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TERMOLI. Quarta puntata sulla guida alla prova scritta d'italiano dell'esame di maturità.
2. AMBITO SOCIO - ECONOMICO ARGOMENTO: Siamo quel che mangiamo?
Per questo argomento, c’è solo la forma a fare la differenza, tra saggio o articolo. Mi sembra più indicata la formula del saggio breve.
E’ giusto l’inserimento nell’ambito socio-economico, dal momento che, sia l’eccesso di cibo che soprattutto le patologie conseguenti, sono voci pesantissime nell’economia di ogni nazione. L’argomento proposto è così conosciuto ad ogni livello e scontato, che c’è il rischio di ripetere molte frasi riportate nei quattro brani ministeriali, facendone una specie di copia e incolla. Quale originalità, quale spigliatezza possono essere valorizzati da questi argomenti da nutrizionisti e “Medicina 33”? Io non avrei scelto di proporre questa traccia e, se candidata, l’avrei scartata subito. Eppure “Siamo quello che mangiamo” è intrigante, perché è la celebre e polemica frase di Feuerbach in prosecuzione di quella di Karl Marx, “Noi non siamo quelli che crediamo di essere, ma quello che facciamo”. Siamo col materialismo storico e allora sì che ci sarebbe stato di che scrivere.
Invece, parliamo di cose scontate e in parte superate: anziani e giovani, massaie e sportivi sanno, con gli americani soprattutto, che l’hanno eletta come la migliore al mondo, che la dieta mediterranea, equilibrata nelle sue componenti e moderata nella quantità, può essere considerata un elisir di lunga vita.
Carboidrati, proteine e grassi sono o possono essere amici, soci e nemici dell’uomo. Pane e pasta, preferibilmente integrali; riso, granturco, costituiscono la componente base della nostra alimentazione peninsulare, da consumare quotidianamente, in modica quantità e con sughi leggeri e grana o parmigiano e olio d’oliva. Ci sarà un discreto apporto calorico, senso di sazietà, facile digeribilità.
Le proteine, essenziali in ogni dieta, possono provenire da carni bianche, pesce, soprattutto azzurro, per i preziosi Omega 3; dalle uova, da formaggi magri e dal latte. Vanno variati durante la settimana, non mescolati tra loro per evitare accumulo di colesterolo, e andrebbero abbinati ad abbondanti porzioni di verdure cotte e crude. I legumi sono ottimi fornitori di proteine, così come i funghi: un semplice piatto di pasta e legumi, condito con olio crudo, può essere un pasto completo, cui abbinare solo della frutta.
Infine il carburante del corpo, gli zuccheri: dovrebbero essere assunti con il consumo della frutta fresca e di stagione, che apporta preziose vitamine, abolendo così i superflui integratori delle case farmaceutiche. Evitiamo il sovrapporsi di biscotti, gelati e merendine preconfezionate, dolci e ipercaloriche. Se gli zuccheri, ove se ne abusasse, possono diventare i nemici della salute, perché si accumulano nell’organismo e alla lunga possono portare alla malattia del benessere, il diabete di tipo 2, diverso è il discorso per i grassi, che sono essenziali per il funzionamento di vari organi e potremmo chiamarli “soci”.
Come tutti i soci, ci sono quelli leali, in questo caso l’olio di oliva e quello di alcuni semi, mais ad esempio, e soci traditori, in questo caso burro, margarina, strutto o il micidiale olio di colza. Da consumare crudi e limitare fortemente come fritti. Andrebbe moderato di parecchio l’uso del sale, visto che molti cibi preconfezionati ne sono abbondantemente forniti (patatine, rustici, salumi e insaccati, dadi al glutammato di sodio, salsa di soia eccetera). L’ipertensione è favorita anche dal consumo eccessivo di sodio, cioè il comune sale da cucina. Si può sostituirlo, per insaporire i cibi, con le preziose erbe aromatiche, di cui c’è davvero l’imbarazzo della scelta. Allora dobbiamo rassegnarci tutti ad una triste dieta da frati penitenti? Nient’affatto, la dieta mediterranea è così ricca, varia, profumata e colorata, che ci viene invidiata e imitata, male, da tutto il mondo. E, soprattutto, non dimentichiamo di limitare drasticamente l’uso di alcol, così come di tutte le bevande di cui, per idratarsi, il nostro corpo non ha affatto bisogno. Acqua, sorella acqua è la bevanda salvifica.
Altro comandamento scontato: muoversi, fare moto, fare sport, salire semplicemente a piedi le scale; andare a piedi a scuola; spegnere il computer e fare abitualmente una passeggiata salutare nel verde. Usare la bicicletta, spegnere il televisore e mandare i bambini giù in cortile a giocare o accompagnarli ai parchi, allo zoo, dovunque, purché non lasciarli inebetire davanti a uno schermo coi pop corn e le patatine da sgranocchiare. Così facendo, si vivrà per sempre? Certamente no, però si vivrà di più e meglio, evitando le malattie del benessere e della sedentarietà, l’obesità che insidia pesantemente anche i bambini, con le conseguenti patologie cardiovascolari e il diabete di tipo 2.
Se avrete scelto questa tipologia, avete un interesse spiccato per il campo dietetico-nutrizionista e non sarebbe una cattiva scelta per la prosecuzione degli studi.
