Nucleare ieri, oggi e... domani, lettera aperta al premier Draghi

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venerdì 24 settembre 2021
di La Redazione
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 Quando il Molise fermò il nucleare : Quarant'anni di lotte per l'Ambiente a Termoli e nel Basso Molise
Quando il Molise fermò il nucleare : Quarant'anni di lotte per l'Ambiente a Termoli e nel Basso Molise © Termolionline.it

TERMOLI. Hanno partecipato alla lotta di quarant'anni fa e oltre contro l'ipotesi di una centrale nucleare a Campomarino, ne hanno ricordato la sollevazione popolare in un libro. Ora, dinanzi all'incedere di transizioni ecologiche che potrebbero riprendere in considerazione l'energia dell'atomo, scrivono una lettera aperta al premier Mario Draghi. A esporsi sono ancora una volta Aldo Camporeale e Vincenzo Gallo.

«Gentilissimo Presidente, confidando nella sua sensibilità, desideriamo esprimere tutto il nostro rammarico verso le parole che un ministro del suo Governo, Roberto Cingolani, ha rivolto agli ambientalisti definendoli: "radical chic ... oltranzisti ideologici. ... peggio della catastrofe climatica verso la quale andiamo sparati se non facciamo qualcosa di veramente sensato." Fra le cose sensate da fare il ministro inserisce la scelta del nucleare civile di quarta generazione. Contro le parole del ministro si sono levate molte autorevoli critiche alle quali vogliamo aggiungere anche la nostra indignazione di semplici cittadini, senza cariche o titoli accademici, da sempre impegnati nella difesa e tutela dell'ambiente. Oltre quarant'anni fa abbiamo vissuto in prima persona la grande battaglia contro le centrali nucleari che il Governo di allora, era il 1973, voleva costruire in Italia. Si prevedeva la realizzazione di ben 20 centrali da 1000 MW, due della quali in agro di Campomarino, sulla costa della nostra piccola regione, il Molise. Si trattò di una protesta molto lunga che durò quasi 15 anni, fino al 1987 quando con un referendum gli italiani, a grande maggioranza, dissero no al nucleare!

Decisione pienamente confermata con un altro referendum nel 2011. Per ricordare quelle vicende, da tanti ignorate e dimenticate, nel 2019 abbiamo scritto un libro Quando il Molise fermò il nucleare, edito da Solfanelli. Il libro aperto da una prefazione del Prof. Rossano Pazzagli, docente di Storia del Territorio e dell'Ambiente dell'Università del Molise, raccoglie interventi e testimonianze di alcune delle figure più rappresentative dell'ambientalismo italiano: Virginio Bettini, Gianni Mattioli, Giorgio Nebbia e Massimo Scalia. E' proprio grazie a quella straordinaria lotta, iniziata in Maremma a Montalto di Castro, che in Italia l'ambientalismo, da materia per pochi esperti, diventò un movimento di massa. Quando è nato il suo Governo abbiamo appreso con soddisfazione e accolto con speranza l'istituzione del nuovo Ministero per la Transizione Ecologica, ideato con l'obiettivo di favorire la transizione del paese verso forme di economia e sviluppo rispettose dell'ambiente. Quindi potrà capire la profonda amarezza per le dichiarazioni del Ministro che forse non ha ben compreso le ragioni che hanno portato alla nascita del ministero che gli è stato affidato. Non si tratta solo del tono offensivo delle parole utilizzate ma, soprattutto, del fatto che sono del tutto infondate. L'ambientalismo in Italia e nel resto del mondo, è animato e sostenuto dall'impegno di milioni di semplici cittadini, a partire dai lavoratori occupati e dagli abitanti delle aree vicine a impianti inquinanti e ad alto rischio che, per primi, provano sulla propria pelle le conseguenze negative di quelle attività, per arrivare agli studenti, ai giovani ai quali stiamo negando il futuro.

A Termoli, il 2 dicembre del 1978, scesero in piazza quasi diecimila persone contro il decreto del Governo che voleva imporre la costruzione delle centrali nucleari al Molise. Il prof. Virginio Bettini, allora direttore di Nuova Ecologia che era presente a Termoli, scrisse qualche giorno dopo: “Si è trattato della più grossa manifestazione tenuta finora in Italia” (Avvenire 6/12/1978 pag. 11). Fra chi protestava, insieme a tanti cittadini, c'erano i contadini, i pescatori, gli studenti. Uomini e donne, gente semplice e modesta preoccupata per il futuro. Come ambientalisti, le confidiamo che, in più occasioni, abbiamo pensato che forse i nostri timori fossero eccessivi, dettati da irrazionali paure. Purtroppo ci sbagliavamo per difetto, gli incidenti di Three Mile Island, Chernobyl e Fukushima, sono andati ben oltre le più pessimistiche previsioni. Incidenti che i sostenitori della scelta nucleare ritenevano impossibili. I cambiamenti climatici, previsti già a fine anni sessanta, si stanno manifestando con una velocità e drammaticità che ha sorpreso gli stessi studiosi e trovato impreparata la classe politica. La transizione ecologica, non è una scelta ma una necessità. Occorre ripensare drasticamente al modello di sviluppo che finora ha caratterizzato la nostra epoca. Interi settori produttivi sono destinati a scomparire e altri, molti ancora da inventare, andranno realizzati. Si perderanno posti di lavoro ma ne verranno creati di nuovi. Alcuni fra i più prestigiosi economisti sono concordi nel sostenere che la "Green economy", la nuova economia rispettosa dell'ambiente, porterà più occupazione di quanta ne verrà a mancare. Nonostante questo la transizione, come tutti i cambiamenti, sarà difficile e complessa, perciò dovrà venire governata con mano ferma e una chiara visione delle innovazioni necessarie, sempre mantenendo un confronto aperto, costante e rispettoso con le popolazioni e le associazioni che le rappresentano.

Tutto questo manca al Ministro Cingolani che, con stile burocratico, sembra più preoccupato nella difesa dell'esistente che impegnato a costruire un futuro diverso. Appare del tutto assente, nel ministro, la capacità e il coraggio di percorrere nuove strade. Ma senza questa capacità e questo coraggio nessun cambiamento, meno che mai nessuna transizione ecologica, sarà possibile».