Campi seminati a raggiri, il fenomeno bracciantile in Molise ed in altre regioni

Attualità
mercoledì 05 maggio 2021
di Claudio de Luca
Agricoltura e caporalato
Agricoltura e caporalato © Termolionline.it

MOLISE. Negli ultimi tempi, il lavoro nelle campagne sarebbe diventato l’oggetto di numerose inchieste.

Si dice che un’associazione di lavoratori dell’agroalimentare sarebbe stata contattata da un Sindacato del Nord Europa che vuole boicottare i pelati in scatola, pretendendo una certificazione sul rispetto delle normative. In Europa ne ha già parlato “France 2” e “Der Spiegel”; in Italia il periodico “Terre libere” ha chiesto maggiore trasparenza. Molti ritengono che lo sfruttamento del bracciantato sia solo una piaga del Sud; in realtà il fenomeno è ben radicato anche al Nord. Si va dal pomodoro in Puglia alle arance di Rosarno fino ai vini piemontesi.

La Capitanata parrebbe detenere il “record” dell’imbroglio contributivo, ma altri territori vantano primati specifici: il Veneto, per il vino e le fragole; il Piemonte, per l’utilizzo dei minori in vendemmia; la Sicilia, per l'uso dei braccianti-fantasma che incassettano le arance. La succitata rivista italiana confermò, tempo addietro, la costituzione di cooperative di carta che somministrerebbero salari decurtati ad extracomunitari che non possono permettersi manco un'abitazione in affitto, vivendo un tuguri orrendi; cosicché l'accoglienza degli stagionali è diventata un costo sociale che origina situazioni di ordine pubblico, deteriorando l'immagine dell'agroalimentare italiano.

La Dia ha sempre ritenuto che il Molise rischi di patire il modello organizzativo della Camorra casertana. Il dubbio è individuabile da quanto si registra in centri decisionali minori, ancorati al conseguimento di obiettivi immediati. Nel Napoletano le forme di aggregazione criminale controllano àmbiti caratterizzati da un elevato numero di piccoli insediamenti produttivi e di micro-attività economiche, condizionandone il mercato legale. Per quanto riguarda le campagne, chi lavora sono gli immigrati stagionali di colore. Ma, poiché il lavoro è in “nero”, è chiaro che all’Inps non vengono destinati contributi ed è verosimile che questi vengano riferiti a braccianti di carta poi trasferiti altrove affinché il gioco possa continuare in un’altra regione.

D’altronde un’azienda, per assumere braccianti, deve affrontare solo un problema: procurarsi un terreno incolto. Grazie ai documenti esibiti, l’Inps deve fornire l’armamentario burocratico a contratti falsi (di affitto o di proprietà) che, contenendo riferimenti catastali imprecisi, possono essere riutilizzati per terreni affittati a soggetti diversi, in modo da lucrare più volte sul medesimo campo. In definitiva, accanto a titolari di aziende-fantasma, che sottoscrivono moduli, vi sarebbero terreni inesistenti (o addirittura di proprietà altrui) e “braccianti” di cui vengono utilizzate solo le generalità; mentre, nella realtà, sarebbero poi gli extra-comunitari a lavorare per un pugno di euro.

Messe così le cose, diventa giusto ipotizzare che, pure nella ventesima regione, i braccianti si renderebbero protagonisti di giornate virtuali che porterebbero ad ipotizzare assunzioni inesistenti, contributi mai versati ed indennità di disoccupazione percepite senza titolo. Questo mercato di carta fonderebbe la propria vivacità sul meccanismo degli assegni spillati alla Previdenza sociale sulla semplice scorta del numero di giornate di lavoro dichiarate (ma non lavorate). Chi indaga sul fenomeno ritiene che, a gestire il tutto, sarebbero delle aziende campane, ramificate sul territorio molisano, utilizzando - in nero - centinaia di extra-comunitari per lucrare, successivamente, il frutto delle attestazioni rese da braccianti locali. Il fenomeno sarebbe d’importazione e si sarebbe affacciato in Molise almeno da un lustro. A tale proposito, la ventesima regione viene ritenuta un territorio praticabile. Queste aziende otterrebbero dall’Inps importi incongrui se rapportati alla scarsa entità della classe bracciantile locale. In sostanza pure nella ventesima il fenomeno sarebbe analogo a quello scoperto in molte altre regioni dove i campi sono seminati coi raggiri, se non addirittura piantumati ad alberi che fruttano evasioni fiscali di un certo peso.

Claudio de Luca