Ai webeti da tastiera che si credono migliori di altri: vomitate il vostro schifo altrove

La verità è che la pandemia non ci ha resi peggiori, ma ha svelato la vera essenza di ognuno di noi

Attualità
martedì 06 aprile 2021
di Valentina Cocco
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Gli insulti social alla Polizia Locale
Gli insulti social alla Polizia Locale © TermoliOnLine

TERMOLI. Piccolo spoiler: questo non è un classico articolo, non è un editoriale né tantomeno un approfondimento. Consideratelo un articolo di riflessione, con l’obiettivo di zittire i leoni da tastiera – o imbecilli come li chiamo io – che pensano di essere migliori di altri, raccontandosi bugie perché la verità fa loro troppa paura. Del resto gli ignoranti restano tali, pur credendosi Einstein.

Nel giorno di Pasqua (lo specifico solo per onore di cronaca) questa testata ha pubblicato sulla sua pagina facebook le foto di alcuni agenti della Polizia Locale di Termoli impegnati nei controlli del territorio: un lavoro duro, svolto mentre la maggior parte dei cittadini si rimpinzava a tavola o faceva la pennichella pensando a come offendere il prossimo il giorno seguente, stabilito dai protocolli della Prefettura per i giorni rossi delle festività pasquali.

Foto semplicissime, che di certo non avevano l’obiettivo di pubblicizzare l’ultimo costume da bagno o profumo di Cavalli, quanto piuttosto sottolineare l’importanza della presenza delle Forze dell’Ordine sul territorio: ebbene, quei semplici scatti hanno scatenato un tornado di commenti in cui, l’unica cosa che personalmente ho evinto, è quanto l’ignoranza e la pochezza di certe persone sopravviva impunita e trovi anche il suo pubblico.

Magari sono gli stessi che inorridiscono leggendo di donne violentate o uccise, del bullismo a scuola o del cyberbullismo. Sono i primi a schierarsi immediatamente a favore dei più deboli, ma non si rendono conto che da quella parte della barricata, quella dei codardi, ci sono loro. Sì, sono dei codardi: è facile commentare col sedere dietro uno schermo (che sia pc o cellulare), un po’ meno farlo di persona. Ed è qui che entro in gioco io, faccio realizzare il loro sogno di avere i famosi 15 minuti di notorietà.

«Dalle foto pare che hanno mangiato bun» scrive Can Yaman, ah no scusate Leo. «Ammazza che prestanza, è tutto un programma», scrive la Jolie nascondendosi dietro una pagina di ricette di tal dei tali. «Quand’è bell panzettone si è messo in posa» scrive colui che avrebbe bisogno di un dizionario di italiano che gli spieghi la differenza che intercorre tra quando e quanto (a volte una consonante cambia tutto).

Come vedete, colpirli sul vivo viene facile anche a me, Valentina Cocco che da oltre 10 anni svolge questo mestiere e che è stanca delle loro idiozie. Mi sono abbassata al loro livello, come mi ha fatto notare qualcuno, per parlare la loro lingua e lanciar loro il messaggio, in modo che arrivi forte e chiaro visto che, pare, sia necessario ripagarli con la stessa moneta altrimenti sembra che non capiscano: nessuno è perfetto, tutti noi abbiamo dei difetti ma non è compito di nessuno stigmatizzarli.

Vi anticipo: sì, esiste l’articolo 21 della Costituzione che consente di «manifestare liberamente il vostro pensiero», ma lo stesso articolo non dà il diritto di commentare con parole di odio e razzismo (sì la loro è una forma di razzismo) solo per ottenere consensi (like provenienti da gente ancora più intellettualmente povera di chi commenta).

Chiarisco subito che le critiche costruttive sono sempre ben accette, scrivetemene pure qualcuna, sono pronta. Le parole sparate a caso con l’unico obiettivo di offendere no. Sono sopravvissuta a bulli peggiori di loro e le loro stupidaggini tornavano al mittente alla velocità della luce. Gli insulti potete tenerli per voi, nascondeteli pure dove vi pare che non servono a nessuno.

Non devo ingraziarmi nessuno della Polizia Locale, sia chiaro (tra l’altro mio padre era un vigile urbano), voglio solo fare giustizia in un mondo corrotto da un vomito di parole buttate a caso, proveniente da gente che si crede migliore degli altri e, soprattutto, in diritto di poter offendere l’altrui persona, pensando di passarla liscia.

Questo articolo è per coloro che pensano di potersi nascondere dietro uno schermo e sputare veleno sugli altri, che non hanno il coraggio (avrei usato un altro termine ma è poco consono) di guardarsi allo specchio e giudicarsi, probabilmente perché si immaginano perfetti (flash news: la perfezione non esiste) ma si ergono a paladini della tastiera e si permettono il lusso di aggredire verbalmente altri che non rispecchiano il prototipo di essere umano che hanno immaginato quando loro, di quest’ultima caratteristica (umano intendo), hanno ben poco.

È a loro, i frustrati del web, che rivolgo un pensiero. La verità, miei cari webeti (visto che vi immaginate super intelligenti dovreste conoscere il termine), è che siamo tutti fotocopie, ognuno di noi senza alcuna dispensa: emuliamo modelli di fisicità inarrivabili e standard, ci aggreghiamo al gregge per paura di essere esclusi quando, invece, dovremmo impegnarci a riempire i nostri cervelli e non la bocca con parole a caso. Pur correndo il rischio di essere impopolari, come probabilmente sto facendo io.

Perché vedete, e qui concludo, il Vigile Urbano in questione, da alcuni giudicato sovrappeso, può dimagrire facilmente ma per la loro ignoranza non c’è cura. Però ricordate, e non è una minaccia ma la realtà dei fatti, la ruota gira. Ah, un’ultima cosa: se davvero pensate quelle cose che avete scritto, la prossima volta che vi trovate in difficoltà (magari un furto o un incidente), dovreste risolvere la questione da soli vista la scarsa stima che rivolgete nei confronti della divisa.

Per fortuna, ci tengo a sottolinearlo, molti commenti mi hanno consentito di riacquistare un briciolo di fiducia in quest’umanità. A voi dico solo GRAZIE.

 

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