C’è chi auspica un ritorno della Dc (ma sarà difficile)

Attualità
mercoledì 07 aprile 2021
di Claudio de Luca
La Dc
La Dc © Istituto Luce

MOLISE. C’è chi auspica un ritorno della DC (ma sarà difficile). Nel 1993, qualche tempo prima di morire, Francesco Cossiga ebbe a dire che in Italia c’era stata una rivoluzione inutile (“Mani pulite”); altro che rivoluzione, sosteneva. Era proprio un colpo di Stato. E vedremo poi perché. Ma la Dc non lo comprese e gli esponenti di allora sottovalutarono la situazione. Il risultato fu quello per cui il Partito riuscì a farsi estromettere, definitivamente, dall’agone politico. Oggi c’è chi vorrebbe farne rivivere i fasti, sia pure semplicemente vergando – isolatamente - qualche nostalgico articolo su testate ‘on line’. Fatto che dimostra come qualcuno vorrebbe rifondare quella ‘Balena bianca’ che, domani, già sarà stata ricollocata nell’ideale soffitta di Guido Gozzano, quella piena solo di buone cose di pessimo gusto. Che dire! Questo Partito è un po’ il “Jurassic Park” della storia d'Italia. Non può tornare, ma è rimpianto persino da chi un tempo ne osteggiava già solo la presenza. Però chi lo evoca si ricrede in fretta.

Così esso “risorge” periodicamente (almeno nelle intenzioni e nelle righe di stampa) soprattutto per i demeriti degli avversari odierni e per le ‘gaffes’ dei tanti finti epigoni. Poi viene lasciata subito ad esalàre l’ultimo respiro. Insomma, ad una vera rifondazione del “partitone”, non si arriverà mai perché nessuno si dedica seriamente a questo scopo, se non fanfalucando. Presumibilmente chi ne scrive, ne parla solo per farsi citare da chi lo legge. Giuliano Ferrara ha sempre sostenuto che Cristo non fosse democristiano. Il fatto è che oggi la cosiddetta società civile coltiva - a proposito della Dc - opinioni discordanti, dimostrando che i credenti non formano più un blocco monolitico. L’Italia è molto cambiata rispetto ai tempi in cui quel partito - che si nascondeva dietro uno scudo crociato - nei momenti cruciali, pur con tutte le sue componenti, sapeva ritrovare compattezza ed unità di intenti. All’epoca i cattolici sapevano organizzarsi alla grande, agevolati dal quadro sociologico: la Chiesa aveva un ruolo centrale ed i parroci erano i gestori indiscussi del territorio. Chi cercava un lavoro non lo avrebbe trovato se non fosse stato dotato di una “certificazione” parrocchiale; e le prime elezioni repubblicane furono vinte dalla Dc soprattutto grazie al ‘tour’ della Madonna pellegrina, costretta a fare il Giro d’Italia, non in bicicletta ma a piedi, creando uno spirito di aggregazione lungo l’intero Stivale. La ”balena” visse di rendita per oltre 40 anni, sinché - da Tangentopoli in poi - le carte si rimescolarono e sopravvennero soggetti nuovi. Nel 2012 vi fu un ‘repulisti’ generalizzato che – con gli anni a venire – toccò un po’ tutti (quindi non solo gli appestati democristiani).

Si rivelarono essere tanti i casi, aperti dalle tante inchieste dei Magistrati, che toccarono pure altre formazioni. Fatti che, quasi sempre, amplificati dalla Stampa, si conclusero con un ‘flop’. Tra le tante vicende, citiamo: quella di Edoardo Rixi, leghista, coinvolto nelle ‘pazze spese’ nella Regione Liguria, che perciò non poté candidarsi alla Presidenza. Condannato in 1° grado a 3 anni e 5 mesi, nel maggio del 2019 dové dimettersi da viceministro alle infrastrutture. Sul capo gli pesava anche una richiesta di «interdizione perpetua dai pubblici uffici». Adesso la Corte di appello di Genova lo ha assolto perché il fatto non sussiste. E così il nome di Rixi si aggiunge alla lista di chissà quanti altri “stritolati ed assolti” dalle toghe. Basta scorgere i nomi per capire la diversa provenienza politica dei più: piace ricordare Antonio Bassolino, Filippo Penati, Roberto Cota, Francesco Storace, Leopoldo Di Girolamo, Pietro Vignali, Clemente Mastella, Stefano Graziano, Nicola Cosentino, Maurizio Lupi, Vasco Errani, Raffaella Paita, Esterino Montino, Calogero Mannino, Graziano Cioni, Roberto Maroni, Salvatore Margiotta, Ignazio Marino, Raffaele Fitto, Beppe Sala, Riccardo Molinari, Renato Schifani. Perciò, oggi, la ‘vox populi’ dice che chi abbia sbagliato una volta, può essere rimasto deviato anche per altri casi; i democristiani, quindi, non parrebbero essere stati i soli disonesti. Tant’è che – ben di sovente – sono usciti indenni dalle tempeste giudiziarie più feroci. Per la verità, oggi come oggi, se confluissero tutti sotto un medesimo simbolo, potrebbe originarsi – nonostante tutto - un movimento parlamentare di tutto rispetto.

Ma gli elettori se ne sono andati; hanno trovato rifugio chi a Sinistra, chi a Destra oppure … sotto le stelle (perché ben più ‘unti’ dal Signore); cosicché radunarli sotto uno stesso acrònimo costituirebbe un’impresa veramente ardua. Il mondo cattolico non è più omogeneo ed i vecchi collettori di voti (parrocchie, oratori, comunità di fedeli, etc.) son sono più in grado di funzionare. La stessa fede si è appannata e non riesce più a fare da collante sociale, I credenti sono rimasti tali solo per modo di dire perché non hanno più le convinzioni di un tempo. La gente si sposa in municipio, poi battezza i figli in Chiesa solo perché ‘usa’ ancora così; i coniugi si separano e divorziano ed il profilattico è entrato in ogni casa. Solo i morti sono rimasti sicuramente cattolici ferventi, al punto che il 90% dei funerali si celebra ancora dinanzi al prete ed all’Altare. Troppo poco per rifondare un partito che ha bisogno di gente viva. Nella sostanza, l’ ’humus’ di una volta non c’è più.

La rete del consenso, così efficace dagli Anni ‘50 agli ’80, non esiste. Chi potrebbe raccogliere le file degli ex-devoti per persuaderli a votare? Ed ecco perché la ricostruzione di un partito a netta connotazione cattolica diventa molto improbabile, ad onta di certi articoli che galleggiano periodicamente quasi a volercene rammentare i fasti.

Ciò non toglie che i residuali ‘crociati’ possano avere una importante influenza di rottura; nel senso che, se fossero animati da spirito suicida, potrebbero impallinare qualunque Governo non andasse loro a fagiolo. Basterebbe che votassero con l’opposizione. Ed è ciò che solitamente minaccia Pier Ferdinando Casini che, però, fa questo solo per bassi motivi di bottega; mai per una profonda convinzione ideologica, visto che poi è passato a Sinistra seppure continui a parlare come faceva un tempo. Claudio de Luca