieme agli altri punti – conclude Guidotti –  potrebbe essere portato all’esame della commissione consultiva centrale che, in veste di unità di crisi, si riunirà probabilmente già lunedì prossimo”.

Il documento presentato al Ministro Galan dalla Federcoopesca, riporta un’accurata stima sulla condizione di crisi in cui versa il settore ittico. “La pesca italiana – si legge sulla nota – si trova a dover fronteggiare attualmente una crisi reale e grave. La stessa Unione europea ha attestato la gravità della crisi: riduzione della cattura al ritmo del 2% annuo, con un calo costante dei redditi di circa il 30% dal 1990, un incremento dei prezzi del carburante del 240% dal 2002 al 2008 con incidenza dei costi di produzione per lo strascico fino al 60%. Per quanto riguarda l’Italia, ultimi dati disponibili, nel periodo 2000-2006 il settore registra la fuoriuscita di oltre 4.000 pescherecci per una flotta che oggi si assesta a 13.586 unità, mentre gli addetti sono scesi da oltre 47.000 del 2000 ai 30.000 attuali”. Percentuali allarmanti alle quali la Federcoopesca intende porre rimedio, sottolineando nel documento, gli interventi che si dovrebbero porre in essere per poter arginare la condizione in cui versa il comparto pesca, definita dagli operatori del settore, allarmante.

“Le nostre Associazioni di rappresentanza, dando atto al ministro Galan della sensibilità dimostrata in tale frangente con l’istituzione della UNITA’ DI CRISI PRESSO IL MIPAAF – si legge ancora nel documento – ritengono che per fare fronte all’emergenza in atto sia necessario, con tempestività, ricorrere al varo delle seguenti misure:

1) Attivazione del pacchetto delle misure anticrisi contenute nel DL 23 ottobre 2008 n. 162 e relativo decreto interministeriale del 9 aprile 2009, avente una dotazione di 30 milioni di euro per misure a sostegno ai Consorzi fidi e strutture finanziarie del settore e per l’attuazione di investimenti per la sicurezza e le dotazioni di bordo;
2) Sostegno, in coerenza con la richiesta del RAC Med relativa alla apertura di una procedura di verifica e valutazione dell’impatto del Regolamento del Consiglio 1967/2006, in tempi anticipati rispetto ai tempi previsti (2012), della proposta di modifica del Regolamento stesso;
3) Concessione di deroghe per la pesca a strascico tra 0,7 e 1,5 miglia dalla costa per tutte quelle aree attualmente non ricomprese fra quelle per le quali è stata già chiesta una deroga ai sensi dell’art. 13, paragrafo 11, reg. Ce 1967/2006. Senza il recupero di tali aree di pesca si avrebbe una sensibile sottrazione delle aree di pesca a strascico, con danni economici facilmente immaginabili per il settore.
4) Predisposizione, nell’ambito del Reg. Mediterraneo, di un piano di gestione per i rastrelli da natante in assenza del quale, a causa del divieto di utilizzo delle draghe (e degli stessi rastrelli da natante) a distanza dalla costa inferiore a 0,3 miglia (articolo 13 par. 2 del Reg. Mediterraneo), si bloccherebbe di fatto la pesca delle telline;

5) Sulla base dei dati forniti dal monitoraggio effettuato dalla Direzione Generale della Pesca e della valutazione sull’impatto dell’entrata in vigore delle nuove normative nelle marinerie:
a) Attuazione di misure emergenziali di sostegno socioeconomico alle imprese, con il ricorso anche al regime de minimis. In relazione alle risultanze scaturite dalla Unità di crisi, individuazione di sostegni economici e sociali per le imprese che, anche su base volontaria,effettuano un fermo temporaneo di almeno due mesi aggiuntivi all’eventuale periodo di fermo temporaneo disposto dal MIPAAF, di cui al seguente punto;
b) In coordinamento con gli altri Stati Membri UE, richiesta alla Commissione europea dell’avviamento della procedura di verifica di impatto e valutazione di possibili modifiche del Regolamento CE 1967/2006, anticipando i tempi previsti dall’art. 9, comma 3, punto 3 dello stesso Regolamento, cogliendo anche l’occasione offerta in tal senso dal Libro Verde della UE sulla riforma della PCP in materia di maggiore sussidiarietà.

6) Attuazione del fermo pesca chiamato, diversamente dal passato, a contribuire alla soluzione non solo del problema del sovrasfruttamento delle risorse ma anche alla gestione della fine delle deroghe e della introduzione delle nuove maglie;
7) Attivazione di tutte le iniziative, anche in sede Ecofin, per l’adozione del regime speciale IVA agricola al settore della pesca in ragione dell’equiparazione dell’ imprenditore ittico con quello agricolo avvenuta con d.lgs 154/04;
8) Incremento dei fondi finalizzati alla prosecuzione della Cassa integrazione in deroga fino al 31 dicembre 2011, in attesa di rendere tale istituto un ammortizzatore sociale ordinario;
9) Attivazione del fondo per l’imprenditoria giovanile (esteso alla pesca dalla Legge Finanziaria 2008 con una dotazione di 10 milioni di euro annui), al fine di agevolare i processi di riconversione e diversificazione nel settore ed arginare la perdita di occupazione. In vista della piena attuazione della normativa, occorrerà anche estendere all’economia ittica gli strumenti già esistenti in materia. In particolare, sarà necessario allargare la rappresentanza al settore della pesca all’interno dell’OIGA (Osservatorio per l’imprenditoria giovanile in agricoltura).

L’attivazione delle misure elencate consentirà – si legge al termine del documento – di dare concrete risposte allo stato di disagio dei comparti interessati dalla significativa perdita di redditività della pesca conseguente al termine delle deroghe previste dal Regolamento CE 1967/2006, con ricadute che andranno comunque consolidate attraverso la prossima programmazione triennale, da affrontare in tempi stretti e da valutare nel quadro della delega in materia di pesca assegnata al Governo nell’ambito della Legge Comunitaria 2009”.

Ida Petrone

 

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