La Terra che rallenta e l'innalzamento dei mari, lo studio sulla costa adriatica

Attualità
lunedì 20 settembre 2021
di Emanuele Bracone
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Il fisico Domenico Mastrogiuseppe
Il fisico Domenico Mastrogiuseppe © TermoliOnline.it

TERMOLI. Lo scienziato aquilano Domenico Mastrogiuseppe, nostro ex concittadino, sostiene che il livello del nostro mare è aumentato di oltre 20 cm in appena un anno. Secondo la sua analisi, illustrata nell’intervista che segue, ne fa risalire la causa al rallentamento della rotazione terrestre. Mastrogiuseppe è un Fisico che ha operato in passato nel Parco Scientifico e tecnologico d’Abruzzo; una istituzione scientifica a partecipazione pubblica e privata, operativamente preposta alla ricerca applicata alle attività produttive. Una struttura che lui stesso aveva contribuito a fondare e nella quale operava come ricercatore e come responsabile del Laboratorio di compatibilità elettromagnetica. Da molti anni conduce una sua personale ricerca sul perché questi ultimi decenni sono stati segnati da una disastrosità planetaria così fortemente aumentata. Ne parlò diffusamente anche in una nostra intervista del 2019, ancora consultabile nel nostro archivio. Alla luce di intervenute importanti novità, con la chiarezza con cui è solito rappresentare anche le complessità dei suoi ragionamenti, ne parla di nuovo nella intervista che segue; in particolare, riferisce anche di alcune indirette conferme delle sue intuizioni, provenienti da autorevoli fonti scientifiche internazionali.

Professore seguo da tempo le sue attività di ricerca sui gravi problemi del pianeta; recentemente, con servizi ed interviste ne hanno parlato e scritto anche varie televisioni e giornali della sua regione. Desidero ricordare in proposito che anche noi di “Termolionline” abbiamo dedicato ampio spazio ai suoi studi ed è ancora disponibile nel nostro archivio la sua lunga intervista pubblicata nel mese di agosto del 2019. Ho seguito anche con interesse l’appello per la Terra che ha recentemente inviato alla presidente dell’Europa Ursula von der Leyen, dalla quale è pervenuta la risposta qui allegata. Vorrebbe cortesemente illustrarci meglio come è nata questa sua iniziativa e come si sta sviluppando.

Si tratta di un appello che ho inviato alla presidente della Commissione Europea e per conoscenza al presidente Mattarella, al presidente Draghi e a papa Francesco. Attraverso i social lo hanno sottoscritto anche 343 cittadini italiani e di altri Paesi del mondo. È un appello con cui chiediamo alla presidente Ursula di convocare un convegno di studio partecipato dai più importanti scienziati e studiosi della fisica del sistema Terra. Un meeting internazionale inteso ad accertare le cause e la gravità delle modifiche che le sempre più devastanti attività umane stanno apportando alle dinamiche terrestri.

Conoscendo la sua storia, so che in passato un appello analogo lo aveva già inviato a suo tempo ai presidenti Barroso e Juncker; avendone purtroppo esiti irrilevanti. Cosa l’ha spinto a riproporlo di nuovo alla presidente Ursula von der Leyen?

 Certamente la perseveranza, motivata dall’enorme gravità del problema, ma anche la speranza di trovare una più attenta disponibilità in una presidente “Donna”. Nelle molte conferenze che ho fatto per rendere più diffusamente noto il problema, ho potuto constatare una evidente maggiore attenzione ed una maggiore consapevolezza della sua gravità da parte delle donne. Ne ho avuto conferma di una mia personale convinzione: cioè che madre Natura, per l’altissimo compito di generare la Vita che ha donato alle Donne, le ha anche dotate di un senso della percezione dei rischi e dei pericoli molto superiore a quello che hanno gli uomini; e quindi anche di un senso della protezione molto più sviluppato. È per questo che ho voluto provare nuovamente con un terzo appello. La mia speranza è che una presidente donna abbia maggiore sensibilità rispetto al grido di dolore, purtroppo inascoltato, che da vari decenni proviene dal nostro meraviglioso pianeta.

La risposta avuta sembrerebbe darle ragione.

