Ali di cera: Fernanda Pivano
Se la vita non è anche un incrociarsi di coincidenze....In quarta e quinta ginnasiale, al Liceo D'Azeglio di Torino, Fernanda Pivano, genovese di nascita e torinese dai dodici anni, ebbe come compagno di classe Primo Levi ( che, sopravvissuto ad Auschwitz, scrisse "Se questo è un uomo") e, come supplente di italiano, Cesare Pavese. Il padre, miliardario e banchiere illuminato, la bellissima mamma d'origini scozzesi, il diploma al conservatorio in pianoforte, la laurea in Lettere e Pedagogia, il suo ambiente decisamente selettivo e alto-borghese ne fecero una giovane donna algida e scostante. Ma la storia le passò sopra come uno tsunami: la famiglia perse, con la Seconda Guerra Mondiale, tutto; lei sopravvisse insegnando in scuole medie in Piemonte; ma furono le lezioni all'aperto di Cesare Pavese (lo scrittore parlava e volava da uno scrittore all'altro, intrecciava riflessioni e abbozzi di opere e impediva rigidamente di prendere appunti) sulle colline delle Langhe e i primi libri che le regalò a tracciare la sua strada, facendola appassionare alla Letteratura Americana: Addio alle armi di Ernest Hemingway, Foglie d'erba di Walt Whitman, Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters e l'autobiografia di Sherwood Anderson.
E la "donna" Fernanda? Ancora col giogo del conformismo sul collo - la sua mamma sosteneva che solo le ragazze "strane" non si sposavano - nel 1949 si fece sposare dall’architetto e designer Ettore Sottsass junior e si trasferì a Milano: un episodio che Fernanda - figurarsi! - non dimenticherà mai: il marito varcò la soglia della casa milanese con la sposa in braccio, la depose a terra e si mise a piangere al pensiero che avrebbe dovuto passare tutta la vita con lei: come inizio, non c'è male!
Nel 1956 il primo viaggio negli Stati Uniti, seguito da numerosi altri in America ed Estremo Oriente, nonché Parigi. Dopo aver studiato e tradotto i lavori dei maggiori classici americani, tra cui Francis Scott Fitzgerald, Ernest Hemingway, William Faulkner, promosse la valorizzazione in Italia degli scrittori della beat generation tra cui Allen Ginsberg, Jack Kerouac, William Burroughs e per autori come Henry Miller e Charles Bukowski e Dos Passos. In anni più recenti, continuò a segnalare al pubblico e alla critica italiani gli scrittori americani di talento che si sarebbero presto imposti sulla scena letteraria internazionale tra cui Erica Jong, Jay McInerney e Bret Easton Ellis.
Il matrimonio improbabile funzionò come crocevia di conoscenze e amicizie letterarie internazionali, Fernanda rappresentava e abbracciava tutte le espressioni: la libertà sessuale, aspetti delle filosofie orientali, le arti alternative, la musica e le proteste. Intrecciò una feconda rete tra il pubblico, con le sue introduzioni, e gli scrittori più amati e i loro libri. Sottsass era un buon fotografo e fissò ogni incontro, ogni amicizia della moglie in un eccezionale curriculum per immagini. Poi il matrimonio esplose, lui passò di ragazza in ragazza, Nanda rimase sola con la sua macchina da scrivere e i suoi amici da tradurre, ma nella nuova casa di Roma.. E dire che Cesare Pavese, per due volte, le aveva chiesto di sposarlo, ma, come si dice, non era destino. Il resto è la cronaca di una donna ormai celebre, antesignana della donna moderna, colta, autonoma, libera e, spesso, infelice. Consolarono la lunga e lucida vecchiaia i tanti giovani di cui scopriva il talento e che, a loro volta, la veneravano.
Forse non ci abbiamo fatto caso, ma se in Italia "Addio alle Armi", "Il Grande Gatsby" , "Storie di Ordinaria Follia" e "Antologia di Spoon River" sono, per citare solo alcuni, i grandi classici del Novecento in libreria e nelle nostre case, lo dobbiamo alla traduzione di Fernanda Pivano.
Anche a lei, per la Festa della Donna, un grazie infinito e rami virtuali di mimosa.
Fernanda Pivano (1917 - 2009)
Michela Tartaglia
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