La politica non cammina allo stesso modo

Attualità
lunedì 22 febbraio 2021
di Claudio de Luca
Giuseppe Conte
Giuseppe Conte © Termolionline

ROMA. “Sic transit gloria mundi”. Le cronache odierne dicono che «Di Conte non rimane alcunché». L’ha scritto Francesco Merlo su “Repubblica”, parlando del professore di Diritto che Zingaretti e Bettini qualificavano come «l'elemento centrale (quindi inamovibile) dell'alleanza di Governo, da difendere a tutti i costi contro tutti».

In 15 giorni Giuseppe è come evaporato. Eppure, appena persa la poltrona di premier, il reggente del M5s si era affrettato a dire ch’egli sarebbe diventato il Capo del Movimento.

Di Maio, però, aveva subito ribaltato le aspettative e Crimi si era affrettato ad autosmentirsi, tanto che qualche altro organo di stampa aveva preconizzato la sua sostituzione con una Direzione collegiale. Fu allora che del Pugliese si cominciò a parlare quale candidato-Sindaco di Roma. Ma, sia Grillo che la Raggi, smentirono; e di lui si disse ancora che fosse pronto ad essere candidato a deputato nel Collegio di Siena, rimasto orfano di Padoan, diventato Presidente dell'Unicredit. Pure stavolta a dargli il ‘niet’ furono i dirigenti del Pd di Siena che replicarono:”Non vogliamo tra i piedi gente paracadutata e raccomandata”.

Insomma “dura lex sed lex”; e meno male che non sono più vigenti le vecchie norme della Repubblica di Venezia secondo cui, quando il Doge presentava al popolo il nuovo Magistrato delle acque (quello che sovrintendeva alla costruzione ed alla conservazione delle opere idrauliche necessarie alla vita di una Città “in aquis fundata”), pronunciava la minacciosa formula: “Pesèlo, paghèlo, impichèlo”. Cioè a dire: “Veneziani, valutatelo; e, se va bene, stipendiatelo; ma, se mancasse al suo ufficio, impiccatelo”.

Ed ecco perché è possibile dire che la Regione Molise non sarebbe andata in rovina se la norma sopra richiamata fosse continuata ad essere in vigore. Avremmo perso per strada solo qualche Presidente. Nel caso di Conte, però, chi era già assiso sullo scranno principale del Consiglio dei ministri qualcosa per la sua terra l’ha fatta (come racconta la stampa locale). Lui è di Volturara Appula (quasi 400 ab.), amena località in provincia di Foggia, a due passi dalla 20^ regione. Su quei cittadini pioveranno – grazie a Domenico Arcuri – 5 milioni di euro per creare un ‘sistema aperto’ (ad esclusivo uso turistico) per l’utilizzo del lago di Occhito, le cui acque sono amministrate dalla Puglia e dal Molise.

Anche a San Marco in Lamis (dove Giuseppe frequentò il liceo “Giannone”) arriveranno 2,6 milioni. E’ qui che “Invitalia”, di cui è appunto amministratore delegato il buon Arcuri, immagina di collocare le cosiddette ‘vetrine del Gargano’ che consisterebbero nell’insediamento di attività indirizzate alla rinascita dell’artigianato locale. Altri ‘cadeau’ sono stati previsti per S. Giovanni R., patria adottiva di Padre Pio. In questo popoloso centro vivono, tutt’ora, i genitori di Giuseppe Conte. Qui sarà riqualificato il centro storico (5 milioni) dopo il foraggiamento della Circonvallazione sud (4,5 milioni).

A Candela (3mila ab.), dove frequentò l’asilo, al Nostro è stata già conferita la cittadinanza onoraria. La Comunità si è vista omaggiare con 10 milioni di euro per la progettazione di una strada che collegherà questo centro a Poggio Imperiale, passando – manco a dirlo – per Volturara Appula (altri 195 milioni). Non contento, sin dal 2019, il giurista annunciò che erano pronti a partire oltre 40 progetti finalizzati alla crescita economica, sociale e culturale dell’intera zona. “Abbiamo gare per 280 milioni – scrivevano i ‘mass media’ della Bassa Puglia - che interessano 15 comunità, imprese, fondazioni e consorzi per un effetto moltiplicatore di 560 milioni di euro”.

E così questo progetto per la Capitanata, nato dal sodalizio tra Conte ed il fido Arcuri, appare uno dei più fulgidi risultati della ‘liaison’, e l’entroterra garganico potrà essere unanimamente apprezzato da chi vi abita e da chi avrà a visitarlo. Tutto ciò posto, il lettore faccia un piccolo volo di fantasia. E’ chiaro che, per una regione, una cosa è poter vantare un Presidente del Consiglio dei ministri nel ‘palmarès’ ed un’altra è avere un Toma per le mani, semplice (hailui!) Presidente della penultima tra le Regioni italiane. Ma qualcosa per le esigenze sociali, turistiche e di progresso per il Basso Molise potremo mai vederle, pianificate e deliberate dal suo Esecutivo?

Quién sabe! Giuseppe, in definitiva, posto a capo di ben due Governi, non si è comportato in maniera molto dissimile dalle note usanze politiche italiche; e, quando è stato il caso, ha rispettato i ‘paesani’. Perciò non è possibile non sottolineare – nel caso di Toma - che, oltre alla ‘confusione’ sanitaria’, nulla si è visto con riferimento ai conclamati bisogni dei vari Paesi della regione, benché avesse annunciato svolte epocali nel modo di intendere la politica ai tempi della sua candidatura. Perciò, lasciatecelo dire, almeno a Giuseppe Conte & ‘friends’ resterà l’orgoglio di essere portato in palmo di mano dai cittadini della sua Terra natìa.

Claudio de Luca