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Lunedì 21 Maggio 2012
  • 22-02-2012 - POVERTA'
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Dal benessere al crollo economico, la storia di una madre costretta a vivere in strada

TERMOLI. Negli anni 90 erano decisamente pochi; le città più grandi ne ospitavano diversi ma adesso, a distanza di circa 10 anni, il fenomeno è diventato molto più ampio di quello che si possa pensare. Stiamo parlando dei clochard, barboni, senza tetto, con qualsiasi nome li si vogliano chiamare non possiamo fare finta di non vederli per sentirsi magari, meno in colpa.


Solitamente si incontrano nelle piazze della città; le panchine sono il loro letto o anche gli scalini degli edifici, ‘Basta che riusciamo a ripararci dal freddo’. Proprio cosi.

Siamo riusciti ad avvicinare uno ‘di loro’, una donna, ed a parlarci con molta difficoltà, considerando che l’italiano che conoscono lo stanno imparando da pochi mesi. Lei si chiama Zorina, viene dalla Romania ed è una madre giovanissima, esile, timida e consapevole della situazione in cui vive, non ha una casa, vive per strada e le persone quando le passano vicino la guardano con gli occhi pieni di compassione.

Questo è quello che ci ha detto inizialmente, con gli occhi pieni di rabbia come chi, in un posto è stato costretto ad andarci, contro la propria volontà. In Romania Zorina faceva la sarta, nella bottega di famiglia, un mestiere che permetteva loro di mangiare ed avere una casa; fin quando conobbe un uomo, lo sposò ed andarono a vivere in casa di lui.

“Le cose sono andate bene per i primi mesi, avevamo dei progetti, sogni”, ci diceva mentre si teneva le mani strette e sporche, come quelle di chi, non vede l’acqua da giorni. Ed invece per via dei debiti che il marito le nascose di avere, si sono ritrovati senza nulla. 

Da qui, la decisione di partire per l’Italia, per cercare lavoro e per iniziare da zero, ed invece ci ha detto guardando fisso il vuoto “Non avrei mai pensato che il mio letto sarebbe stato il cartone e la mia stufa una coperta di stracci”.

Forse aveva voglia di parlare. Forse i pregiudizi nei confronti di queste persone sfortunate (come nel caso di Zorina) che vengono messe da parte come se fossero dei soprammobili, l’ha indotta ad avere un dialogo con noi, come ci ha detto lei: “Io non parlo con nessuno al punto che arrivo a dimenticare anche la mia voce”.

Una frase schietta, decisa e talmente reale che ci ha fatto riflettere sul fatto che come una persona, dallo stare bene si ritrova senza neanche un letto in cui dormire. Adesso Zorina è in attesa di andare via da Termoli, qui ha conosciuto altri suoi connazionali e andrà via con loro, verso un futuro migliore, verso una direzione che possa permetterle di cambiare vita e di riprendere con se la figlia, rimasta con i nonni in Romania.


Effe

 
 
 
 
 
 
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