Diventa positiva al Covid durante il ricovero e muore, il Tribunale vuole vederci chiaro

L'inchiesta ven 08 ottobre
Attualità di La Redazione
3min

CAMPOBASSO. Prosegue la battaglia del comitato “Verità e dignità vittime Covid” in Molise.

Il Tribunale di Campobasso nomina un Ctu per accertare le responsabilità del decesso di una paziente ricoverata per flebite e deceduta dopo qualche giorno per covid all’ospedale Cardarelli di Campobasso.

«Ricoverata d’urgenza al Pronto soccorso del Cardarelli, per una flebite, viene subito sottoposta a test molecolare risultando negativa al Covid.

Dopo tre giorni di ricovero al pronto soccorso e cure antibiotiche, finalmente va al reparto di Chirurgia dove il 2 gennaio del 2021 viene rilevata la presenza di un focolaio nel reparto. La paziente sottoposta nuovamente a test molecolare questa volta risulta positiva al Covid. Trasferita al reparto anziano fragile-covid si presentano subito i primi segni di insufficienza respiratoria e polmonite bilaterale di origine virale. La pazienta, dopo qualche giorno si aggrava e muore.

I parenti dell’anziana vittima hanno dato mandato allo studio dell’avv. Vincenzo Iacovino chiamando in causa l’Asrem per accertare le responsabilità del decesso. Il Tribunale dei Campobasso con provvedimento, di qualche giorno fa, a firma del presidente di sezione Enrico Di Dedda, ha nominato il consulente tecnico chiamato ad accertare: la causa del decesso; le misure cliniche e organizzative adottate presso la struttura sanitaria; il tipo di trattamento eseguito dai sanitari sulla paziente nella fase della degenza sia prima che dopo il manifestarsi della sua positività al covid.

Il Giudice ha nominato un consulente tecnico di fuori regione onde evitare possibili conflitti di interessi.

Il Comitato “verità e dignità vittime covid” esprimendo soddisfazione e fiducia nella giustizia, sottolinea che in uno dei tre esposti presentati alla Procura dell Repubblica di Campobasso, sono state denunciate proprio le criticità più volte denunciate dai medici che hanno provocato il contagio e la morte dell’anziana donna.

Il presidente Mancini ricorda infatti come già nella denuncia penale è stato evidenziato che con nota del 9 aprile 2020, rivolta alla Regione, al Commissario  e all'Asrem, diversi primari e dirigenti medici evidenziavano, a seguito del diffondersi dell’emergenza covid, l’impossibilita di gestione di innumerevoli situazioni emergenziali connesse alle diverse unità operative con evidente e comprovato rischio di paralisi delle connesse attività chirurgiche di sala operatoria dell’Ospedale Hub Regionale.Disfunzioni che, dopo una prima fase emergenziale, sono state determinate, secondo i medici, da scelte e valutazioni organizzative, che hanno determinato di fatto la conversione dell’ospedale Cardarelli in ospedale covid.  Ebbene, nonostante i medici abbiano sollecitato interventi urgenti, per risolvere le denunciate criticità, la dirigenza della Asrem non ha provveduto al riguardo.

Tanto è vero, continua Mancini, che si è poi verificato proprio quanto preannunciato dai diversi medici al punto che il 7 gennaio 2021 hanno denunciato nuovamente circa 20 contagiati nel reparto di chirurgia, a causa della promiscuità di percorsi covid e non, determinando una pandemia colposa. Altra denuncia arriva il 20 gennaio 2021 con la quale i medici di medicina interna del Cardarelli  evidenziano: l’impossibilita strutturale per collocare i pazienti negativi in ambienti singoli; l’indisponibilità di spazi da destinare in aree grigie; il continuo positivizzarsi dei pazienti cosi come i medici e gli infermieri; il numero dei degenti costantemente superiore a quello previsto, con l’aggravante di dover curare i pazienti appoggiati nei diversi reparti con l’ulteriore rischio di promiscuità; l’irresponsabile richiesta della Asrem di assistere pazienti positivi al covid allocati in aree covid creando  ulteriori promiscuità e alto rischio  per il personale destinato in aree covid -free e i pazienti ivi ricoverati; il perpetuarsi delle condizioni che hanno contribuito allo sviluppo dei focolai noti all’azienda; le condizioni di rischio, di stress in ci versa il personale tutto.

Il Comitato chiede che il Tribunale Civile e la Procura della Repubblica facciano chiarezza, una volta per tutte, sulle cause dei decessi e sulle relative responsabilità. Lo dobbiamo alle 500 vittime e ai parenti che attendo di conoscere la verità!»

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