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TERMOLI. Il palcoscenico politico e istituzionale in Molise come in Italia non è più lo stesso. Le grandi egemonie che hanno perdurato negli ultimi lustri, più di tre per Silvio Berlusconi e due per Michele Iorio stanno vacillando sotto i colpi inferti da ex alleati (o alleati a termine) non più capaci di sostenere o non più disponibili linee politiche che vedono comunque il loro ritorno in termini di subalternità .
Gli strappi consumati a livello nazionale da Gianfranco Fini (Futuro e Libertà ) e dall’Alleanza di Centro in Molise, con Pietracupa, Tamburro e Chierchia ad agitare in aria il guanto di sfida prossimo che vedrà scendere, probabilmente, o solo come arma di contrattazione, l’europarlamentare Aldo Patriciello, propongono un modello diverso di centrodestra, non più come un universo con al centro un sole splendente (a seconda della valutazione, sia ben chiaro), ma un’aggregazione di forze orizzontali, moderate, che prediligerebbero dialogo e concertazione rispetto ad un metodo d’imperio come quello plasmato con il berlusconismo.
A sinistra questo processo c’è stato già con l’implosione del progetto del Partito democratico, fusione fredda che ha subito determinato una crisi di rigetto, vedi anche la dipartita rutelliana, circostanza che nel Pdl non si è verificata solo perché il partito unico è nato sulle ceneri del governo Prodi, come novità da cavalcare elettoralmente contro un post Ulivo che aveva perso radici e rami.
E’ questo lo scenario che dovremo essere abituati a vedere nei prossimi tredici mesi, quelli che ci separeranno ai vari livelli dal rinnovo prima del Consiglio provinciale, quindi l’attesissimo voto alle regionali, passando per una crisi di governo latente che potrebbe indurre a sciogliere anzitempo il Parlamento.
Insomma, se nel 2008, dopo la terza conquista di Palazzo Chigi del Cavaliere si ipotizzava un quinquennio consolidato e stabile, da sfruttare in sinergia con le altre amministrazioni pre-pidielline, a distanza di due anni e mezzo tutto si è ribaltato e il centrodestra ha perso quella capacità d’urto che aveva fatto incetta di voti alle amministrative e alle regionali 2010.
Quale potrebbe essere allora l’assetto competitivo per chi volesse davvero sfidare sul campo il governatore?
Tre le ipotesi, ma tutte da testare.
La prima è quella della fronda interna romana, ovverosia il tentar di convincere i vertici nazionali che nell’autunno 2011 non sarebbe più opportuno ricandidare Michele Iorio per un terzo mandato, anche sull’onda della terribile morsa del debito sanitario molisano; gioco che vedrebbe Patriciello nel ruolo di aspirante unto di Silvio.
La seconda è quella che già si era affacciata nel 2006, ossia un secondo polo di centrodestra che facesse leva sul turno unico, ossia riuscire a prendere un voto in più della sinistra e del listino del presidente della giunta uscente, anche se rimarrebbe oggettivamente difficile in questo senso immaginare un patto tra l'Udc di Velardi e Patriciello, dopo i coltelli lanciatisi per il predominio locale del Partito della nazione venturo.
L’ultimo, il più fanta-politico, una vasta e ampia coalizione che avesse in mente il solo scopo di buttare giù il governatore.
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