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Quando vanno rispettati i divieti posti per i mercati rionali

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Un utente della strada viene reso destinatario di un preavviso di accertamento della violazione prevista e punita dall’art. 7 del Codice della strada per avere sostato, con l’autovettura, in un’area adibita saltuariamente al mercato rionale contro il divieto posto in vigore provvisoriamente in quell’area. Al fine di meglio comprendere i termini della fattispecie, sarà opportuno fornire l’esempio più classico: quello dei mercatini dei commercianti ambulanti che, con enorme frequenza, si tengono nelle piccole e nelle più grandi comunità molisane. A tale proposito non si può che confermare quanto segue: la sola condizione che può legittimare la collocazione di un segnale stradale imposto temporaneamente è che vi debba essere stata la previa emissione dell’ordinanza dell’Autorità competente; dopo di che il Comune dovrà essersi adoperato per la situazione dei cartelli almeno quarantott’ore prima dell’inizio della prescrizione che intende far valere. Rimane ovvio che la collocazione provvisoria in quwstione, effettuata dagli addetti, deve essere stata consacrata dai contenuti di un verbale numerato, registrato cronologicamente, recante la data e l’ora di vigenza del divieto.

Il principio appena esposto rende evidente che chi avesse lasciato il proprio autoveicolo in sosta potrebbe diventare destinatario di un precetto, a vigenza temporanea, solo se il cartello sia stato correttamente segnalato; perché solo in tal modo esso potrebbe produrre i medesimi effetti di uno permanente. Se quanto sopra specificato non si sia verificato puntualmente, e con le cadenze indicate, l’utente della strada può chiedere con tranquillità, direttamente al Comando a cui fanno capo gli agenti verbalizzanti, la revisione, in autotutela, del preavviso di accertamento. E, nel caso che la Polizia locale non dovesse aderire all’invito, potrà ricorrere al Prefetto della Provincia, per evitare il versamento del contributo unificato e del bollo nel caso ci si volesse riferire all’Ufficio del Giudice di pace. Va chiesto, formalmente, l’annullamento del verbale che ne è seguito, non essendosi concretata alcuna violazione alle norme disciplinanti la circolazione stradale. Invitiamo a privilegiare la strada dell’opposizione in via amministrativa, anziché quella in via giurisdizionale, trattandosi di una procedura priva di costi, a parte la remota possibilità dell’emissione di una ordinanza di non accoglimento che farebbe versare al “trasgressore” la metà del massimo edittale della sanzione anziché il minimo. In effetti, il Codice stradale fissa un termine per l’apposizione della segnaletica temporanea.

Questa circostanza rende legittime soltanto le prescrizioni rese note dall’ente proprietario della strada almeno due giorni prima del momento in cui esse dovranno essere operanti. Naturalmente, dal momento che rimane affidata all’ordinaria diligenza dell’utente stradale il compito di vigilare sull’eventuale (ma sempre possibile, nonché legittimo) mutamento dello stato dei luoghi, dovuto alle diverse situazioni che, contingentemente, potrebbero prospettarsi, lasciare in sosta un veicolo per più di 48 ore su di un’area pubblica può esporre all’alea della sottoposizione ai rigori della legge, richiamando l’opportunità di preferire la sosta in area privata, ovvero di esercitare una vigilanza, diretta o delegata, sul veicolo. Nel caso di specie, non varrebbe manco il richiamo all’art. 3 della legge n. 689 del 1981, in quanto un ipotetico errore sul fatto sarebbe da escludere quando fosse stato causato dalla colpa di chi abbia agito. Per il resto, la sanzione accessoria della rimozione del veicolo (prevista dall’Ordinanza) “deve” conseguire alla sanzione principale; ragion per cui non ne potrebbe mai essere scissa, essendo peraltro stabilito (art. 204-bis Cds) che le Autorità amministrativa o giurisdizionale, nel rigettare il ricorso, non possono escludere l’applicazione delle sanzioni accessorie. Claudio de Luca

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