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TERMOLI. L’amministrazione comunale di centrosinistra di Termoli non c’è più.
Di fatto, in attesa che la certificazione formale la dia con la nomina del commissario straordinario la Prefettura di Campobasso. Giusto tre anni dopo l’insorgere delle prime crepe, per la nomina dei rappresentanti istituzionali al Cosib, l’onda lunga che ha polverizzato una maggioranza di sette persone, 19-12 il computo in avvio di legislatura, il sindaco Vincenzo Greco, dimissionario per la seconda volta dallo scorso 4 dicembre, ha visto sgretolarsi sotto i piedi un mandato che tra un anno e mezzo sarebbe giunto alla conclusione naturale. Tre giunte, con due azzeramenti e alcuni rimpasti, hanno caratterizzato un quadriennio mancante di un semestre ad alta concentrazione di conflittualità politica, sia interna che esterna.
Stamani, intorno alle 9.30, i sedici consiglieri comunali (i 12 di minoranza più Leone, Paparella, Colella e Criniti) si sono recati presso lo studio notarile del dottor Luigi Colavita, per rassegnare contestualmente le dimissioni dall’incarico elettivo. Una formula, quelle delle dimissioni della metà più uno dei rappresentanti eletti dal popolo e occupanti lo scranno in assise civica, che causa la cessazione dell’intera amministrazione, come disciplinato dal testo unico sugli enti locali.
Insieme a loro, regista politico dell’operazione, king-maker della caduta del primo cittadino, il consigliere regionale di maggioranza, Francesco Di Falco.
La volontà di qualcuno, se si fosse raggiunto in tempo l’accordo, era quella di non arrivare nemmeno alla manifestazione contro il nucleare, ipotesi abortita proprio perché anche l’opposizione voleva prendervi parte.
E così, l’acceleratore del processo di caduta del Notaio è stato innescato quando si è sparsa la voce della convocazione di questa mattina in municipio della conferenza dei capigruppo.
Un tentativo quello dei resti della maggioranza, oramai ridotta a 14 componenti in servizio permanente effettivo, di ricondurre la crisi nel suo alveo naturale, il consiglio comunale, laddove era maturata la decisione del sindaco di dimettersi per la seconda volta, così come accadde il 3 ottobre del 2008.
La riunione, nella prima mattinata odierna, si è svolta parimenti, senza tuttavia i capigruppo dell’opposizione radunatisi contestualmente nello studio notarile di Colavita.
Onore delle armi al centrosinistra, che ha comunque ribadito la richiesta, legittima, ma non più supportata dai numeri, rivolta al primo cittadino di ritirare le dimissioni entro il termine ultimo della vigilia di Natale.
E, invece, trascorso senza colpo ferire, almeno epidermicamente, il fine settimana di preludio alle festività dicembrine, in realtà a tessere la tela di Penelope, sotterraneamente erano impegnati tutti gli alfieri del centrodestra più i dissidenti a loro agganciatisi. In questo senso un rendez-vous operativo, di carattere perentoriamente ordinatorio, ieri pomeriggio, alle 15.30, nello studio dell’assessore regionale alla Programmazione, Gianfranco Vitagliano, dove sono state chiarite e individuate le modalità con cui pervenire all’interruzione traumatica dell’amministrazione.
E così, alla buon’ora, con i primi consiglieri già sotto il portone dello studio notarile sin dalle 8.45, Di Brino, Campopiano, Paparella e De Felice, nel giro di mezz’ora tutti gli altri, in sedici erano dinanzi a Col avita, con loro Francesco Di Falco, che si era appuntata questa missione sin dalla plateale revoca di rappresentante al comitato direttivo del Nucleo industriale, avvenuta nei primi mesi del 2008, su indicazione del suo collega componente Matteo Caruso.
Una trentina di minuti ancora per formalizzare l’adempimento, leggere congiuntamente al Notaio, l’altro, l’atto, e apporre le firme in calce, e, quindi, in delegazione, ma solo i dodici oppositori della prima ora, lungo via Abruzzi, corso nazionale e quindi, via Sannitica, per salire, col sorriso stampato sui loro volti, i gradini di un municipio che già era diviso a metà tra chi celebrava la moderna liberazione e chi, invece, mestamente, stava prendendo coscienza di quanto fosse accaduto o stesse ancora accadendo.
