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TERMOLI. Si sente spesso, specie a ridosso della stagione estiva, la definizione “vocazione turistica del territorio”, mirata ad individuare le potenzialità e la capacità di una data area, nel saper offrire servizi volti a soddisfare le esigenze di coloro che vi si recano per trascorre le proprie vacanze.
Termoli, città in grado di conquistarsi per l’ennesima volta la bandiera blu grazie al suo mare pulito e alla sua attenzione a specifici parametri necessari per il conseguimento di tale riconoscimento, dovrebbe dunque essere anche in grado di offrire divertimento ed intrattenimento ai fruitori delle sue spiagge, per essere veramente definita una cittadina ad elevata vocazione turistica del territorio. In realtà le possibilità ci sarebbero, considerando i kilometri di costa meritevoli di attenzione, l’acqua pulita, il Borgo vecchio incantevole, ma di fatto quali sono i servizi per l’intrattenimento offerti ai cittadini escludendo i bar che insistono sulle strade principali del centro?
Certo di giorno ci sono gli stabilimenti balneari, che offrono la possibilità di trascorrere ore piacevoli presso il litorale, ma di sera, con il calare del sole, le luci dei lidi si spengono, tristemente, senza possibilità di continuare ad usufruire di quegli spazi, al contrario di ciò che avviene sulla stragrande maggioranza delle altre coste della penisola sulle quali, di notte e di giorno, i riflettori non si abbassano mai.
Fuori regione per tre o 4 mesi l’anno i balneatori non mettono a disposizione solo gli ombrelloni, ma anche intrattenimento serale, con musica e possibilità di sostare sulla spiaggia quasi 24 ore su 24. A Termoli tutto questo invece non succede, poiché solo nelle ore illuminate naturalmente dal sole, gli stabilimenti balneari sono fruibili, mentre di notte diventano desertici. Un lungo mare buio, senza luoghi di ritrovo e privo di attività commerciali in cui di bello c’è la possibilità di ascoltare il rumore delle onde senza il minimo disturbo, ma tolto l’aspetto bucolico della passeggiata, non rimane altro. La responsabilità di tale immobilismo, rimbalza come un pallone tra amministratori ed esercenti che l’uno sull’altro scaricano le proprie colpe.
Stavolta ad essere ascoltato è stato il signor Tonino, proprietario dello storico lido “La Perla”, fondato nel lontano 1975.
Di giorno, lo stabilimento è affollato, ma di notte, come tutti gli altri del resto, è inesorabilmente vuoto. Le ragioni sono da attribuire al fatto che l’organizzazione delle serate viene impossibilitata dai rigidi limiti d’orario imposti dai regolamenti comunali, che impediscono ai locali, così come alle attività commerciali, di tenere musica oltre mezzanotte e mezza.
Un orario che per località turistiche è incredibilmente prematuro, considerando che il flusso di gente non affolla i locali prima delle 23 e dunque sarebbe costretta a recarsi altrove dopo solo un’ora e mezza dall’arrivo. Inoltre, per organizzare una serata, a detta del proprietario della Perla, in termini di convenienza bisognerebbe quanto meno guadagnare una cifra minima di 2.500 euro, (considerando che tra Siae e sicurezza, andrebbero spesi circa 1.000 un euro). Ma raggiungere tale budget diventa complicato quando poco dopo la mezzanotte non resta che chiudere baracca e burattini. “Se ci fosse maggiore flessibilità da parte dell’amministrazione comunale-spiega il titolare del lido Perla- organizzerei ben volentieri eventi nelle ore serali, ma se per farlo sono condannato a non rientrare con le spese a causa dei limiti imposti, chi me lo fa fare?”.
Se da un lato verrebbe da obiettare un simile atteggiamento, forse poco propenso a far mutare le cose, dall’altro non si può che biasimare gli operatori balneari, considerando il fatto che sul lungo mare non ci sono attrattive particolari che invogliano la gente ad affollare la zona. Se anche uno stabilimento organizzasse una serata con musica ad esempio, difficile sarebbe che qualcuno capitasse lì per caso, considerando che non vi sono negozi, bar, né tanto meno piccole bancarelle lungo il tratto che costeggia la spiaggia. In sostanza non basta che siano gli operatori a rimboccarsi le maniche, piuttosto che via sia una collaborazione tra loro ed il Comune.
“Ho provato varie volte a tenere lo stabilimento aperto anche di sera, ma dopo mezzanotte Capitaneria di Porto o Polizia sopraggiungono, creando tra i giovani quella sensazione di rigido controllo che a loro non è gradita”. Naturalmente l’attrito tra ragazzi e Forze dell’ordine non è giustificato da Tonino, ma innegabile è che l’impressione di essere sotto stretta osservazione non crei un’atmosfera ottimale.
Inoltre a preoccupare la categoria dei balneatori è anche l’incombenza della direttiva Bolkestein, la decisione presa dalla Commissione europea che prevede di adeguare il procedimento di rinnovo delle concessioni demaniali marittime per usi turistico-ricreativi, attraverso l’asta pubblica che si terrà nel 2015.
La paura che si possa perdere l’attività, di certo non invoglia gli operatori di settore a rischiare sul piano degli investimenti, già fortemente contratti a causa della crisi economica in atto.
“Con questo provvedimento si è deciso di vendere le nostre coste all’estero. Ad acquistare all’asta saranno solo imprenditori capaci di sostenere spese di milioni di euro e noi del posto non potremo competere. Le nostre prospettive future sono completamente resettate”.
Se magari ci fosse un dialogo maggiore tra balneatori ed istituzioni, forse alcuni di questi problemi potrebbero essere arginati.
Se il caso riguardante la direttiva emanata dalla Comunità europea è solo in parte risolvibile dalle fila comunali, almeno per ciò che concerne i regolamenti sul disturbo della quiete pubblica, forse si potrebbe fare qualcosa. Se ipoteticamente si dovesse misurare la vocazione turistica locale adottando come parametri di riferimento solo la fruibilità del lungomare, si dovrebbe dire che a Termoli se il turismo non è morte quanto meno è agonizzante.
Chiara Tommaselli
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