"Ciao don Ulisse, da oggi l’equipaggio di Dio ha un marinaio"

Cronaca
Termoli lunedì 02 gennaio 2017
di Giovanni Perilli
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Ciao don Ulisse, da oggi l’equipaggio di Dio ha un marinaio
Ciao don Ulisse, da oggi l’equipaggio di Dio ha un marinaio © n.c.
TERMOLI. C'è il saluto a don Ulisse. Eccomi a buttar giù parole di stima e affetto verso un uomo che non ha fatto altro che farsi amare, che ha insegnato a ciascuno come si riesce a lasciare un segno indelebile ed è così che si spiegano le migliaia di persone che hanno offerto un via vai enorme presso l’obitorio cittadino per offrirgli uno sguardo o una preghiera. Con queste parole non vorrò raccontare una morte, il trapasso cruento che lascia solo freddo e gelo, ma racconterò la vita, farò memoria di un uomo capace di farsi amare prima come persona e poi come prete. È capitato a me, nel dicembre del 2009, quando giunto a Termoli fui affidato a lui. Ricordo che aveva tanti chili in meno e tanti capelli neri. “Piacere, Ulisse”, così si presentò e quando dopo cinque ore insieme mi disse “Ora vado a dire messa”, gli chiesi di ripetermi cosa avesse detto perché tutto mi era parso, tranne che un prete. Parlava “tranquillo”, ti metteva a suo agio ed era diretto. Non mi parlò di Dio ma comprendevo che in lui abitava, non mi parlò di fede, di parola e di liturgia, ma mi fece vedere come si apre una porta, come si ascolta e come si risponde al fratello che chiede di te. Mi insegnò molto più lui sui preti in pochi minuti che centinaia di essi in una vita. Lavoro e scrivo di chiesa da un bel po' e non vorrei essere frainteso, ma don Ulisse aveva davvero una marcia in più e non perché mi fece da guida ma perché era davvero “umano”, “carnale” e diretto. Era quello che ogni presbitero dovrebbe essere… e adesso è andato via. Non si tirava mai indietro e, se richiesto, con silenzio e discrezione era pronto a farsi in quattro. Scherzava, rideva, faceva battute e mi è stato conforto anche quando, tre anni fa, persi mamma. Oggi perdo te, Ulisse, un mio riferimento in questa città che tanto amo quanto “odio”. Città che da te dovrebbe imparare ad ascoltare ed unire, città che dovrebbe imparare ad accogliere e ad ascoltare e città che dovrebbe mettere da parte alcune distanze per unirsi grazie a quella corda da marinaio che hai portato con te. Città che sotto il segno del mare e di Maria è chiamata a navigare in sentieri di pace e unità tra cittadini, politici e presbiteri. Ed ecco che forse è questo il significato della stella marina che, con la corda, compiranno con te questo viaggio. Quante lacrime attorno a te in questi giorni… e quante volte ci si rattristerà per la tua assenza. Ah, quanti grazie non detti a te ci baleneranno nel cuore. Non adirarti Ulì, tanto lo sai che siamo fatti così e pure tu hai sempre detto di non essere perfetto. Non oggi però, oggi hai raggiunto la perfezione, quella che Dio dona e ti ha donato chiamandoti a sé. Non in un giorno a caso, ma in uno che potesse essere ricordato. Lo ha fatto sul finire dell’anno, nel momento del ringraziamento e del “Te Deum” quando la chiesa dice “Grazie” per l’intero anno… ed ecco che oggi sei “perfetto”. Oggi non penso al conforto e alla consolazione. I tuoi consigli mancheranno, è vero, così come non potrò scordare le risate che mi hai donato eppure nel cuore ti sentirò vicino. A Termoli come in ogni altro posto perché quando hai incontrato qualcuno hai sempre lasciato il segno. Adesso, don Ulisse, afferrerai ancor più la tua “paternità” e riabbraccerai gli angeli di san Giuliano, quei cari bambini di cui spesso mi hai raccontato quando, mischiando fango, polvere, acqua e sangue, hai inciso le tue mani di dolore, speranza, salvezza ed anche morte. Forse per questo sei stato “speciale”. La morte l’hai vista, ma ancor più hai visto quello che fa… “Caro Giovanni, San Giuliano la ricordo bene. C’è una cosa che ti fa capire quello che si è vissuto. Mentre si scavava si cercava la speranza poi, quando si intravedeva un corpo tra le macerie, c’era il grido delle mamme speranzose che potesse essere estratto quello del proprio figlio vivo, ma da quelle macerie usciva invece un 'angelo' e, prima del riconoscimento, la sola speranza era che quel corpicino non fosse il proprio”. “La morte è questa, Giovanni. È consapevolezza che la stessa esiste e terrore che arrivi. Sappi una cosa: nulla è mai la fine". Io ricordo spesso queste parole, le lessi anni fa da un testo di Isabel Allende: “La morte non esiste, figlia. La gente muore solo quando viene dimenticata. Se saprai ricordarmi, sarò sempre con te””. Continuò quel ricordo di quelle parole incise in un libro di cui non ricordo il nome e mi aggiunse che la protagonista, all’udire queste frasi, affermò: “Mi ricorderò di te”. Ecco, Ulisse, mi ricorderò sempre di te e da oggi saremo più forti, meglio difesi perché l’equipaggio di Dio ha un marinaio in più: te. Come in vita non ti sei tirato indietro, così non ti tirerai indietro dall’aiutare e sostenere gli ultimi in questa nuova “fermata”. Ciao Ulì, buon viaggio…