Tra i primi che abbiamo incrociato è stato il vice sindaco Francesco Caruso, a cui abbiamo strappato un amaro ‘Mi dispiace’, alla conferma, che noi stessi gli abbiamo fornito, della fine della corsa.
Quindi in ordine sparso il capogruppo IdV Peppino De Lena, andato via dal lato di piazza Sant’Antonio con gli occhi gonfi di delusione e, forse, sano rancore, il cui commiato è stato quello di affermare successivamente tutto quello che pensasse sulla vicenda.
Altri tre capigruppo, in pectore, Salvatore Di Francia, Marco Cataldo e Franco Scurti, a fare spallucce e consumare un caffé, solo il secondo, in cui affogare i dispiaceri della politica.
Il contatto tra le due opposte fazioni non c’è stato, e la ex minoranza, si è raggruppata dapprima nell’ufficio del protocollo, dove per mano di Oreste Campopiano è stato depositato l’atto originale e, cogliendo l’atmosfera che i dipendenti avevano creato, per altri motivi, con bevande e pasticcini, hanno cominciato a far riecheggiare cori blandi di soddisfazione e ‘reconquista’, passateci il termine bolivariano, mentre faceva capolino uno degli acerrimi nemici di questa consigliatura, il dottor Domenico Perfetto, intento a immortalare per suo conto le scene di tripudio, trionfo e giubilo.
Usciti dal protocollo, con alcuni impiegati palesemente gioiosi, sentimenti evidenziati con urletti da pon-pon, la truppa è salita al secondo piano, in cerca del segretario generale cui consegnare un’altra pergamena di auguri.
Rintracciato grazie alla mediazione del vice segretario Brigida Barone, in un clima di diffidente cordialità, la squadra ha segnato l’ultima meta, prima della foto ricordo, con un altro simpatico intruso, anch’egli avversario di legislatura, il celeberrimo kebabaro (Daniele Di Gennaro) e sempre con al centro Francesco Di Falco, che non ha lesinato, dopo tre anni, come ha tenuto a sottolineare, lui stesso, una stretta di mano al direttore generale di Rodi Garganico. Il cesello.
La discesa, leggera, si è conclusa nel bar di fronte, con un aperitivo sia celebrativo che augurale.
Contattato il capo ufficio stampa Gianmarco Guazzo, è stato anticipato come domani il sindaco uscente animerà una, sicuramente e politicamente attesa e scoppiettante, conferenza stampa, in cui dirà la sua, l’ultima da capo dell’amministrazione, prima di lasciar spazio al terzo commissario prefettizio degli ultimi 12 anni, per poi tornare da privato cittadino, ne siamo certi, a meno che questo epilogo non lo convincesse a profondere ancor più sforzi nella gestione della cosa pubblica, incuneandosi meglio nei meandri partitici, ad accogliere presso lo studio di via XX settembre, coloro che necessiteranno dei suoi rogiti, dopo, anche di questo siamo sicuri, una rigenerante vacanza invernale, magari nello chalet di Courmayeur.
Sul tappeto cittadino cosa resterà, al di là della chiusura decisa del corso nazionale per le festività? L’esigenza per la coalizione uscita sconfitta, con le ossa rotte, da questa disputa logorante, è che il centrosinistra si ricompatti più su di un progetto che su di una candidatura verticistica, sgombrando in origine quegli equivoci che l’hanno fatta implodere.
Eloquente quanto affermato da Cataldo (Prc), “L’amministrazione era partita male e non poteva che finire peggio”.
Il capogruppo di Rifondazione comunista si è riferito ai 20 giorni necessari per varare la prima giunta Greco…
Intanto, con chi vorrebbe festeggiare l’evento sparando fuochi d’artificio, il primo vero appuntamento di gala è quello di domani sera a Rivolta del Re, organizzato da Vitagliano. In conclusione del papiro con cui costringeremo i lettori a una lunga lettura, il giallo sulla opportunità e validità delle dimissioni protocollate da Oreste Campopiano, in luogo di tutti e quindici gli altri colleghi.
Nel centrosinistra c’è chi cavillando vorrebbe invalidarle per riesumare un’amministrazione dal corpo ancora caldo, magari pensando a valicare la data del 28 dicembre, spartiacque del voto anticipato in primavera, cavalcando il sogno di un lungo commissariamento che facesse da oblio delle frizioni, lacerazioni e della disfatta subita oggi.
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