La rinascita delle Province viste nel dopo-Renzi

Politica
Termoli martedì 02 gennaio 2018
di Claudio De Luca
Più informazioni su
Provincia di Campobasso
Provincia di Campobasso © Web

CAMPOBASSO. La rinascita delle Province, viste nel dopo-Renzi.

L’abolizione delle Province era stato un capitolo del programma di governo del Pdl sin dal 2008, ma il Cavaliere non riuscì a fare granché. Fu Mario Monti, a sottoporre (ed a fare approvare) al Parlamento l’abolizione di questi enti, pur commettendo un grave errore. Difatti l’alta Corte ritenne incostituzionale il provvedimento, trattandosi di materia non disciplinabile con un decreto legge. Poi arrivò il disegno Delrio che non cancellava le Province, pur privandole delle risorse, e le trasformava in enti di secondo livello, con componenti non eletti direttamente dal corpo elettorale. Il testo che avrebbe dovuto cancellarle fu bocciato dal referendum e gli enti sopravvissero in carenza di risorse. Ciò nonostante già oggi riescono ad assumere senza potersi più occupare della manutenzione delle strade (su cui hanno un titolo di proprietà) e della cura delle scuole superiori (poste nella loro tutela). Nel frattempo sono fallite quelle di Biella, di Caserta e di Vibo Valentia ed altre 14 stanno provando a sottoporsi alle procedure di riequilibrio finanziario. Le altre, per il tramite dell’Upi, vorrebbero ricorrere alle Procure per denunciare il Governo per inadempienza. Da buon ultimo stanno per essere rimesse in vita grazie ad una serie di emendamenti alla Legge di Bilancio appena approvata, che è poi l’ultimo atto di questa legislatura e delle Camere sciolte.

Qualificate un tempo “centri di spesa inutili”, oggi la politica sembra avere deciso che i problemi veri sono altri e le Province sono pronte a tornare in gioco attraverso i programmi pluriennali, tornando a far pagare tasse e tributi. Il risultato più importante è il rilancio degli investimenti locali restituendo (si spera!) dignità alla viabilità provinciale (130mila km di strade) ed incidendo su 30.000 tra ponti, gallerie e viadotti. Ovviamente l’apporto di tanto danaro, permette di ricominciare a fare assunzioni di lavoratori, sia pure a tempo determinato. Ed ecco gli Amministratori (autoelettisi) delle Province partire in tromba. Per la verità avevano già iniziato a via Roma, a Campobasso; mentre, in Isernia, si erano mossi i Sindacati. Nel capoluogo Marialaura Cancellario aveva già bussato a danari. "E' arrivato il momento che il Presidente ed i Consiglieri facciano sentire con forza la loro voce al fine di ovviare all'attuale insostenibile situazione finanziaria che sta creando assoluta incertezza". Lei riteneva che la confusione istituzionale fosse tale da impedire di far fronte alle richieste di intervento per i servizi reclamati dai territori in materia di viabilità, di edilizia scolastica, di centri per l'impiego e di ambiente. Per lei la Legge Del Rio andava rivista soprattutto con riferimento alla modalità di elezione di 2° livello dei Consiglieri e del Presidente che esclude la partecipazione del corpo elettorale. Quest'ultimo "ha il diritto di scegliere i propri amministratori".

Ma ora si pretende l'attuazione di una drastica riduzione dei costi, pur senza spiegare come attendere alle funzioni d'istituto, in termini economici, e quindi all'assolvimento dei tanti bisogni commessi. Di qui l’attesa dei nuovi approcci secondo cui il Governo deve ripensare la normativa sull'ente-Provincia per evitare il pericolo di non garantire più i sevizi ai cittadini. Nella sostanza il "No" alla riforma costituzionale fu interpretato come un "Sì" fatto suonare da chi avrebbe voluto il ritorno pieno delle Province, come sempre succede quando si vadano ad intaccare strutture che ammettano presidenze, assessorati e benefit. Oggi chi era a favore del persistere di questa istituzione ha rialzato la voce pure in grazia del fatto che la legge Delrio è stata attuata a macchia di leopardo, consentendo ad ogni Regione di interpretare le regole "ad usum delphini". E così: numerose Province sono rimaste vive e vegete; mentre altre si sono fatte indietro per creare le aree metropolitane ed altre ancora sono state retrocesse al punto che non c'è più un soggetto giuridico delegato alla programmazione sovracomunale. Insomma la riforma che Renzi avrebbe voluto (l'ente di secondo livello) è completamente fallita, ed ora si pretende che la parola ritorni ai cittadini per eleggere direttamente gli Amministratori.

Claudio de Luca

Lascia il tuo commento
commenti