«Mia figlia non riesce a stare 5 ore con la mascherina», la battaglia di Zeina

Attualità
giovedì 08 aprile 2021
di Emanuele Bracone
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Zeina Charbel
Zeina Charbel © Personale

TERMOLI. Lei si chiama Zeina, compirà 40 anni in autunno, e da 11 anni si è trasferita da un capo all’altro del Mediterraneo, dal Libano al Molise, da Beirut a Termoli, dove ha trovato l’amore e costruito una famiglia.

«Prima insegnavo l'italiano agli stranieri e facevo l'interprete, poiché ho un laurea in lingue.  Poi con l'arrivo delle bambine (di 8 e 4 anni, ndr), mi sono dedicata completamente a loro e alla casa. Io adoro Termoli per me è la mia città,  la mia casa».

Ci ha contattato, più volte negli ultimi giorni, poiché il ritorno alla scuola in presenza l’ha preoccupata non poco.

Noi abbiamo richiesto di poter scegliere la Dad a nostra figlia di 8 anni, che frequenta l’istituto comprensivo Brigida, ma non è prevista. La bambina non riesce a tenere la mascherina per 5 ore consecutive e ora abbiamo richiesto di poter fare l'istruzione parentale. Non abbiamo ancora nessuna risposta. La bambina soffre di mal di testa forte  dopo aver tenuto la mascherina a lungo. E sinceramente non la vogliamo forzare. Ora la devono tenere di continuo. Comunque le leggi sono queste e noi ora chiediamo di poter istruire a casa».

«Io sono costretta a ritirare mia figlia da scuola perché il preside ha rifiutato la Dad senza certificato medico che attesta una malattia. Mi sembra che il preside viva su un altro pianeta, come se non morissero anche i sani. Poi sinceramente mia figlia non tollera la mascherina per 5 ore. Non posso obbligarla. Devono darci la possibilità di scegliere. Per noi poter far scegliere la didattica a distanza è importante per la salute psicofisica dei bambini e soprattutto a casa sono liberi di respirare senza mascherina e senza pericolo di contagio.

Considerata la situazione ancora allarmante dei contagi in Italia riteniamo indispensabile consentire alle famiglie la possibilità di scegliere tra lezioni in presenza oppure in Dad.

Proprio in considerazione delle situazioni soggettive delle famiglie e delle paure legate al ritorno sui banchi, chiediamo inoltre che le assenze degli studenti che si registreranno dopo la Pasqua e fino alla fine dell’anno scolastico, non siano considerate ai fini del profitto e siano ritenute tutte giustificate».