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Automobilisti che “giocano” con le residenze effettive

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Un automobilista, a seguito di una variazione della toponomastica disposta dal Comune, vede che la propria dimora ha assunto la denominazione di via “x”. I Servizi demografici dell’Ente locale territoriale gliene danno formale notizia assieme all’invito ad esibire la patente e la carta di circolazione perché sia consentita – d’ufficio – l’effettuazione della debita variazione di indirizzo sui documenti. Nonostante l’invito, l’utente non ottempera; e così i vari verbali di accertamento di infrazione al Cds (di cui viene reso destinatario nel tempo) cominciano (con la complicità del notificatore) a ritornare al mittente con la dicitura “trasferito ad altro indirizzo”. Le varie Polizie municipali, che ignorano le vicende toponomastiche dell’automobilista, ritengono valide ed efficaci le notificazioni e pongono a ruolo le sanzioni non onorate. A questo punto, il Nostro impugna le cartelle esattoriali, adducendo un presunto difetto di consegna dei verbali, ritenuti mai notificati, sostenendo che, essendo venuto meno ogni diritto al contraddittorio, nulla poteva essere chiesto al ricorrente, a qualsiasi titolo, perché i vizi della notifica inficiano pure gli atti successivi. Secondo il Codice della strada le notificazioni si intendono validamente eseguite quando fatte alla residenza, domicilio o sede del soggetto come risultanti dalla carta di circolazione, dalla patente di guida o dagli archivi della Ddt o del Pra. Però, tale disposizione è risultata di non semplice applicazione; e l’Ufficio studi del Ministero dell’Interno, al fine di dirimere taluni dubbi interpretativi sollevati da alcune Prefetture, fece pervenire una nota di chiarimento. La Sezione I della Corte di Cassazione aveva affermato che il mancato reperimento del destinatario del verbale nel luogo di residenza risultante dal Pra ne imponeva la ricerca ai fini del completamento del procedimento notificatorio; e che, nel caso di un esito infruttuoso, l’esecuzione della notificazione dovesse avere luogo con le formalità previste per il caso di irreperibilità, non potendosi ritenere sufficiente l’attestazione della mancata consegna dell’atto per avvenuto trasferimento della residenza risultante dal suddetto registro. Il Consiglio di Stato si era espresso nel senso che “la notifica del verbale di accertamento, o dei provvedimenti di ingiunzione del Prefetto, fosse validamente effettuata presso l’indirizzo anagrafico del trasgressore, risultante dai documenti”. Tuttavia, il fatto che in base a tale norma la notificazione possa essere effettuata presso la residenza del trasgressore risultante dai documenti, potrebbe ritenersi non idonea ad esonerare l’Amministrazione dall’obbligo di curare puntualmente tutte le formalità prescritte per la notifica degli atti nei confronti dei soggetti irreperibili. In tal senso si era espressa la Corte di Cassazione, ritenendo che la norma andava “interpretata nel senso che la validità della notificazione non è fondata sul semplice tentativo della stessa presso uno dei luoghi risultanti dai documenti di circolazione, bensì sul necessario espletamento delle formalità previste per l’ipotesi di irreperibilità del destinatario, sia per quanto riguarda la notificazione ordinaria sia per quella postale”. Ne consegue che, nell’ipotesi di trasferimento del trasgressore in un luogo non annotato sulla carta di circolazione, la notificazione (sia ordinaria che postale), per essere valida, richiede necessariamente l’espletamento delle formalità previste per il caso di irreperibilità del destinatario. Ma se la Polizia municipale fosse arrivata a prendere atto che, secondo i Servizi demografici del Comune di residenza in realtà il trasgressore non aveva mai cambiato abitazione, permanendo sempre nello stesso appartamento, la questione si porrebbe diversamente. In sostanza, al destinatario della cartella esattoriale, risultato al Pra essere residente in …, era stato notificato tramite il Servizio postale un verbale di accertamento di violazione non definito con il pagamento in misura ridotta. Ma il soggetto in questione non aveva mai cambiato residenza, dal momento che i vani occupati erano quelli di prima. In effetti, il Comune, da una certa data in poi, aveva ritenuto di dovere denominare via … la strada che prima si chiamava via …, peraltro fornendone notizia alla parte, ma l’accorto ricorrente non aveva mai inteso provvedere al deposito nell’Ufficio comunale della richiesta documentazione. Cosicché PRA e DDT non erano stati mai posti nella condizione di potere prendere atto e di procedere alle debite variazioni nominali (ma non fattuali) di indirizzo, atteso che il ricorrente – nella realtà – non si era mai mosso dai vani occupati. Per ciò stesso i Vigili urbani non avevano potuto procedere alla notificazione del verbale di contestazione da cui avevano tratto origine le cartelle esattoriali se non in linea con i precetti per cui la procedura di consegna era da ritenere “validamente eseguita quando fatta alla residenza, domicilio o sede del soggetto, risultante dalla carta di circolazione o dall’Archivio nazionale dei veicoli, istituito presso la Direzione dei trasporti, o dal PRA o dalla patente di guida del conducente”. Per conseguenza, appare evidente la voluta omissione di parte attorea, che – intenzionalmente – non aveva mai inteso provvedere, nelle forme di legge, alla regolarizzazione della patente di guida e della carta di circolazione, trovando più comodo respingere i plichi di notifica dei reiterati verbali di accertamento di violazione recapitatigli dal Servizio postale. Claudio de Luca

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