Sì, appare diversa dalle risposte di semplice presa d’atto di non oltre tre righe avute per i precedenti appelli. Prese d’atto totalmente inutili perchè non ne seguì assolutamente nulla, ma da ritenere comunque importanti se non altro perché implicitamente riconoscevano l’esistenza del problema rappresentato. La risposta a quest’ultimo appello oltre ad essere più argomentata, reca il saluto ed il ringraziamento che il dott. John Bell, dirigente del dipartimento “Salute del pianeta” ci invia personalmente a nome della Presidente. Ne risulta chiaro che a differenza dei suoi predecessori, ha quanto meno dimostrato di averlo letto. È una risposta importante anche perché mi comunicano i riferimenti dei responsabili italiani del NCP (National Contact Point) che si occupano del programma “Horizon Europe” e che operano nell’ambito dell’Agenzia APRE (Agenzia per la Ricerca in Europa). Ho già avviato con loro una corrispondenza per concordare possibili successive iniziative. Con tali finalità, sto cercando di coinvolgere il Dipartimento Ambiente e Territorio dell’Università del Molise o, in subordine, la sede di Pescara del PSTd’A (Parco Scientifico e Tecnologico d’Abruzzo), per eventualmente avviare un progetto di ricerca inteso alla progettazione e realizzazione di una Rete permanente di Rilevamento del livello del Mare Adriatico.

Nel testo dell’appello lei contesta tutta la comunità scientifica, che a suo dire insiste nell’indicare nell’azione frenante della luna la sola causa del rallentamento della rotazione della Terra.

Considerata la modestia della mia esperienza di ricercatore e del mio curriculum, la mia posizione di netto contrasto con tutta la comunità scientifica può apparire supponente e velleitaria; tuttavia i ragionamenti dai quali discendono i miei argomenti, dimostrano in termini di assoluta certezza che le cause del rallentamento della Terra da me indicate sono giuste, mentre quelle indicate da tutta la comunità scientifica sono sbagliate.

Gentilmente può provare a darcene una sintetica dimostrazione?

 L’incredibile errore della scienza ufficiale sta nell’indicare nella sola azione frenante della luna la causa del rallentamento della Terra; ma che questa ipotesi sia palesemente sbagliata lo si può dimostrare con questa semplice considerazione: la Terra dopo 4,7 miliardi di anni dalla sua primordiale formazione, continua a girare intorno al suo asse ed anche abbastanza velocemente; se invece, stando a ciò che loro sostengono, l’attuale quotidiano ritardo di 2 millesimi di secondo al giorno dipendesse solo dalla luna, la quale esiste anch’essa da sempre, la Terra dovrebbe aver cessato di girare intorno a sé stessa già da 4,5 miliardi di anni, perché per l’appunto la luna esercita da sempre la sua azione frenante. È infatti facile calcolare che con un ritardo di 2 millesimi di secondo al giorno, sarebbero bastati poco più di 200 milioni di anni per far cessare quasi del tutto la sua rotazione già da 4,5 miliardi di anni (ovvero i 4,7 miliardi di anni trascorsi dalla loro comune formazione, meno i 200 milioni di anni che a 2 msec/day di ritardo, avrebbe impiegato la luna a far cessare la rotazione della Terra). Il loro clamoroso errore risulta quindi palesemente dimostrato dal fatto che fortunatamente la Terra continua a girare, impiegando le solite care 24 ore per fare un giro completo; e che sia un clamoroso errore, lo dimostra con assoluta certezza questo semplice calcolo. Ed è forse proprio perchè questo errore fa apparire come naturale tale ritardo (perché dovuto solo alla luna, come loro sostengono da sempre), sia loro che tutta l’informazione e l’opinione pubblica, sono portati a sottovalutarne la gravità. Gravità che invece è inaudita ed enorme, stanti tutti gli inenarrabili disastri che ne seguono: più terremoti, più eruzioni, più inondazioni, più frane, più impazzimento climatico e perfino riduzione del salvifico campo magnetico terrestre. Per tutto ciò si trovano spiegazioni puntuali, semplici e logicamente fondate, nel blog accessibile con il seguente link: https://perchelaterrasirestringe.wordpress.com

La seguo da tempo sui social ed ho visto con attenzione il video che ha pubblicato con la sua lezione di fisica pratica, ove indica e dimostra con grande chiarezza ed al di là di ogni ragionevole dubbio, che invece le cause prevalenti del rallentamento della Terra sono da imputare a tutte quelle devastanti attività umane cui sono associate imponenti e massicce estrazioni dal sottosuolo di ogni genere di cose: petrolio, gas, minerali e di tutto di più.

