Il Covid impone nuove chiusure, ma la cassa integrazione è in ritardo di 7 mesi

Dopo un anno dall’inizio della pandemia i problemi si sono acuiti e oltre alle nuove restrizioni i lavoratori aspettano ancora la cassa integrazione di luglio

Attualità
lunedì 22 febbraio 2021
di Valentina Cocco
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Saracinesche chiuse
Saracinesche chiuse © TermoliOnLine

TERMOLI. Commessi, baristi e perfino i lavoratori in nero: tutti sullo stesso piano e, come si suol dire, sulla stessa barca della speranza. Sì ci sono anche i lavoratori senza contratto perché spesso dimentichiamo, infatti, che proprio coloro che percepiscono denaro in cambio della propria professionalità senza regolare contratto (si vedano badanti o persone impegnate nella pulizia di appartamenti, ovviamente non tutti), rappresentano una fetta sostanziosa di popolazione. Un esercito di gente che resterà – e in molti casi già lo è da mesi – senza stipendio.

Con le nuove restrizioni, prima governative poi locali, il numero delle attività che si trovano a doversi fermare cresce in maniera sostanziosa e, spesso, senza la contropartita degli aiuti statali. Da oggi, e per dieci giorni, restano chiusi i bar a Termoli (e in molti altri paesi già zona rossa da oltre una settimana dove è consentita la sola consegna a domicilio) con l’obiettivo di frenare, quanto più possibile, l’avanzata del Covid-19 e della sua variante inglese. Ieri l’aria, al di là dei banconi, era pesante, tutto il contrario rispetto all’esterno dove il sole la faceva da padrone: «Altri dieci giorni chiusi, quando già con l’asporto a stento riusciamo a pagare le bollette», commentano alcuni proprietari dei bar che ieri erano ancora aperti.

Uno stop, dettato dall’emergenza, che va a intaccare i portafogli di esercenti e lavoratori in maniera considerevole: se da un lato il cosiddetto decreto ‘Ristori quater’ ha dato un po’ di respiro alle casse private, dall’altro c’è il boomerang della cassa integrazione che a inizio pandemia ha tenuto a galla migliaia di aziende e di lavoratori ma che, ora, rischia di trasformarsi in licenziamenti. «Non ho ancora percepito la cassa integrazione di luglio e ora mi ritrovo, ancora una volta, a dover capire come pagare le bollette – commenta un barista – Perché, sfortunatamente, le bollette non vanno in pausa come noi».

Sono molti infatti i lavoratori, soprattutto nel settore della ristorazione, che non hanno ancora percepito la cassa integrazione di luglio e che da oggi si trovano nella stessa situazione di un anno fa, con bar e ristoranti che funzionano esclusivamente con la formula della consegna a domicilio. Un escamotage, se così si può chiamare, che riduce drasticamente la necessità di personale e aumenta i costi variabili legati, ad esempio, al trasporto. Costi che, in molti casi, non valgono la candela, per usare una metafora.

E così le saracinesche sono nuovamente abbassate, le luci sono spente e ci si ritrova nuovamente a fare i conti al centesimo, cercando di eliminare quanto più possibile il superfluo nella speranza di arrivare a fine mese senza debiti e, se concesso, con la pancia piena.