Quei ‘paradisi fiscali’ comunali dove non si pagano le tasse

Attualità
giovedì 10 giugno 2021
di La Redazione
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MOLISE. Ad Asuni (Oristano) viene raccolto appena il 5% degli importi dovuti a titolo di Imu, Tasi e Tari. A Mondragone (Caserta), nel 2017, il buco - tra accertato e riscosso - è stato di 25 milioni sui 36 calcolati. Fra le città capoluogo, la maglia nera viene indossata da Avellino mentre la coppa viene esibita dal capoluogo abruzzese di L'Aquila. A presentare l'inchiesta è stato il corposo mensile “Millennium”, diretto da Peter Gomez, con dati che risalgono al febbraio scorso, disvelando un buco di 9,8 miliardi venuti meno alle casse dei Comuni italiani. Ma perché mai accade questo? Forse per la continua ricerca di un consenso che spesso invita a chiudere gli occhi sull'evasione.

In buona sostanza anche lo Stivale ‘vanta’ i suoi … paradisi fiscali; e si tratta di luoghi, come il succitato Asuni, dove le probabilità che vi becchino ad evadere i tributi locali per costringervi all’emènda sono prossime allo zero. Secondo le statistiche, un ente locale territoriale riscuoterebbe – sì e no - il 5,77% di quanto dovrebbe attendersi; in pratica poco più di 2.000 euro sugli oltre 38mila che si potrebbero incassare. Per esempio, in Sardegna, il tributo sui rifiuti e servizi non produce manco un centesimo di gettito e le casse si reggono sui versamenti della Regione sovraordinata. Il Comune di San Lorenzo Bellizzi (Cosenza) ha riscosso solo 9.495 euro di imposte e tasse sugli oltre 113mila accertati. Per sua fortuna lo Stato gliene ne ha elargiti 308mila, disperdendoli qua e là.

Le poche citate sono alcune delle ‘performances’ registrate fra i tanti poco virtuosi Comuni d’Italia. In altri sono le cifre assolute a colpire ed a far ribollire il sangue almeno di chi paga puntualmente cartelle e solleciti: la già citata Giunta di Mondragone (Caserta), per esempio, perde per istrada - in un anno - 25 milioni di euro dei quasi 36 dovuti dai cittadini. L’inchiesta di ‘Millennium’ si occupa dei principali tributi locali (Imu, Tasi, Tari, imposta su pubblicità e sulle insegne, addizionale Irpef, plateatico …). Le ultime cifre ufficiali sono quelle relative all’anno 2017, messe nero su bianco dalla banca dati Bdap/Ministero del Tesoro che le ha riportate così come fornite dalla Corte dei conti. Dopo di che il mensile ha elaborato le classifiche dei Comuni capiluogo peggiori e migliori in quanto a riscossione. Abbiamo già annunciato della maglia nera toccata ad Avellino (che ha raccolto appena il 55,26% dell’accertato, 25,237 milioni su 45,667). Segue Reggio Calabria (57,2%, con 72,025 milioni su 125,918). Tra i Comuni del Centro-nord, nei dieci peggiori figurano Latina, Livorno, Lodi, Macerata e Viterbo. La classifica dei virtuosi è guidata invece da L’Aquila (che incassa il 98,98% dei 36, 336 milioni accertati), seguita da Trento (98,69%) e da Isernia (che vanta un ‘exploit del 94,91%).

Fra le metropoli svetta Genova, che riesce a incassare oltre mezzo miliardo di euro dei 543 milioni accertati. Per Roma Capitale, la Sindaca Raggi lascia annotare un ammanco di 750 milioni più 347 di sanzioni pecuniarie amministrative non pagate; la “rivale” Milano reca, rispetto alle citate entrate, vuoti di 494 e di 157 milioni. Per Napoli di 285 milioni più 200 di ‘multe’; per Palermo 192 milioni più 51 per violazioni evase in materia di circolazione stradale. In generale, sui 7.473 Comuni contenuti nella banca dati (su un totale di 7.954, ma gli altri 500 non hanno ancora presentato i consuntivi del 2017), 30 raggiungono il 100% di riscossione dell’accertato; 244 hanno raccolto meno del 50%; 2.770 non raggiungono i 3/4. Insomma ci sono aree del Paese dove il versamento spontaneo di quanto dovuto, non è alto. Spesso si tratta delle aree più povere, ma – ancora più di sovente - il tributo non viene richiesto con sufficiente efficacia. Nella sostanza, dietro i ‘buchi’ delle Amministrazioni c’è sicuramente la ricerca del consenso.

Claudio de Luca