È esattamente così! Che l’aumento dell’inerzia di rotazione (i fisici la chiamano momento d’inerzia) abbia raggiunto livelli non più sostenibili è dimostrato, senza ormai più alcun dubbio, dal fatto che il ritardo della Terra, dai 2 millisecondi per secolo che aveva appena 150 anni fa e che era, quello si unicamente dovuto all’azione frenante della luna, è passato ai 2 millisecondi/giorno di oggi. Ciò significa, per essere più chiari, che all’insaputa della scienza ufficiale il ritardo della Terra è aumentato di 60 mila volte; e ciononostante, continuano a prendersela solo con la luna. Questa cosa qui, ma purtroppo totalmente inascoltato, la vado dicendo e scrivendo dall’indomani del disastroso terremoto aquilano; e nelle molte conferenze che ho fatto, nel timore di non essere capito a causa dell’ostico argomento “Momento d’inerzia”, ho utilizzato un “simulatore di rotazione terrestre”. Una sorta di ausilio didattico che ho realizzato con un vecchio mappamondo dei miei figli; è stato molto utile perché mi ha consentito di bypassare le difficoltà che avrei sicuramente avuto per far capire che cos’è il momento d’inerzia. Lo si può vedere spiegato ed in funzione nel breve video di una parte della conferenza di due anni fa presso la biblioteca “Paroniana” di Rieti. È mostrato, in termini di assoluta evidenza, che la rotazione del simulatore rallenta vistosamente quando se ne varia il momento d’inerzia, allontanando o avvicinando massa all’asse di rotazione. Ed è in pratica la stessa identica cosa che facciamo con la Terra da ormai da più di un secolo e mezzo, con le devastanti attività che modificano progressivamente ed irreversibilmente, la distribuzione della massa terrestre rispetto al suo asse di rotazione.

Il suo simulatore rende tutto chiaro professore; anche a chi non sa cosa sia il momento d’inerzia: evidenzia con chiarezza che allontanando massa dall’asse di rotazione la terra rallenta, se invece la massa si avvicina la velocità aumenta di nuovo perché il momento d’inerzia diminuisce; ed è proprio qui che mi sorge un dubbio: se la terra si restringe all’equatore perché noi ne causiamo il rallentamento, al restringimento che ne deriva deve necessariamente seguire l’avvicinamento all’asse di rotazione di una enorme quantità di massa e quindi, proprio come dimostra il suo simulatore, la sua velocità aumenta di nuovo. E ciò, al netto dei disastri che comunque di per sé il restringimento comporta, non è almeno sufficiente per rimettere le cose a posto?

Si è vero; infatti con il restringimento della fascia equatoriale la velocità riaumenta di nuovo gradualmente ma poi, subito dopo, inizia a verificarsi un altro fenomeno molto ma molto grave; il quale, oltre a far rallentare di nuovo la Terra, implica anche un lento ma epocale sommovimento verso l’equatore delle acque oceaniche, provenienti dalle latitudini più alte di entrambi gli emisferi.  Accade cioè che per le dinamiche gravitazionali interne della Terra, che ai primordi della sua formazione la resero sferica, le acque oceaniche tendono a ripristinarne la sfericità persa a causa del restringimento. Questo accade per via della forza di attrazione gravitazionale che mutuamente esercitano fra di loro tutte le particelle solide e liquide della massa terrestre; forze che solo quando nel loro complesso raggiungono un perfetto equilibrio, cessano i cambiamenti di forma del pianeta che quindi recupera la sfericità che era andata persa a causa del restringimento. Una più dettagliata e completa spiegazione delle dinamiche che rendono sferiche le stelle e i pianeti, ma anche le gocce di acqua e le bolle di sapone, la si può avere al seguente link: https://perchelaterrasirestringe.wordpress.com   cliccando sul tasto “blog” del menù e scorrendo fino alla pagina 5.

Quindi secondo lei, ad ogni rallentamento e restringimento seguono sommovimenti di enormi masse di acque oceaniche provenienti da entrambi gli emisferi, che secondo la sua analisi sarebbero responsabili di disastri di gravità davvero inenarrabile; inondazione di intere coste equatoriali, sommersione di isole ed interi arcipelaghi e perfino dell’aumentata frequenza delle inondazioni di Venezia; alle quali è da aggiungere, anche se per fortuna senza alcuna grave conseguenza, l’aumentato livello del mare di Termoli.

