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TermoliOnline
Martedì 21 Maggio 2013

Scorre il tempo attraverso i ricordi (3a parte)

Nicolino Cannarsa

Mio padre insisteva a volermi  insegnare le prime nozioni di musica per, poi, mandarmi al Conservatorio: queste erano le sue intenzioni, ma non certamente le mie. Non ne volevo sapere di stare, seduto, a battere sul tavolo i solfeggi di semibrevi, minime  e tutto quello che, per me, uno scricciolo di “cristiano”erano solo nuneri, in pratica, matematica pura….Sbagliavo ! Non lo contraddicevo, per non mortificarlo, ma non vedevo l’ora di andare a giocare con i miei piccoli compagni per le strade del Borgo Vecchio o, ancora meglio, nella rigogliosa villa di S. Antonio anche se, in quel periodo, era in uno stato di dismissione per i lavori di un nuovo edificio che si doveva costruire: il Comune di  Termoli.

All’epoca, la villa era l’unico polmone verde all’interno della piccola città rivierasca, recintata da una lunga e bella ringhiera di ferro  battuto, artisticamente lavorato a mano. Costituiva un punto di ritrovo di bambini, anziani, innamorati…I piccoli trovavano spazi verdi su cui giocare, gli anziani respiravano aria salubre su quella terrazza che si affacciava, civettuola e accattivante, sul mare e riposavano sotto l’ombra degli alberi che l’abbellivano in una fantasmagoria di odori e di colori, gli innamorati avevano di che incontrarsi e parlare sulle panchine, riparati da occhi indiscreti, da siepi sempreverdi.

Le aiuole, piene di fiori variopinti e ben ordinati, facevano da contorno a moltissimi alberi che ne caratterizzavano l’ambiente, urbanisticamente  situato su un costone, anch’esso ben sistemato, che affacciava sul mare e delimitato da balaustre di ferro lavorato, per tutta la sua lunghezza: le panchine erano sparse su tutto il perimetro della villa, al centro e di fronte al mare, di modo che, ognuno , sedendosi, ne poteva trarre giovamento, di vista e di pace momentanea.

Lampioncini stile classico ottocento, sparsi con ordine, davano alla villa quel tocco di romantico che la rendevano carica di momenti di semplice serenità a cui tutti desideravano goderne, come fossero le ultime pennellate date da un famoso pittore sulla sua tela, per renderla più bella…. 

Una grossa palla di cemento era stata ubicata verso il lato più alto della villa: qui si divertivano, a salire e scendere, i ragazzi più grandi. Una piccola vasca di pesciolini di tutti i colori, delimitata da bordi perimetrali fatti di ferro attorcigliato, era situata quasi all’ingresso della villa: al centro c’erano piccoli scogli veri, da cui fuoriusciva uno zampillo di acqua che si rituffava nella stessa vasca.

Poco più in là, c’era la fontana grande , quella ancora esistente, raffigurante un giovane che tiene stretto un grosso pesce: da grande, documentandomi, ho saputo notizie riguardanti il blocco marmoreo su cui, da piccoli, giocavamo stando in piedi sui bordi perimetrali, attenti a non cadere e a chi riusciva a spruzzare e bagnare il proprio amico di gioco, con l’acqua che zampillava all’interno, con potenti getti. Le aiuole che la circondavano erano terreno di svariati giochi che alternavamo in comitiva e in piena competizione, specialmente quando facevamo vere e proprie corse con i nostri tricicli (…chi li aveva ! ): al vincitore delle corse veniva offerto un cono gelato, regalato sempre dal signor Guglielmo Trivelli, il proprietario dell’allora Caffè BELLAVISTA, il bar più bello della cittadina, ora non più esistente. Il Caffè era situato sulla piazza S. Antonio, nello stesso edificio che ospitava anche il piccolo cinema pinocchietto “ ADRIATICO “: le sue porte erano poste proprio ad angolo del palazzo, per cui avevano un’esposizione  panoramica, da cui si poteva godere della vista del mare, della spiaggia, delle montagne della Maiella e del GranSasso…Insomma un bel guardare!
Nel periodo estivo il Caffè BELLAVISTA metteva fuori i tavolini sulla piazza, li delimitava con un perimetro di steccato di legno, abbellito di fiori intrecciati e da tanti vasi fioriti: un’orchestrina allietava i clienti e le serate trascorrevano in una serenità, in una letizia di cuori che oggi è difficile riscontrare: quel pezzo di storia cittadina è venuta a mancare, insieme a quella del mitico cinema pinocchietto ADRIATICO, un locale dove, alla normale proiezione di film, i proprietari per decenni, prima della seconda guerra mondiale e, subito dopo, ospitavano parecchie compagnie di riviste e operette, di levatura nazionale…E chi si può dimenticare della mitica figura di Zè Basse, un gelataio che nel periodo invernale si aggirava all’interno del cinema, durante la proiezione dei film con un vassoio a tracolla, con sopra cannoli di crema, sfogliatelle e babbà…

Il cinema era raccolto in un piccolo locale a forma rettangolare che ospitava sia la platea che la galleria: aveva un palcoscenico di tutto rispetto, con tanto di camerini, un sipario di colore rosso acceso e con un sottopalco che fungeva da stanze di rimessa attrezzi e scene varie e qui venivano organizzati spettacoli di arte varia, realizzati dall’allora Filodrammatica locale.   

Quelli erano i posti in cui ogni abitante viveva la sua quotidianità, fatta di cose semplici ed essenziali. Il ritrovarsi nella villa e rapportarsi con il prossimo, respirare aria marina e godere di spettacoli che madre natura offriva ai loro occhi, in modo del tutto gratuito e genuino: bersi un caffè o una limonata in un bar che, all’epoca, non aveva uguali, per bellezza del posto e per la professionalità del personale e, infine, ritrovarsi a vedere, a giorni alterni ( …così funzionava il cinema ADRIATICO ) i film che in altre città proiettavano anzitempo, di cui si era sentito parlare prima o, addirittura, avere il privilegio di assistere a riviste e commedie di compagnie che venivano da Roma, da Genova, da Milano…con tanto di donnine discinte e orchestre che suonavano dal vivo…!

Ora, soltanto i ricordi, impressi nella memoria di un bambino, ti riportano indietro nel tempo e, con essi riesci ancora ad assaporare quei momenti trascorsi in quei luoghi, che ti hanno fatto vivere tante emozioni e situazioni irripetibili: luoghi ormai scomparsi e, con loro, l’opportunità di farli rivivere e riproporli in una nuova prospettiva di aggregazione sociale.

Oggi, troppo cemento, tutto parcheggio con tante macchine, il verde quasi invisibile…

E’ ancora questa la nostra villa comunale, oppure è quella che ci accompagna oggi,come ieri, con l’abbraccio dei nostri ricordi…?!

 

Nicolino Cannarsa

nicolino.cannarsa@gmail.com

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