• 29-08-2010 - CALCIO
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    L'intervista all'allenatore Zdenek Zeman

    L'intervista all'allenatore Zdenek Zeman
    L'allenatore del Foggia Zdenek Zeman

    TERMOLI.  Il campionato di calcio è iniziato ieri anche per la seria A. La Lega Pro, al pari del campionato maggiore, ha debuttato la scorsa settimana e per il Foggia di Zdenek Zeman, che si sta allenando allo stadio Cannarsa di Termoli, l’esordio è stato più che positivo. Un 3-0 corsaro inferto in trasferta, a Cava dei Tirreni, contro la Cavese. Un ritorno vincente per il tecnico boemo, che qualche giorno fa abbiamo intervistato sui temi di interesse generale del calcio e questa permanenza in città.

    Come mai avete scelto Termoli quale campo d’allenamento del Foggia?

    “Purtroppo giochiamo fuori da Foggia. Il campo che attualmente usiamo per le partite è a dieci chilometri (in realtà una trentina, Vasto, ndr) quindi cercavamo un campo vicino a quello dove si disputano le gare e abbiamo trovato ospitalità qui”.

    L’accoglienza della città?
    “Stiamo bene, non ci disturba nessuno anche se, sicuramente, non è ideale per un ritiro di una squadra visto che è un posto turistico”.

    Le condizioni del terreno di gioco?
    “Buono. Il campo in questo momento è buono”.

    A quasi vent’anni di distanza la sfida col Foggia si rinnova. Quali le motivazioni e gli obiettivi?
    “La possibilità di fare calcio e farlo in una piazza che ricordo bene e con piacere. Sono entrato di nuovo in una realtà che conosco e che so come cammina”.

    E’ una chance anche per rientrare nel grande giro che gli è appartenuto quando era trainer di Lazio e Roma?
    “Non è un problema di chance. Sono venuto a fare calcio. Lo Il campo a Foggia è sempre uguale e spero che lo sarà anche tra un mese. Sono venuto a fare il mio lavoro come sempre”.

    I riflettori che oggi quotidianamente si accendono sulle dichiarazioni di Mourinho un tempo erano quelle che appartenevano a lei. Come giudica lo stile dell’allenatore del Real Madrid? Si sente un precursore?
    “Lui è un grande comunicatore, lo riconoscono tutti. Bisogna parlare, bisogna dire quello che uno pensa anche se qualche volta i pensieri non corrispondono con quelli degli altri.  E’ normale, dovrebbe essere normale”.

    Sempre riferendosi al suo glorioso passato, quanto crede di aver pagato, l’ha detto già in tante  circostanze, le accuse di doping alla Juve e comunque quel marcio che ha denunciato nel calcio italiano?
    “Ci credo tanto quanto ho letto nelle intercettazioni. Se n’è parlato di me quindi quelle sono le prove che avevo avuto qualche difficoltà”.

    La Gazzetta dello Sport l’altro giorno, per l’intervista che ha rilasciato, ha dato grande enfasi al personaggio Zeman. Cosa si sente di aver dato al calcio italiano?
    “Ho fatto sempre calcio per la gente. Ho cercato di far divertire la gente e di farla avvicinare al calcio che considero, come prima cosa, uno sport e non un business poi, secondo me, il più bravo dovrebbe vincere”.

    Anche in un torneo come la lega pro considera la tattica offensiva sempre la migliore arma?
    “Penso che il gioco del calcio è fatto in due fasi, una offensiva e una difensiva. Penso che hanno tutte e due bisogno di essere lavorate. E’ normale che distruggere viene un po’ più facile e molti si riducono a quello”.

    Veniamo fuori da un mondiale che ha attirato molte critiche proprio per la propensione dei tecnici di distruggere, più che creare e l’Italia ha rimediato la peggiore figura della storia dei mondiali, questa a detta dei cronisti nazionali. Lei al posto di Lippi quali scelte avrebbe fatto?
    “No, non mi ci metto proprio al posto di Lippi. Penso che è difficile; ognuno ha la propria visione sul calcio, in generale, la sua impostazione e se uno viene delegato a fare delle scelte è giusto che le faccia con preferenza sua. E’ normale che poi arriva un altro tecnico e fa le scelte diverse”.

    La situazione del calcio in Italia?
    “A parte i mondiali penso che anche le altre squadre italiane non sono andate bene l’anno scorso, tranne l’Inter, che però non si può considerare una squadra italiana visto che di italiano praticamente non c’è niente. Bisogna imparare da questi stranieri che giocano nell’Inter e fare calcio come loro”.

    E’ Totti il miglior calciatore che ha allenato?
    "Sicuramente con più talento, si".

    Vedremo ancora i suoi giocatori saltare i gradoni sullo stadio come tecnica di allenamento?
    “Non so se è tecnica ma credo che serva. E’ importante la preparazione fisica”.

    Qualche elemento innovativo che ha introdotto magari quest’anno?
    “Non sono tanto moderno. Faccio calcio da trent’anni e ho trovato dei mezzi per preparare bene la squadra e insistere su questo, visto che quando le cose vanno bene nella preparazione non c’è bisogno di cambiarle”.

    emanuelebracone@termolionline.it