Non si tratta di una mia opinione! Che la Terra stia progressivamente rallentando la sua rotazione è un fatto certo e dimostrato; che il rallentamento sia causa di un restringimento della fascia equatoriale è ugualmente certo, in quanto ineludibile conseguenza di elementari leggi della Fisica e infine, è ugualmente certo che il restringimento della fascia equatoriale viene compensato da un imponente afflusso di acque oceaniche proveniente dai due emisferi, spinte dalle dinamiche gravitazionali interne della Terra; e si fermano solo quando le mutue forze di attrazione gravitazionale cui sono soggette tutte le particelle liquide e solide della massa terrestre ritrovano l’equilibrio alterato dal restringimento della Terra.

Professore, ma tutti, indistintamente tutti, tranne lei, dicono che l’aumento del livello dei mari è dovuto al riscaldamento globale ed al cambiamento climatico.

Fino a pochissimi anni fa l’ESA (Agenzia Spaziale Europea), sosteneva che a causa del progressivo scioglimento delle calotte polari il livello degli oceani aumentava di 1 mm ogni anno. Un suo ricercatore italiano, in una intervista a “Radio Radicale” (ancora disponibile nell’archivio digitale accessibile dal sito della radio) spiegava che il dato scaturiva da un calcolo molto semplice: con i loro satelliti rilevavano con estrema precisione la riduzione annuale dei perimetri di entrambe le calotte polari; dopodichè ricavavano dalla differenza la quantità di acqua rilasciata dallo scioglimento del ghiaccio. Il dato di 1 mm/anno lo ricavavano spalmando quella quantità di acqua sull’intera superficie oceanica. Questo dato, che considerata la fonte può essere definito di sicura rilevanza scientifica, risulta clamorosamente smentito dalla reale situazione attuale; tutti indistintamente infatti concordano nel ritenere che nell’ultimo decennio, nella fascia delle medie latitudini, il mare si sia innalzato mediamente di oltre 1 metro; secondo quel dato dell’ESA, si sarebbe invece dovuto innalzare di soli 10 mm.

E il dato sull’innalzamento di circa 20 cm del mare di Termoli che secondo lei c’è stato nel solo ultimo anno da dove lo ha rilevato? E che conseguenze si possono immaginare per il futuro ed in particolare per la nostra Città?

È un dato di cui sono certo, perché l’ho rilevato personalmente. Nell’archivio del suo giornale è ancora consultabile una mia lettera aperta alle autorità municipali pubblicata il 1° ottobre 2020, con la quale indicavo alcuni interventi volti a migliorare l’immagine turistica della Città. Una delle iniziative che proponevo era quella di intercettare e valorizzare delle risorgive di acqua molto fredda e dolce esistenti sulla spiaggia, circa 1 km a nord del grattacielo. A margine di quell’articolo allegai anche una foto ed un video di tali risorgive; e sia la foto che il video si possono ancora rivedere. Ebbene, quelle stesse risorgive, che come mostrano foto e video affioravano sul bagnasciuga ora, dopo un solo anno, al netto delle maree, sono sommerse ad oltre 20 cm sotto il livello del mare. A meno che non sia cambiato il percorso di uscita elle risorgive, cosa del tutto improbabile perché è rimasto sicuramente immutato almeno negli ultimi 10/15 anni, è assolutamente certo che anche qui a Termoli il livello del mare si è innalzato dei riferiti e più volte misurati 20 cm. Con riguardo alle possibili conseguenze che ne avrebbe la nostra Città, è chiaro che se il ritmo di crescita del livello del mare rimane lo stesso, o addirittura cresca (cosa che non si può escludere), entro pochi anni ne risulterebbe sicuramente compromessa l’agibilità del porto. È bene comunque ribadire che l’aumento del livello del mare, come già ben spiegato altrove, è una diretta conseguenza del restringimento della fascia equatoriale. Cosa che equivale ad un abbassamento della crosta terrestre, che è massima all’equatore e che si propaga con valori decrescenti alle latitudini più elevate di entrambi gli emisferi. Quindi tornando a Termoli, al descritto innalzamento del livello del mare, in realtà corrisponde un abbassamento della crosta terrestre, compensato dall’afflusso delle acque del mare. Ne risulterebbe così spiegato anche l’evidente aumento della sismicità che si è verificata negli ultimi anni in tutto il Paese e, significativamente, anche nel Molise.

