Michele Cocomazzi: simbolo di maturazione o discriminazione?
TERMOLI. A commentare la recente sentenza della Corte europea per i diritti dell’uomo, sulla rimozione del crocifisso nelle aule scolastiche, è il vice presidente del consiglio comunale, il cattolicissimo Michele Cocomazzi.
“Senza dubbio appare paradossale ma allo stesso tempo assolutamente reale come gli uomini e le loro istituzioni, tra cui, di queste, le più alte, continuino a riproporre l’ennesimo giudizio su Gesù di Nazareth, il Cristo Crocifisso. Già giudicato 2000 anni fa dalle varie magistrature del tempo, in questi giorni la Corte Europea per i diritti dell’uomo di Strasburgo ha emesso una sentenza secondo la quale lasciare esposta nelle scuole la raffigurazione di Cristo crocifisso viola la libertà religiosa. In buona sostanza secondo i giudici europei quel simbolo appeso ad un muro costituisce “una violazione del diritto dei genitori a educare i figli secondo le loro convinzioni”.
Questa volta però si tratta di un giudizio deprecabile non solo perché rischia di rinnegare la Storia, non solo perché elude il diritto della Chiesa ad essere comunque una “voce pubblica”, ma soprattutto perché, con raccapricciante ingenuità, rinnega la tradizione di un popolo, rinnega le sue radici, rinnega l’essenzialità della sua cultura. Si, perché il crocifisso è il simbolo di un’identità non solo cristiana, ma di un’intera cultura che al cristianesimo si è comunque sempre ispirata. Ne deriverebbe che se non si può più esporre il crocifisso in un’aula perché secondo la Corte dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo i ragazzi potrebbero risultare culturalmente “deviati” e comunque influenzati nelle proprie scelte, allora tutti i riferimenti alla cultura cristiana contenuti nei programmi scolastici apparirebbero assolutamente più pericolosi, dunque anche questi andrebbero soppressi. Risulterebbe però che decurtando la scuola di ogni riferimento al cristianesimo non resterebbe praticamente nulla!!!!
La Letteratura passando da San Francesco d’Assisi a Dante Alighieri, da Boccaccio, ad Ariosto, a Tasso sino a giungere al più vicino Alessandro Manzoni, conclamerebbe in una spaventosa asfissia, una sorta di buco nero della Lingua Italiana dal percorso irreversibile. Così la filosofia, con l’eliminazione di Sant’Agostino, di San Tommaso d’Aquino, di Guglielmo d’Occam o di Pascal; persino il conflitto etico anticristiano dell’Illuminismo o dell’aberrazione cristiana nietzschiana non avrebbero più motivo di esistere né di essere sostanza di una cultura non solo nazionale ma mondiale!!! Così la Storia dell’Arte, immagini, opere e capolavori di ogni tempo, crocifissi, cappelle Sistine e Ultime Cene deturperebbero ancor più la mente innocente di giovani studenti. Così la Geografia ed i suoi simboli (vedi quante bandiere nazionali sono effigiate di croci), così la Musica, così le scienze. Così le festività e le ricorrenze da tutti godute feste e giornate non lavorative.
Forse un ‘unica eccezione, come acutamente ha riferito un docente cattolico in una recentissima riflessione sul tema, l’assumerebbe lo studio della Storia, materia che verrebbe investita in senso diverso. Nel senso di un’ulteriore e, a quel punto, paralizzante strumentalizzazione ideologica che sì, in assenza di una libertà critica che la cultura cristiana ha saputo infondere sino ai giorni nostri (non dimentichiamo la caduta del muro di Berlino di cui in questi giorni decorre i ventennale anniversario) con una lettura illuminata delle storiche vicende umane, ridurrebbe il suo studio a quello di una dottrina laicista.
Tutto ciò per dire che ormai non si tratta più di rispettare la laicità del diritto o quella delle istituzione, principi questi sacrosanti, bensì di soverchiare con un laicismo sfrenato e smodato l’essenza stessa di una cultura e di una storia, la nostra. Allora non sarà tanto un crocifisso appeso ad un muro a violentare la psiche o a guidare la scelta di fede religiosa di un ragazzo, si tratterà piuttosto di togliere alla nostra storia e alla nostra cultura la sua stessa radice che si voglia o no, è raffigurata in quell’emblema. In verità il crocifisso sul muro non impone niente a nessuno, né può essere considerato un attentato alla libertà altrui la consapevolezza culturale di una tradizione bimillenaria che è alla radice della fede di un popolo.
Il crocifisso non genera nessuna discriminazione, al contrario è la denuncia più netta delle ingiustizie del mondo e, nel contempo, l’acclarazione più evidente dell’uguaglianza tra tutti gli uomini. E’ il segno di un dolore, del dolore umano e allo stesso tempo il simbolo di una rivoluzione epocale quella dell’amore al nemico, il sigillo che pone al centro della storia del cuore delle persone la solidarietà tra tutti uomini. Possiamo pertanto dire che il crocifisso fa parte della storia del mondo, per questo un provvedimento di tal natura è semplicemente un’attestazione di assoluta carenza di senso storico. Togliere il crocifisso dalla nostra cultura significherà allora riempire di diffidente e dissacrante vuoto culturale la mente e la maturazione delle nuove generazioni. Altro che discriminazione!!! Quello si che sarà una errore imperdonabile. Ma non accadrà!!!”.
V/Bem
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