​Il capoluogo frentano, oggi, è solo un ‘luogo’: il ‘capo’ non c’è più

Attualità
mercoledì 13 gennaio 2021
di Claudio de Luca
Più informazioni su
Larino
Larino © Termolionline

LARINO. Palazzo ducale ha reso noto i risultati degli eventi anagrafici maturatisi nel corso del 2020. La popolazione è calata, e gli abitanti sono oramai 6.519 quando, appena l’anno scorso, erano 6.635. Stabile, ma contenuto, il numero delle nascite: 37 i nuovi nati contro 75 decessi. La pandemia ha mostrato di essere riuscita quasi ad annullare i matrimoni religiosi, facendo lievitare il numero delle coppie unitesi con il rito civile, peraltro scarsamente registrato nel 2020. Complessivamente a Larino i nuclei familiari ammontano a 2.778. Le donne sono 3.315; gli uomini poco meno: 3.204. I dati complessivi testimoniano come non solo Larino quand’anche i centri molisani in genere stiano sgonfiandosi. I problemi si sono originati col tempo. Per rendersene conto basterà sfogliare i dati demografici forniti dall’Istat dal 2001 al 2019. Nel 2001, il centro frentano si approssimava ai 7.100 ab.; a fine 2019 il numero delle teste era pari a 6.600.

La cadenza può essere espressa come segue: fine 2002, 7008; fine 2003, 7046. Piccoli guizzi negli anni a seguire (2004, 7.230; 2005, 7,208; 2006, 7.201; 2007, 7.213; 2008, 7.168;2009, 7.128; 2010, 7.095; 2011, 7.140; 2012, 7.131). Poi comincia la discesa: 2013, 6.910; 2014, 6.861; 2015, 6.793; 2016, 6.730; 2017, 6.680; 2018, 6.674; 2019, 6.606. Dal 2019, grazie al processo di digitalizzazione centralizzata delle Anagrafi comunali, ed al Censimento permanente della popolazione, è venuto in auge un nuovo sistema di contabilità demografica. Cosicché il movimento naturale di una popolazione, in un anno, è determinato dalla differenza fra le nascite ed i decessi e viene contrassegnato dal termine ‘saldo naturale’. Venendo al dettaglio: 2002, -19; 2003, -26; 2004, + 4; 2005, -19; 2006, + 9; 2007, + 13; 2008, - 26; 2009, - 8; 2010, - 6; 2011, - 14; 2012, - 26; 2013, - 46; 2014, - 13; 2015, - 53. Questi i poveri dati di un centro che, sino a 20 anni addietro, veniva definito dalla Stampa locale “capoluogo frentano”. Poi certa politica (nazionale, regionale e locale) ha fatto il resto. Per concludere, quando in campagna elettorale, vengono illustrate le magnifiche sorti, e progressive, della regione, meditate se non sia opportuno interrompere certi enfatici eloqui per rappresentare al caporione di turno che la buona sorte incontrerà magari soltanto il suo portafogli. Quel Contado, già amministrato dai Borboni, contava 331.000 abitanti, mentre nel 2020 (quando a fronte di ogni bambino c’erano 6 anziani) ne vantava solo 300.000 (cartacei), con una popolazione in età lavorativa calata di migliaia di unità rispetto a quella di un decennio addietro. Oggi si assiste ad una netta diminuzione del numero degli occupati, soprattutto in agricoltura (-32,5% a Campobasso, -60% ad Isernia).

Tuttavia, mentre una parte di questa occupazione apparirebbe assorbita dal settore industriale (+10%) e dal terziario (+2,38%), nel territorio pentro la variazione nell’occupazione industriale si fa praticamente nulla mentre nel terziario diventa pari a –6,00%. In totale, nell’intera area molisana, sin dagli Anni ‘90, il contingente di occupati è diminuito di quasi 6mila unità, uscite per la gran parte dal settore agricolo. Per di più, alla diminuzione degli occupati (-3,8%, pari a circa 3.400 unità), fa riscontro l’aumento del numero delle persone in cerca di occupazione (+33,3%). Tutti questi dati, benché eloquenti, non fanno impressione sulla classe politica locale che confida nella (sua) immortalità. Probabilmente soltanto così maturerebbe aspettative di più alto profilo (per dismissione di quelle al presente praticate), senz’altro dovute allaperseguita filosofiaoraziana del ‘carpe diem’ (“Lascio perdere perché oggi ci sto e domani chissà!”). A fronte di questo sfacelo sociale ed economico, i Comuni si sono attrezzato con i mezzi suggeriti dal legislatore, vale a dire campando alla giornata e producendo attività ludiche, nate al solo scopo di poter gestire meglio quell’una, o due, legislature che toccano oggi in sorte al nostro politico ‘mordi e fuggi’. Una scelta obbligata, dal momento che nessuno ha il coraggio di cancellare, magari riducendoli a municipi, neppure quelle località da 300-500 anime dove, visivamente, non sisa come tirare avanti.

Claudio de Luca