Giostre a Rio Vivo, prosciolti i 5 indagati per danno ambientale

Cronaca
Termoli mercoledì 11 luglio 2018
di La Redazione
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Giostre a Rio Vivo
Giostre a Rio Vivo © Termolionline.it

TERMOLI. Il giudice per l’udienza preliminare Daniele Colucci ha prosciolto due giorni fa i cinque indagati per cui era stato richiesto il rinvio a giudizio da parte della Procura di Larino, due per danno ambientale e tre per omissioni di atti d’ufficio. Questo lo strascico giudiziario successivo alla decisione di allocare le giostre sull’arenile di Rio Vivo, alla fine di luglio del 2015. Ci furono proteste da parte di esponenti dell’opposizione, come Nicola Di Michele, e un sopralluogo alla presenza di amministratori di maggioranza, del legale della ditta incaricata e della Capitaneria di Porto si concluse con la posizione del Comune che parlava di lavori autorizzati e certificati da una perizia tecnica effettuata da un ingegnere specializzato che ha dato il nulla osta all’allocazione delle giostre in quell’area. Il materiale stabilizzato, la piccola pietra bianca che fungeva da sentiero tra le giostre, fu rimossa non appena le giostre se ne andarono. Tuttavia, una coda giudiziaria ci fu lo stesso, a causa di alcuni esposti presentati alla Procura di Larino e non tutte le autorizzazioni, secondo gli inquirenti, vennero acquisite per tempo.

L’inchiesta è stata portata avanti dalla Guardia di Finanza e ha prodotto la richiesta di rinvio a giudizio per cinque persone, gli allora dirigenti del comune di Termoli Matteo Caruso (Lavori pubblici, oggi parte dello staff del sindaco) e all’Ambiente Enzo Mancini, che cessarono da quelle funzioni nell’autunno successivo. Sono comparsi davanti al Gup del tribunale di Larino il 9 luglio, assieme al dirigente della Regione Molise Francesco Manfredi Selvaggi, al titolare della ditta che eseguì i lavori di livellamento della spiaggia Luciano Di Lorenzo e Clementina Valente della Soprintendenza dei beni paesaggistici. Caruso e Di Lorenzo dovevano rispondere di danno ambientale, gli altri dell’articolo 328 del codice penale. Il Pm della Procura frentana titolare del fascicolo era Ilaria Toncini. Ebbene, per il gup Colucci non è stato commesso il fatto e così ha deciso di scagionare definitivamente i cinque indagati dalle ipotesi di reato. A difendere Caruso l’avvocato Nicolino Cristofaro, per Di Lorenzo Joe Mileti, a Manfredi Selvaggi il fratello Fabio Manfredi Selvaggi, per Mancini Franco De Rosa Giglio e per la Valente l’avvocato Andrea Tandoi.