Cos’altro ci si può aspettare dai descritti epocali spostamenti di acque oceaniche verso l’equatore?

Tanti ma tanti altri guai e disastri!

Ce ne può fare degli esempi?

Oltre alla sparizione per sommersione, già in atto, di alcune meravigliose spiagge siciliane, in tempi purtroppo non lunghi, c’è da aspettarsi l’allagamento permanete e definitivo di Venezia; con tanti saluti al “Mose” ed al notevole numero di miliardi di euro spariti, in gran parte anche per pratiche corruttive. Dobbiamo aspettarci aumento elevato e progressivo dei cosiddetti profughi climatici, che già ad oggi, secondo il dipartimento ONU “Rifugiati climatici”, sono circa 250 milioni; molti dei quali provenienti dai numerosi arcipelaghi del Pacifico ed in particolare dalle isole Kiribati, già quasi tutte interamente sommerse. C’è poi da aspettarsi un notevolissimo aggravamento dell’impazzimento climatico, inevitabile conseguenza dello stravolgimento delle correnti oceaniche, causato dai descritti imponenti flussi di acque diretti verso l’equatore. Già da diversi anni, autorevoli ricerche oceanografiche avevano evidenziato che la portata della corrente del golfo si era ridotta di oltre il 15%; ma secondo una recente ricerca di un team di scienziati dell’University College di Londra, pubblicata su “Nature”, la situazione si sarebbe enormemente e velocemente aggravata per via di un fenomeno che gli autori chiamano “capovolgimento meridionale della circolazione atlantica” (indicato con l’acronimo inglese “Amoc”) ed addirittura ne ipotizzano come prossimo il possibile collasso. Desidero sottolineare che il suddetto Amoc, che loro studiano e scoprono adesso, è praticamente lo stesso fenomeno che ho ipotizzato e descritto nel mio blog ben otto anni prima di loro. Con la differenza, che desidero evidenziare, che loro lo hanno scoperto adesso e ne indicano come unica causa l’effetto serra e l’elevato livello di CO2 nell’atmosfera; viceversa, secondo la mia analisi resa pubblica da molti anni il fenomeno, che è praticamente lo stesso di quello che loro chiamano Amoc, è da imputare prevalentemente allo stravolgimento dei flussi delle correnti causato dagli epocali sommovimenti delle acque oceaniche dirette verso sud nell’emisfero boreale e verso nord nell’emisfero australe. Praticamente si sta riproponendo lo stesso copione descritto in un servizio del quotidiano “Il Centro”, pubblicato il 23 marzo 2018 (se ne allega copia), ove si riferiva che secondo uno studio di due scienziati americani, pubblicato nel mese di novembre del 2017, l’aumentata sismicità globale era da porre in relazione con il rallentamento della rotazione terrestre. Cosa che io avevo già scritto nel mio blog ben 6 anni prima e che avevo resa pubblica con un mio intervento sul medesimo giornale pubblicato il 17 giugno 2011. È superfluo evidenziare l’enormità del disastro climatico che ne avrebbe l’Europa e l’intero mondo, se si considera che i descritti sommovimenti di acque oceaniche vanno ad interessare anche le altre correnti dell’emisfero australe.

Cosa si può fare?

Se la Presidente Ursula accogliesse il nostro appello, quel che si può fare dovrebbero dircelo i grandi scienziati che studiano la Terra; eventualmente chiamati a convegno per una sorta di consulto al capezzale della Terra. Ma temo che non accadrà. Se la Signora Presidente decidesse di farlo, non potrebbe preliminarmente non coinvolgere lo IERS (l’istituzione scientifica internazionale con direzione a Parigi e laboratori ed osservatori in tutto il mondo, espressamente preposta proprio allo studio ed al controllo delle dinamiche terrestri); e loro secondo me farebbero di tutto per non farlo fare. Ove si facesse infatti, si ritroverebbero sicuramente sul banco degli accusati, per non aver compreso o per aver taciuto un problema di una così smisurata gravità.