Polizze fasulle, indagato dalla Procura di Roma un altro imprenditore termolese
TERMOLI. Diciannove indagati principali e tra questi due termolesi.
Comincia a diradarsi la nebulosa che ha avvolto nelle prime giornate successive al blitz degli agenti del nucleo di polizia tributaria del comando provinciale di Roma della Guardia di Finanza l'inchiesta sui presunti reati finanziari alla base di una truffa contestata dalla Procura di Roma per un ammontare di 652 milioni di euro.
Nebulosa perché al di là dell'arresto, tradotto ai domiciliari, del presidente dell'ordine dei commercialisti di Termoli, Gianbattista Amoruso, da giovedì mattina ristretto nella sua abitazione, poco si era ancora saputo riguardo il giro scaturito dalla gestione di alcune società con sede legale nella capitale.
All'origine dei fatti vi è proprio la costituzione di una società da parte di un imprenditore termolese 49enne, insieme ad uno dei soggetti poi arrestati, Giancarlo Santoro, la Fidecomm srl, che nel giro di pochi mesi venne addirittura trasformata in società per azioni con un adeguamento del capitale sociale di cento volte quello iniziale, da 10.000 a un milione di euro.
Da lì in poi sono comparsi sulla scena tutta una serie di personaggi che oltre a rilevare le quote dei due soci storici, che tuttavia hanno continuato ad operare con incarichi direttivi, avrebbero compiuto delle operazioni spregiudicate, fino a far accendere su questo 'castello' dedito ad emettere polizze fidejussorie per gli enti pubblici i riflettori della magistratura inquirente e delle forze dell'ordine.
Il gip di Roma Nicola Di Grazia ha disposto le misure cautelari a carico di Gianbattista Amoruso e di altri cinque: Giancarlo Santoro, Marco Gravina, Carlo Cocchi, Sergio Massaglia, Giovanni Belossi.
Ma nel fascicolo d’inchiesta, come dicevamo, non è Amoruso l’unico termolese ad essere presente nella vicenda assurta alla ribalta nazionale,
In 19, infatti, rappresentano lo zoccolo duro dell’attività d’indagine partita nel 2009. Implicato secondo gli inquirenti c’è anche il 49enne imprenditore.
Circa un anno dopo il varo della Fidecomm Spa, di lì in pochi mesi, vennero dismesse le quote, cedute a società come Europartners Management Ltd e Bnk Nyppo Ltd, ma con il termolese a conservare il ruolo di procuratore unico. Per tutta queste serie di operazioni l’ufficio italiano cambi aveva evidenziato una omessa comunicazione, cominciando a identificare l’ipotesi di esercizio abusivo dell’attività finanziaria, la cui istruttoria evidenziò anche l’inconsistenza del capitale sociale della Fidecomm spa, che venne depennata dall’elenco ministeriale degli intermediari finanziari, che era stato millantato da un altro soggetto, tale Giovanni Franciosa, anche lui indagato, giungere sino a 4.284.000 euro.
Fondamentale, per la deriva poco lecita degli affari il coinvolgimento di Gianfranco Rocchi e Carlo Cocchi, con il Santoro che nonostante la cessione delle quote gli inquirenti reputano sia stato il dominus della situazione.
Insomma, un bel rompicapo, contenuto nelle 114 pagine dell’ordinanza applicativa delle misure coercitive. Proprio dalla testimonianza del 49enne sono emersi altri scenari inquietanti, tra cui l’ingresso in scena di Massaglia e la successiva denuncia del termolese, datata 5 novembre 2007 presso la questura di Avezzano.
Il nome di Amoruso si lega alla richiesta del 49enne di comporre il collegio sindacale della Fidecomm, ma con la svolta truffaldina dei nuovi soci entrati nel giro pare che ci siano state addirittura minacce, sicuramente all’imprenditore e non è escluso allo stesso commercialista.
Bem
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