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TERMOLI. Dalla masseria Di Pietro, nell’agro di Montenero di Bisaccia, si ammira un panorama stupendo, un osservatorio naturalistico privilegiato, un po’ come lo stesso orizzonte politico che un leader nazionale di partito, come il Tonino dell’Italia dei Valori, riesce a scorgere, non perdendo quei legami col territorio che oltre a permetterne il radicamento dell’ormai più che decennale movimento, ne tracciano il patrimonio genetico.
Sfruttando proprio questa visuale a 360 gradi, abbiamo fatto da leva affinché Antonio Di Pietro parlasse a ruota libera, del governo, del premier, ma anche del suo Molise.
Ed è qui che affonda la delusione di chi sperava che nelle istituzioni ci fosse gente più seria, più capace e invece il giudizio è al vetriolo su tutta la linea, centrodestra e centrosinistra.
L’unica certezza per l’ex simbolo di Mani pulite è che le fibrillazioni per la giunta Iorio non produrranno alcun ricorso anticipato alle urne, troppo blindate sono le poltrone di palazzo Moffa, mentre per aspettare un suo impegno diretto in Regione, magari puntando le fiches sul governatorato, occorrerà attendere che sistemi prima l’Italia e la liberi dall’uomo di Arcore.
Il buon ferragosto di Di Pietro ai molisani è un motto antico che punta al lavoro, sin dal 16 agosto a mattina, l’auspicio è che nasca una nuova classe dirigente, da cambiare volti, nomi e personaggi.
Intervistare Antonio Di Pietro è comunque un piacere, al di là di quelle che possono essere le singole posizioni politiche. Per questo, quando lui stesso trancia con un giudizio di inadeguatezza i rappresentanti istituzionali ai vari livelli, ci induce a una profonda riflessione.
Riflessione che dipinge toni da guerriglia urbana, quando tratteggia l’attuale situazione politica nazionale, un identikit del premier simil dittatura sudamericana, e uno scetticismo misto a pessimismo comico, quando emerge la realtà di un emiciclo incapace di slegarsi dai laccioli da prima repubblica.
Di Pietro non lesina nemmeno di trafiggere con l’aggettivo di traditori i vari Porfido, Romano e persino Astore e Gatti, saliti sul carro del vincitore, ovvero quello che permette di salire al soglio elettivo, salvo poi, dopo aver ottenuto quanto agognato, tentare di andare per proprio conto.
Lo scenario politico regionale ha visto Di Pietro esprimersi anche riguardo il fantomatico inciucio con Michele Iorio, per lui semplicemente una collaborazione di stampo istituzionale, per il bene del Molise.
Infine, lo scenario elettorale futuro, con le provinciali quali laboratorio del cantiere 2011, dove l’IdV potrebbe anche clamorosamente andare da sola e le regionali, col botto finale, la non candidatura alle regionali, in prima persona contro Iorio, perché la battaglia con Berlusconi per sistemare il paese, e il prossimo biennio segnerà la sfida campale.
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