• 09-03-2010 - TERMOLI REMEMBER
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    L'inebriante aroma del caffè Casolino, tra gusto e tradizione

    TERMOLI. Nuovo appuntamento con ‘Termoli remember’ e questa volta parliamo di un personaggio davvero di primo piano per la nostra città sia nel suo specifico campo lavorativo che come personaggio, un marchio, una garanzia che ormai da tempo ha varcato anche i confini regionali diffondendo sempre più  a macchia d'olio la sua inebriante aroma.

    Dunque sembra evidente quale sarà il tema della nostra rubrica, oggi ci faremo raccontare proprio da Gino Casolino la storia della famosa  torrefazione Casolino, uno dei tanti marchi gloriosi della termolesità. La prima domanda ci pare obbligata: ‘Signor Gino lei pur non dimostrandoli affatto, ha toccato la soglia degli ottanta anni di età, quanti invece sono gli anni in cui si è cimentato nel produrre il caffè Casolinio?’. "Ero ancora uno studente liceale quando mio padre m'instradò nella lavorazione del caffè, ad oggi sono piu' di sessant'anni che faccio questo mestiere, ma la mia famiglia ha iniziato tanto tempo fa, inizialmente con mia madr, poi subentrò mio padre quando arrivarono nuovi e più' moderni  macchinari. Mia madre prima lo lavorava con un tostino a mano, una vera faticaccia, stiamo parlando degli anni ‘30".

    Signor Gino ci spieghi un attimo come funzionava: voi il prodotto grezzo, che poi lavorandolo lo rendevate prelibata miscela, da dove lo acquistavate visto anche i tempi di allora? "I primi sacchi di caffè grezzo arrivavano dall'Africa orientale, non si facevano allora le miscele perchè era un tipo unico, si chiamava’"Ethiopia Caffè’ visto che quelle, inizialmente come dicevo con un tostino a fuoco per quantitativi piccoli ,poi invece attorno al 1931 /32 abbiamo comprato un tostino ad alcool  che si fabbricava a Napoli e abbiamo incominciato ad industrializzarci  con quello ,siamo andati avanti cosi' fino allo scoppio della guerra e in quegli anni il prodotto scarseggiava,era quasi inesistente, infatti l'unica cosa che potesse sembrare senza essere caffè era una miscela di orzo con qualche altro cereale che si riusciva a bere. Nell'immediato dopoguerra il primo sacco di caffè ci arrivò da Bari della ditta ‘La Rocca’ di Bari".

    Ma il caffè comunque arrivava sempre dall'Etiopia? "No in quel periodo post bellico le provenienze erano diverse soprattutto perchè la colonia etiopica l'avevamo perduta, negli anni cinquanta poi arrivammo a comprare la prima macchina per tostatura del caffè elettrica a combustione a legna e siccome il locale era troppo piccolo, quello che ancora oggi è in corso Nazionale, dove attualmente c'è il bar degustazione del nostro caffè gestito da mio figlio Nico  e siccome questa macchina sprigionava tanto caffè io comunque il giorno andavo ancora a scuola al liceo, io e mio padre alla mattina alle quattro insomma all’alba ci alzavamo e tostavamo il caffè e quando poi arrivava l’orario di apertura al pubblico, il locale era pronto senza l’inconveniente di dover tostare con le persone dentro al negozio”. Gino quanto tempo materiale occorre di lavorazione per rendere il chicco di caffè da grezzo, pronto per finire nella tazzina? ”Dai 18 a 20- 22 minuti, dipende molto anche dal tipo di caffè, ci sono i caffè più leggeri, quelli più robusti che hanno un tempo di cottura maggiore”.

