«La mia lotta contro il Covid», grazie agli angeli del San Timoteo

Attualità
lunedì 03 maggio 2021
di La Redazione
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Il Pronto soccorso del San Timoteo
Il Pronto soccorso del San Timoteo © TermoliOnLine

TERMOLI. Ancora una testimonianza di buona sanità dall'ospedale San Timoteo, che in questo 2021, con la terza ondata è tornato centrale nella lotta al Covid in Molise e per il nostro territorio in particolare.

Una lettera di ringraziamento da parte di un paziente che racconta la sua odissea contro il coronavirus.

«E’ doveroso ringraziare tutto il personale sanitario del Reparto di Medicina d’Urgenza dell’Ospedale “SAN TIMOTEO” di Termoli che mi ha accolto e aiutato a superare il mio percorso di lotta personale con il “Nostro Nemico Mondiale COV-SARS-2”. In particolare ringrazio il Primario Dott. Nicola ROCCHIA coadiuvato dal Dott. D’UVA, Dott. Corradi, Dott. Sorella, Dott. Santoro e le Dott.sse Olivieri e Tartaglione, gli Infermieri Professionali, gli OSA, gli ausiliari delle pulizie, gli addetti alla distribuzione del cibo, che con amore e devozione dimostrata nel loro lavoro, si dedicano ai pazienti malati per guarirli e confortarli, rischiando quotidianamente la loro vita solo per un forte spirito di sacrificio nel lavoro in cui credono. Il giorno 19/03/2021, ho interpellato telefonicamente il Primario di Medicina d’Urgenza, il Dott. Rocchia, spiegando che, dopo aver fatto la prima dose del vaccino Pfizer, ho avvertito sintomi come febbre alta persistente e a seguire importante dispnea e subito mi ha consigliato di ricoverarmi. A malincuore mi sono convinto che non avevo altra soluzione, pur non volendo lasciare la mia cara moglie e la mia amata figlia soli a casa.

Giunto al Reparto di Medicina d’Urgenza subito sono stato sottoposto ad ecografia, TC, esami del sangue e RX torace evidenziando una brutta polmonite bilaterale interstiziale con trombi diffusi ambedue i polmoni; da quel momento gli ”Angeli Custodi del San Timoteo” si sono presi cura di me, mi hanno assistito non lasciandomi mai solo. Ricordo che chiesi la seconda sera del ricovero ad un infermiere se potevo mangiare e lui mi disse: Purtroppo no! Devi stare a digiuno. Dopo alcuni giorni di degenza, sia il Dott. Rocchia e il Dott. D’Uva, vista la mia gravità della polmonite, subito si sono attivati nell’inserirmi un macchinario che erogava eparina ad infusione continua per via endovenosa al fine di eliminare i trombi e quindi scoagularmi e un macchinario che lo stesso Dott. D’Uva chiamò ”QUESTA E’ UNA FERRARI” per la ventilazione polmonare collegata sempre alla maschera CPAP. Sono stato preso in carico da un personale eccellente che ogni giorno ha lavorato senza sosta con le “tute spaziali“ che li affaticavano perché non erano liberi nei movimenti e li facevano sudare.

Ho sentito storie di dolori e gioie con il mio vicino di letto, che ha raccontato di persone che hanno incontrato la morte. E così, dopo quasi 20 giorni senza toccare cibo e con una maschera applicata al volto (CPAP) che mi permetteva di respirare tranquillamente giorno e notte, sono stato graziato dal “Signore Nostro”, in quanto mi hanno tolto quella famosa maschera e introdotto la “maschera di Venturi” in quanto la saturazione era cominciata a risalire piano piano. E da quel giorno ho iniziato a rivivere la mia vita, dopo aver fatto a pugni con la morte ed esserne uscito vittorioso.

E’ stato come rinascere!!!. Non è stato semplice… ogni giorno, ripensavo ai momenti drammatici delle prime notti in ospedale, passati in lacrime per il timore di sapere a cosa stavo andando incontro e se la mia vita sarebbe continuata, spaventato anche dalle notizie diffuse dai vari TG sui dati della pandemia e dei morti che aumentavano giorno per giorno per questo maledetto Virus. Finalmente, dopo tanta sofferenza, è arrivato il giorno (18/04/2021 ) in cui il Primario Dott. Rocchia mi comunicò la mia dimissione che accolsi con tanta gioia e felicità, ma soprattutto di fare ritorno a casa dalla mia amata famiglia e di riprendere in mano la mia vita e di apprezzarne ogni singolo attimo che ci viene donato. Infinitamente grazie per avermi salvato la VITA».

G. S.