Istruzioni per l’uso: Bancomat, TFR, garanzia acquisti …
Cari lettori, oggi diamo spazio ai quesiti più ricorrenti, alle vs. disavventure ed ai vs successi : le esperienze personali possono essere utili per tutti.
TFR - se il lavoratore muore
Se il lavoratore viene a mancare, il diritto a percepire il Trattamento di fine rapporto (Tfr) passa agli
eredi. L'imposta pagata dall'erede in proporzione alla quota di liquidazione che percepisce. Quindi, ci sono quattro eredi, l'imposta sarà dovuta da ciascuno per il 25 % .
Per il calcolo il datore di lavoro del defunto (che fa da sostituto d'imposta) utilizza il criterio che avrebbe adottato per la corresponsione al dipendente deceduto, applica la tassazione separata. Quindi, il datore di lavoro calcola l'aliquota media Irpef applicabile alla somma dei redditi dei contribuente deceduto e la applica al Tfr da erogare agli eredi.
IL versamento del datore di lavoro avviene in via provvisoria a titolo di ritenuta alla fonte.
Entro i 4 anni successivi a quello in cui l'erede ha percepito il Tfr,l'Agenzia delle entrate ricalcola
l'imposta, applicando l'aliquota media dovuta sui redditi dei 5 anni precedenti a quello di erogazione della liquidazione. Se ci sono crediti, cioè differenze rispetto a quanto già versato dall'erede tramite il datore di lavoro del defunto, l'Agenzia li rimborsa. Se l'erede deve ancora qualcosa, l'Agenzia delle entrate emette una cartella senza sanzioni e interessi.
Commercianti e carta di credito – Accertare l’identità
Il contratto di adesione che i negozianti firmano con il circuito con cui sono convenzionati per il
pagamento prevede l'obbligo di verificare che chi utilizza la carta sia l'effettivo titolare attraverso la richiesta del documento d'identità. I negoziami sono tenuti ad accettare solo carte del circuito non scadute, che non presentino danni gravi, che riportino la firma del titolare sul retro nell'apposito spazio, presentate dal titolare la cui firma è riportata sul retro della carta, verifiche che spettano all'esercente: in mancanza non adempie a una clausola contrattuale. Quindi, in caso di contestazioni dei pagamenti (la carta è stata rubata e viene utilizzata illegalmente), sarà lui a esporsi al diritto di rivalsa del circuito, proprio per non aver rispettato il contratto.
Si stanno diffondendo carte di credito dotate di chip, che possono essere usate solo digitando un PIN in possesso del titolare. Anche per queste, il codice PIN può essere rubato, il controllo sul documento d'identità va fatto.
Le casalinghe…, pensione e polizza infortuni
Mia moglie è in pensione da alcuni anni ed essendo casalinga eno, ha deciso di fare la polizza infortuni domestici. Penso che non ne tragga alcun vantaggio, perché è coperta con i versamenti Inail che ha fatto per la vita lavorativa.
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Dal 2005, le casalinghe hanno l’'obbligo di sottoscrivere all'Inail una polizza assicurativa che le tutela
contro gli infortuni in cui possono incappare a causa del lavoro svolto tra le mura domestiche. L'obbligo si estende anche ai pensionati fino ai 65 anni che svolgano, in via non occasionale,
senza vincolo di subordinazione e a titolo gratuito, attività in ambito domestico dando assistenza
alle persone del proprio nucleo familiare. Non devono fare alcuna altra attività che comporti
l'iscrizione a forme obbligatorie di previdenza sociale. Il costo della polizza è contenuto, 12,91 euro
annui, da versare entro il 31 gennaio di ogni anno e non deve essere effettuato se l'interessato ha un
reddito Irpef annuo che non supera i 4.648,11 euro e se appartiene a un nucleo familiare il cui reddito complessivo non supera i 9.296,22 euro annui. In questo caso, paga lo Stato, basta un'autocertificazione (vedi su www.inail.it). Questa polizza obbligatoria presenta delle lacune; non contempla il pagamento di una diaria nel caso in cui l'infortunio provochi un'invalidità temporanea, cioè l'impossibilità per un certo tempo di svolgere le attività della vita quotidiana. Questa diaria rappresenta una copertura utile perché, il più delle volte, gli infortuni, pur non avendo postumi permanenti gravi, rendono necessario il ricorso ad aiuti esterni da retribuire.
Acquisti all’estero – La garanzia
Se compro un prodotto in Cina posso far valere la garanzia presso un rivenditore italiano in Italia?
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II rivenditore italiano non ha alcun obbligo di riparare i prodotti che il cliente compra da un altro esercente, indipendentemente dal fatto che questo sia tedesco, cinese, oppure italiano. Ogni stato ha le sue leggi, e il consumatore deve farle valere lì. L'unica speranza è l'esistenza di una garanzia del produttore/venditore straniero che si serve di una rete di riparazione nel nostro Paese. Meglio quindi informarsi prima di effettuare l'acquisto, per non rischiare poi di rimanere senza assistenza in caso di problemi.
Se ti rubano il bancomat
A novembre Carla, va a cena in un ristorante e qualcuno le ruba la borsa con dentro il bancomat. La signora blocca la tessera e l'operatore del numero verde la rassicura sul fatto che i ladri non siano riusciti a prelevare perché senza Pin. Qualche giorno dopo la sorpresa : da un controllo dell'estratto conto, la nostra amica si accorge che i ladri hanno prelevato 500,00 euro .
Carla denuncia i prelievi dichiarando che i ladri avrebbero potuto ricavare il pin dal cellulare, nella borsa rubata, camuffato nella rubrica telefonica. A questo punto la banca riaccredita i 500 euro sul conto della signora, riservandosi di contestare il rimborso. Facendo una verifica sul suo estratto conto scopre, che la banca le ha riaddebitato i due prelievi con valuta del giorno del furto.
La nostra amica, non si perde d’animo, e presenta un reclamo alla banca, che resta sulla sua posizione. Si rivolge all'Arbitro bancario e finanziario, che accoglie il reclamo, imponendo alla banca di restituire 350,00 euro (500 meno la franchigia di 150 euro, visto che i prelievi sono stati fatti prima del blocco della carta).
Maria Cariello Avvocato
avv.cariello@alice.it
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