Michela Tartaglia
DOCUMENTI
«“Le evidenze scientifiche pubblicate nell’ultimo anno non lasciano dubbi - dice Massimo Volpe, presidente della Siprec (Società Italiana per la Prevenzione Cardiovascolare) - la vita sedentaria è un rischio per il cuore. Se a questo si aggiunge che spesso si mangia male, il quadro generale peggiora. Commettiamo troppi peccati di gola, trascuriamo la dieta mediterranea e gli alimenti cardine di una sana alimentazione. Pochissimi sanno davvero giudicare la salubrità di un alimento, molti si nutrono in modo disorganizzato”. Il 95 per cento, continua l’esperto, dichiara che il pranzo è il pasto più importante, ma poi l’80 per cento sceglie una pasta molto condita accompagnata dal pane. Un italiano su due mangia carne magra, ma c’è un buon 20 per cento che sceglie carni grasse più volte alla settimana; il 45 per cento consuma formaggi come minimo tre volte alla settimana. Uno su tre, poi, mangia pesce appena una volta alla settimana, mentre andrebbe consumato almeno due, tre volte. “Dobbiamo modificare le nostre abitudini - dice il cardiologo - e renderci conto che la salute del cuore si costruisce mattone dopo mattone, proprio come una casa. Sia il medico che il paziente possono imparare a fare prevenzione”.»
Adele SARNO, Otto ore seduti? Il cuore rischia doppio. Arriva l’auto-test per la prevenzione, “la Repubblica” – 1 aprile 2011
«Mercoledì 17 novembre 2010. La quinta sessione del Comitato Intergovernativo dell’UNESCO [...] ha iscritto la Dieta Mediterranea nella prestigiosa lista (sc. del patrimonio culturale immateriale dell’umanità). [...] La Dieta Mediterranea rappresenta un insieme di competenze, conoscenze, pratiche e tradizioni che vanno dal paesaggio alla tavola, includendo le colture, la raccolta, la pesca, la conservazione, la trasformazione, la preparazione e, in particolare, il consumo di cibo. La Dieta Mediterranea è caratterizzata da un modello nutrizionale rimasto costante nel tempo e nello spazio, costituito principalmente da olio di oliva, cereali, frutta fresca o secca, e verdure, una moderata quantità di pesce, latticini e carne, e molti condimenti e spezie, il tutto accompagnato da vino o infusi, sempre in rispetto delle tradizioni di ogni comunità. Tuttavia, la Dieta Mediterranea (dal greco diaita, o stile di vita) è molto più che un semplice alimento. Essa promuove l’interazione sociale, poiché il pasto in comune è alla base dei costumi sociali e delle festività condivise da una data comunità, e ha dato luogo a un notevole corpus di conoscenze, canzoni, massime, racconti e leggende. La Dieta si fonda nel rispetto per il territorio e la biodiversità, e garantisce la conservazione e lo sviluppo delle attività tradizionali e dei mestieri collegati alla pesca e all’agricoltura nelle comunità del Mediterraneo.»
CNI-UNESCO, La Dieta Mediterranea è patrimonio immateriale dell’Umanità, http://www.unesco.it/
«La politica alimentare [...] si deve basare sul concetto che l’energia primaria della vita è il cibo. Se il cibo è energia allora dobbiamo prendere atto che l’attuale sistema di produzione alimentare è fallimentare. […] Il vero problema è che da un lato c’è una visione centralizzata dell’agricoltura, fatta di monoculture e allevamenti intensivi altamente insostenibili, e dall’altro è stata completamente rifiutata la logica olistica, che dovrebbe essere innata in agricoltura, per sposare logiche meccaniciste e riduzioniste. Una visione meccanicista finisce con il ridurre il valore del cibo a una mera commodity, una semplice merce. È per questo che per quanto riguarda il cibo abbiamo ormai perso la percezione della differenza tra valore e prezzo: facciamo tutti molta attenzione a quanto costa, ma non più al suo profondo significato. […] Scambiare il prezzo del cibo con il suo valore ci ha distrutto l’anima. Se il cibo è una merce non importa se lo sprechiamo. In una società consumistica tutto si butta e tutto si può sostituire, anzi, si deve sostituire. Ma il cibo non funziona così.»
Carlo PETRINI in Petrini-Rifkin. Il nuovo patto per la natura, “la Repubblica” - 9 giugno 2010
«Mangiare mentre si legge la posta, si gioca o si lavora al pc può avere serie conseguenze sulla nostra forma fisica. [...] Secondo quanto riportato dalla rivista American Journal of Clinical Nutrition, chi mangia svolgendo altre attività, sia questa navigare in internet o sui profili degli amici su Facebook, è più propenso ad esagerare con le quantità in quanto non ha il senso delle calorie che sta realmente introducendo e inoltre ha più voglia di dolci. [...] Quindi nonostante sia costume sempre più diffuso quello di mangiare rimanendo “connessi” col mondo intorno a noi, per chi ci tiene a non mettere su chili di troppo, meglio evitare le distrazioni durante i pasti e focalizzare l’attenzione su quello che si sta consumando.»
Silvia MAGLIONI, Mangiare davanti al computer fa male alla linea, http://www.leonardo.it/
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