Un delitto dell’altro ieri: Mino Pecorelli, vita e morte di un giornalista molisano

Attualità
lunedì 17 maggio 2021
di Claudio de Luca
Mino Pecorelli
Mino Pecorelli © RB casting

MOLISE. Ombre, sospetti e interrogativi su uno dei grandi misteri della Repubblica”, Nutrimenti editore), si rimane storditi dalla quantità di nomi legati ai Servizi segreti, alla Massoneria, alla Mafia, alla banda della Magliana, al mondo economico, alla Magistratura ed alle Forze dell'ordine. Pur di acquisire notizie, Mino Pecorelli frequentava ogni ambiente. Odiato e temuto dai potenti, ma snobbato dai giornalisti, il Nostro non ha mai chiarito le vere ragioni del suo giustizialismo ‘ante litteram’ contro la casta. Ancora oggi rimane una figura oscura che ha sempre navigato in vicende poco chiare. Nacque a Sessano del Molise nel 1928; a 16 anni si arruolò nel II Corpo polacco, combatté in prima linea nella battaglia di Montecassino, venne decorato con l'onorificenza della Croce al merito con le spade di bronzo.

Dopo la fine del conflitto si diplomò, si laureò in giurisprudenza a Palermo e lavorò a Roma come avvocato. Quindi fu Capo ufficio stampa del ministro Sullo (Dc), finché fu assassinato in via Orazio, a Roma, la sera del 20 marzo del 1979. Nel 1968 aveva fondato un'Agenzia giornalistica (“OP–Osservatore Politico”) che forniva documenti, notizie, soffiate e dossier riservati agli imprenditori, ai politici ed ai finanzieri, svelando retroscena scottanti che accusavano i primattori della politica e dell'economia. Nel marzo del ‘78 “OP” fu venduto in edicola, e questo rese più “pericolose” certe inchieste che (si dice) fossero ispirate di prima mano dal Sifar, dal Sid, dal Sismi e dal Sisde. Il giornalista molisano, pur di avere notizie clamorose, contattava ogni ambiente. E forse è stato per questo che non è stato mai amato né citato da chi pratica il giornalismo tranquillo.

Pecorelli pareva animato dall’obiettivo di combattere la corruzione nel potere italiano. Pur di smascherarla, si esponeva a rischi di ogni sorta. Ma è morto povero ed indebitato; e questo dice che non poteva essere un ricattatore e che gli articoli non gli procuravano un guadagno economico; tanto più ove si pensi che questo genere di resoconti non viene pubblicato ove si siano ricevute somme. E le inchieste del Molisano uscivano sempre. Tra i servizi più esplosivi di “OP” ci furono quelle legate all'Italpetroli, allo scandalo Lockheed, alla massoneria in Vaticano, al caso Moro. La più violenta fu quella sull'Italcasse che, secondo il periodico, aveva finanziato la corrente di Giulio Andreotti.

La leggenda dice che, durante una cena, Franco Evangelisti, che ne era principale esponente, abbia provato a convincere Pecorelli ad accettare un assegno di 30 milioni di lire affinché non pubblicasse uno ‘scoop’ su certi assegni versati a Nino Rovelli ed a Mario Giannettini. Ma il Molisano fu irremovibile, e la “battaglia” contro Andreotti proseguì senza pietà, ma con non pochi colpi di scena, finché non fu interrotta dall'omicidio romano. Nel 1992 Buscetta raccontò che l'eliminazione era stata realizzata da Badalamenti su richiesta di Giulio Andreotti che ne avrebbe parlato ai fratelli Salvo.

Per anni l’ex-Presidente del Consiglio fu processato ma né uscì assolto. Pure tutti gli indiziati ed i processati del delitto Pecorelli sono stati o assolti o archiviati. Nessun colpevole, dunque, e buio totale sui mandanti e sugli esecutori. L’agenzia ‘0P’ forniva notizie in anteprima raccolte dallo stesso Pecorelli; i lanci erano accompagnati da analisi firmate. La testata era letta dalle alte sfere militari, dai politici, dagli uomini dei servizi, dai boss della criminalità che avevano messo le mani su Roma, e non solo. Era sempre ben documentato, pubblicava tutto ed interveniva sui casi più diversi: abusi edilizi; frodi fiscali, comportamenti pubblici e privati dei politici … Si occupò anche della famiglia del Presidente della Repubblica Giovanni Leone (1971-1978) e di sua moglie donna Vittoria. Altri notevoli scandali trattati furono i casi Lockheed e Sindona, il dossier "Mi.Fo.Biali" (che coinvolgeva l'ex direttore del Sisde Vito Miceli, la presenza di una loggia massonica in Vaticano, pubblicato all'indomani dell'elezione di Albino Luciani al soglio pontificio.

Claudio de Luca