San Basso, dalla leggenda alla storia! Il Ritrovamento (2a parte)
Sul dorso superiore dell’urna si trovarono incise le seguenti parole a carattere longobardo:
HIC SITUS EST SANCTUS QUI CHRISTI NOMINE PASSUS
SCRIPTIO TESTATGUR QUOD BASSUS QUIPPE VOCATUR
EFFICITUR MARTIR SUMENDO CRUCIA LARNIS
PER QUE TUNC BASSUS CELESTIA PREMIA NACTUS
SET SI QUERATUR METRORUM VERSIFICATOR
SIT SABILUS VISUS IN SEXTO CARMINE PRIMUS
Su di un lato della medesima urna vi si leggono ancora le seguenti parole che indicano lo scultore di essa: DOMENICUS LAURETANUS HOC OPUS FECIT
Nel giorno due gennaio 1761 si fecero ulteriori lavori di scavo nella cosiddetta “ grotticella “ . Tali lavori permisero di constatare come la pesante urna di marmo era collocata sopra tavole che coprivano un altro luogo sotterraneo, alto cinque palmi. In questo luogo si rinvenne un altro cumulo di pietra più rustica, lunga quattro palmi e largo uno e mezzo che avrà dovuto servire per il primo trasporto delle prime reliquie a Termoli.
In esso, forse, avrà dovuto trovarsi, in un primo tempo, la tavoletta di creta nella grande urna di marmo. Naturalmente grande fu il giubilo, non solo del popolo termolese, ma anche delle popolazioni circonvicine per il fortunato avvenimento che, dopo secoli, riportava alla luce e riesponeva al culto dei fedeli, le sacre reliquie del glorioso Vescovo e Martire di Nizza, dalla Provvidenza assegnato a Patrono di Termoli.
Del felice rinvenimento il Vescovo ebbe a stendere, oltre al verbale canonico, anche una dettagliata relazione inviata a Roma, presso la Santa Sede: si comunicava il ritrovamento del Corpo del Santo Patrono, in copia autentica, unitamente al foglio contenente le iscrizioni rinvenute nella “ grotticella “, nel sarcofago e sul sarcofago stesso, nonché l’ iscrizione da lui stesa e fatta esporre nel sito del ritrovamento delle sacre ossa.La copia autentica del verbale si conserva nell’Archivio Vaticano.
Da tutto ciò si evince che il rinvenimento del sarcofago nascosto, contenente le reliquie di san Basso, fu del tutto casuale e oltremodo provvidenziale, ai fini di un rinnovamento di fede per un popolo che, nonostante invocasse nelle sue preghiere il nome del santo, non aveva ancora una testimonianza visiva che ne legittimasse la sua vera esistenza….
Insomma, i fedeli da secoli sapevano che nella Cattedrale erano nascoste le reliquie del Martire, tanto che la sua effige marmorea era stata collocata su una colonnina a lato del portale d’ingresso della stessa Chiesa, ma avrebbero desiderato pregare non solo davanti ad una statua lignea, ma e, soprattutto, direttamente vicino a qualche urna o sarcofago, il cui contenuto ne attestasse l’autentica sacralità!
Così è fatto il popolo!
Finalmente i fedeli avevano di che gioire: la Chiesa termolese poteva vantarsi di aver ritrovato, dopo tanti secoli di occultamento, le sacre reliquie di un grande martire della Cristianità. Lodare e cantare il Signore per tanta grazia ricevuta: naturalmente, fra le varie categorie di lavoratori, la più contenta era quella dei pescatori !
Il santo Patrono della città era di nuovo in mezzo alla comunità, fra la gente di mare, che già da tempo immemorabile, lo aveva annoverato fra i grandi santi da pregare ed invocare e proclamato Protettore di tutti i pescatori termolesi.
Nicolino Cannarsa
nicolino.cannarsa@gmail.com
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