• 19-02-2010 - POESIA
  • Facebook OKNOtizie Technorati Delicious Splinder Invia via Mail

    La poesia tra le corsie di un ospedale

    LARINO. Musica e poesia, le arti antiche per raccontare in versi le policromie della vita, per descrivere sempre da un'angolazione particolare le fasi di un'esistenza dove anche la malattia diventa sempre più spesso corollario del vivere, dove la sofferenza si mischia alla gioia, il dolore alle soddisfazioni, la medicina al saper essere prima ancora che un medico, un uomo che conosce i suoi simili e li rispetta anche quando quell'operazione non ha dato i frutti sperati, quell'esame endoscopico ha rivelato un orco cattivo anche quando quella vita si va lentamente spegnendosi. Antologia di luce bianca, è tutto questo insieme. 

    L'unicum di un medico Pierino Picucci, di un poeta, di un musicista che in versi ha voluto raccontare la sua esperienza quarantennale di chirurgo all'interno dell'ospedale Vietri di Larino, raccontare le storie reali di pazienti che hanno segnato la sua storia professionale lasciandoli per sempre percorsi della memoria divenuti indelebili.  Sì, perchè,  Antologia di luce bianca è una raccolta di versi, immagini di umana sofferenza, conservate come in uno scrigno prezioso nella mente e nel cuore di Picucci, che le ha volute fissare in un libello, prezioso, ma nello stesso tempo semplice, edito dalla Litografia Rossi, come a voler dire in tutto questo non c'è vana gloria, ma soltanto quello che in questi 40 anni ho fatto tra la gente, tra l'umana sofferenza dell'essere.

    Una sofferenza che è essa stessa ‘vita’, esistenza, e riempie di significato e bellezza ogni alito di respiro, ogni attimo, anche quando il tempo sembra rallentarlo, fino a spegnersi silenziosamente. Il volume, arricchito da una pregevole prefazione del poeta larinese Umberto Cerio, racconta, dunque, la vita del chirurgo Picucci, la sua vita tra le corsie dell'ospedale, la sua esistenza a contatto con la malattia, quella malattia che lui stesso condivide, conosce, ne ha una pietà che attraverso la sua anima diventa ‘bellezza del mistero umano’.

    Ma ogni cosa ha il distacco dell’ironia: liberatoria, sorprendente, come linfa a cui anche la sofferenza si piega e si modella, per diventare istinto alla vita:“Io Inox, sono il Bronx, assetato di rosso, taglia anche l’osso. Tagliente, onnipotente. Tra il bianco, il rosso, il verde. Sono il re che non perde.
    D’Ippocrito orgoglio son tramutato in lama da taglio, frenetico farnelico. Sono il Dio che dà vita. Insostituibile, insensibile alla scialitica”. Un volume che si illumina di luce, una luce bianca che lo eleva ma nello stesso tempo lo rende ancora di più umano.
    Nicola De Francesco