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La relatività dei numeri
I numeri si prestano più di altri elementi ad essere interpretati in senso relativo, come ben sanno i numerologi e i matematici scettici. Così può accadere che un numero abbia allo stesso tempo un significato positivo o negativo, se non si fanno le corrette valutazioni. Le ultime elezioni amministrative hanno consegnato alla cronaca politica alcuni messaggi di indiscutibile valore e portata. Tralasciando l’interpretazione di tali messaggi, è interessante invece valutare le dichiarazioni di vittoria o sconfitta. La più illuminante, in senso numerologico e di interpretazione relativa dei numeri, è quella del segretario nazionale del PD, a cui ha fatto seguito quella del segretario regionale molisano. Per Bersani la vittoria del PD è netta e inequivocabile e così alla domanda sulla sconfitta a Parma, prima città conquistata dai grillini, il segretario ha risposto con la forza dei numeri: 92 comuni assegnati al PD, si è perso a Parma ma si è vinto a Garbagnate. Nella interpretazione relativa dei numeri, i due comuni, Parma e Garbagnate, valgono allo stesso modo. Non se la prendano gli elettori di Garbagnate, ma la dichiarazione è pesantemente insensata e vagamente ingiusta verso gli elettori di Parma. Amministrare un capoluogo di provincia, specie nella storicamente rossa Emilia, è molto diverso dal farlo in un comune più piccolo nell’hinterland di una grande città.
Questa differenza, peraltro non sottile, non è certamente sfuggita al segretario. Ed è per questo che la sua dichiarazione appare ancora più insensata. Appalesa infatti il vero obiettivo del capo del partito: affermare, senza se e senza ma (come dice lui) che il PD non ha sbagliato nelle alleanze, negli apparentamenti e nella scelta dei candidati. Un’autoassoluzione cieca. Come non vedere che laddove il partito ha scelto il candidato di imperio, a vincere è stato un altro concorrente sempre del centrosinistra? Si è incappati persino in un gigantesco dèjà vu con Orlando nuovamente sindaco di Palermo dopo 25 anni, in contrasto proprio ai candidati del PD, seppur scelti con le primarie.
Non si può negare al PD il ruolo di unica forza in grado di rappresentare una valida alternativa dopo il periodo di governo berlusconiano, ma non si può confondere questo con un sentimento di vittoria certa. Laddove i candidati non sono stati scelti con cura e serietà, magari comprendendo meglio le dinamiche locali, il PD è stato sconfitto, anche se il centrosinistra ha trionfato. E questo forse è anche peggio. In Molise c’è stato un risultato eccellente su tutti: la vittoria del centrosinistra ad Isernia. Caricato di significati regionali e persino dinastici, la sconfitta del centrodestra è qui risultata più simbolica che pratica, se si guarda all’anatra zoppa.
Il segretario regionale del PD ha anch’egli colto l’occasione per esternare il sentimento di vittoria. Anche qui però non tutti i numeri sono da interpretare nello stesso modo e non tutti i candidati di centrosinistra che hanno vinto erano sostenuti dal PD. La recente storia regionale dovrebbe aver insegnato che con candidati lontani dai partiti, vicini alla popolazione e senza precedenti incarichi o nomine, il voto popolare è più favorevole. Dovrebbe essere ancora vivo lo scarso 8% raccolto dal PD nelle ultime elezioni regionali, per sua fortuna da ripetere. Risultato quello ancor più stridente se messo di fianco al risultato ottenuto dal solo candidato governatore.
Eppure la memoria resta corta e maliziosamente selettiva. Si sceglie, pare, di ricordare solo i piccoli e a volte sterili successi, dimenticando le enormi sconfitte di partito. Il tribunale ha sentenziato una ripetizione della tornata regionale. Se le liste resteranno bloccate, forse il popolo di centrosinistra potrà tirare un sospiro di sollievo per essersi evitato una nuova lotta di posizione per occupare il listino o i posti più in alto in lista, dimenticando elettori e programmi.
Il momento storico non consente ai partiti, specie quelli, come il PD, che possono essere alla guida, di pensare solo ad ambizioni personali o locali. Quel che si chiede ai politici è un’assunzione di responsabilità difronte alle difficoltà presenti. A tutti i livelli, nazionale, regionale, comunale. L’irresponsabilità non ha posto in questo scenario. Il popolo greco, cieco davanti al baratro, ha confuso e sbagliato i tempi della protesta. Chi pensa ai greci come ad un popolo coraggioso nelle scelte elettorali è evidentemente lontano da una visione europea e malaccorto nelle scelte nazionali. La protesta, se non costruisce, è un catalizzatore di rovina. Oggi più che mai, il sentimento pubblico è lontano dagli uomini di partito. Chi vince ha la faccia del popolo. Spero che il PD, specie a livello regionale, pensi bene ai candidati delle prossime elezioni. Da questi, e non dal partito, dipende la sua stessa sopravvivenza e la sua reputazione, oggi molto scarsa.
Biagio LaPenna



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