    Ci dica una cosa, ma è una favola pubblicitaria il fatto che ci vogliono far credere che il miglior caffè è quello proveniente dal Brasile? ”No,no. Il caffè, è bene che si sappia, ha due ceppi ben distinti, c’è l’Arabica che si produce nella fascia equatoriale ed è il migliore e quello Robusta che provengono dalle zone del Vietnam e Indonesia, oggi anche quella indiana che devo dire fanno degli ottimi caffè addirittura anche dal Vietnam”.  In Italia non esistono piantagioni di caffè vero? ”No perché ci vuole un clima adatto, un caldo umido”.  il nostro caldo umido termolese non lo è ? “ No non è quello giusto”.  Gino tra tutto questo caffè che ha visto passare davanti durante la sua vita possiamo dire che è un gran bevitore di questa bevanda? ”Io ultimamente sono stato operato al cuore con 5 bypass, ne bevo pochissimo, un pochino alla mattina, tre cucchiaini e dopo il pranzo un altro assaggino”. Ma è vero o è una favola dire che il caffè rende nervosi? “Non è una favola, ma la verità che poi il caffè abbia anche delle qualità curative è altrettanto vero, addirittura è un anticancerogeno ed è scientificamente acclarato e sicuro che ha queste proprietà”. E il fatto che non ti fa dormire? ”Io avevo un carissimo amico Osvado Potalivo, il quale prima di andare a letto si beveva la sua buona tazzina di caffè e riposava tranquillamente, quindi sfatiamo questa leggenda, il fatto di non dormire è una questione psicologica  a chi fa un effetto a chi ne fa un altro, i napoletani dicono che il caffè va da uno a trentatre”.

    Signor Casolino noi sappiamo che oltre al caffè ha altri due grandi amori indelebili, a parte la famiglia, e sono di natura calcistica: una si chiama U.S. Termoli e l’altra FC Bologna. Come divide queste tre grandi passioni? Sua moglie è gelosa? “Povera moglie mia, purtroppo oggi per il calcio locale va male, malgrado questo io non ci riesco a stare lontano e tutte le domeniche vado a seguirli fuori e  in casa. Questo amore per i colori giallorossi è nato negli anni trenta, allora avevamo il campo da gioco che era a fianco al vecchio ospedale (in pratica dove ora sorge il parcheggio del vecchio San Timoteo), un campo non  tanto regolamentare senza spogliatoi e i giocatori pensate andavano a cambiarsi alla sede della G.I.L.(Gioventù Italiana del Littorio) che si trovava a pochi metri dal mio negozio per il corso, una volta cambiati passavano davanti alla mia torrefazione in tenuta da gioco quei baldi giovani con le scarpe tacchettate di una volta e per me quelli erano i gladiatori in maglia  giallorossa e i fazzoletti attorno alla testa e si facevano più di 500 metri a piedi prima di arriva? Perchè non Milan, Juventus o Inter?

    “Ora ti potrei fare una battuta essendo io anche salumiere mi piaceva la mortadella, avevo quindi una affinità con Bologna,  rimprovero agli juventini e agli interisti  che fanno il tifo per una squadra che non ha il nome di una squadra felsinea perché il maestro Lasorsa aveva un nipote, Gianni Castellano, che veniva a Termoli in vacanza e quando c’incontravamo mi parlava sempre di questo Bologna, ma addirittura durante la guerra questo ragazzo fu sfollato a Termoli ed allora mi ha invogliato ancora di più con il Bologna. Allora era una grande squadra, mi ricordo ancora di due grandi giocatori danesi Pilmark e Jansen che fecero grandi cose a Bologna.
     
    Quando deciderà di appendere al chiodo il chicco di caffè, la  tradizione di famiglia continuerà vero? “Si certamente,ho due figli che s’interessano dell’azienda, Nico e Roberto. Comunque volevo far notare che noi lavoriamo diciotto tipi di caffè crudo di varia provenienza; su diciotto, quattro sono di Robusta e il resto Arabica tutti caffè pregiati, poi abbiamo anche un decaffeinato ad acqua e tutta arabica indicato per quelli che soffrono d’insonnia d i cuore, insomma quelli a cui i dottori proibiscono il caffè, questo a differenza di quell’altro decaffeinato fatto chimicamente è fatto ad acqua quindi tutto Arabica leggerissimo perché arabica leggero è senza caffeina la quale viene comprata dalle case farmaceutiche per essere mischiata alle medicine. Proprio per questo il decaffeinato dovrebbe costare meno e invece se lo fanno pagare di più”.

    Comunque la raccomandazione di ‘mister caffè’ Gino Casolino è: bevete caffè certo, mai esagerare. Se poi bevete  caffè  Casolino è meglio.
     
    WALTER SCOTTI