Dieci proposte (più una) per "sbloccare" lo sviluppo del Porto di Termoli

Attualità
martedì 12 ottobre 2021
di La Redazione
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Città portuale del futuro
Città portuale del futuro © TermoliOnLine

TERMOLI. Tra la consueta ironia e un'analisi specifica, molto dettagliata, torna a dire la sua l'agente marittimo Tonino Fusco, sullo sviluppo (atteso e mancato) del porto di Termoli. 

SPECIALE CRONACA: La corsa al gigantismo navale, specie nel settore dei container  e delle navi da crociera, non accenna a placarsi – nonostante le riserve espresse, per diverse ragioni, da non pochi osservatori – e anzi procede a ritmi sempre più spediti”.

Il Porto è un luogo magico, fatto di momenti irripetibili in cui uomo e mare si incontrano, per viaggio, lavoro e svago.  Aiutaci a raccontare questa magia! “Ignoto uno” degli agenti marittimi molisani lancia lo “sbloccaporto” per lo scalo regionale. «Non possiamo stare fermi altrimenti saremo destinati a morire». Termoli – Se gli agenti marittimi stanno fermi saremo destinati a morire. Dieci regole per rilanciare il comparto marittimo della cittadina adriatica.

L’agente marittimo Antonio Fusco prova a presentare e sottoporre all’Amministrazione regionale e locale, un documento dove vengono elencate dieci cose da fare per consentire al comparto dello shipping ed all’unico porto regionale, vittima di un calo di interesse e di una atavica, sconsiderata e muta assenza di  pianificazione dello spazio marittimo, di stare al passo con un mercato internazionale dei trasporti che continua a crescere, mentre da noi decresce, è un po’ come dire “mentre gli altri diventano ricchi noi diventiamo sempre più poveri”. Ora non possiamo più permettercelo.

Il porto costituisce il riferimento portante e il sostegno principale per il nostro territorio e per questo occorre redigere, senza perdere altro tempo, un piano della portualità e della logistica. Infatti il territorio da solo non esiste in natura, esso è prodotto dall’uomo cui è connaturata l’arte del costruire il proprio ambiente di vita in forme culturali. Il territorio non è lo spazio geografico, ma un soggetto vivente ad alta complessità, esito di processi evolutivi, sinergici fra insediamento umano e ambiente. E’ il modo di cooperare, con molteplici effetti di ordine economico, politico, culturale, che ha come obiettivo la creazione di un contesto capace di moltiplicare le risorse comuni, necessarie al funzionamento di ciascuno e di tutti gli attori coinvolti.

Ormai è evidente, in maniera iconica, lo stato di incuria e di abbandono in cui versa il nostro porto. Ma il problema è sempre lo stesso e il messaggio pure: se un porto non viene dragato regolarmente, se non vengono avviati i lavori di manutenzione, di ammodernamento, di riqualificazione e il suo rilancio quel porto rischia di non essere più utilizzabile. La sicurezza delle navi e delle persone viene posta a rischio e si pregiudica irrimediabilmente la funzionalità dell’infrastruttura, con immaginabili riflessi sul piano economico e strategico. Il futuro della città passa dal porto.

Magia! master-plan: è scattata l’ora dello sviluppo.

Piano generale di programmazione delle attività, che ne delinea il quadro strategico e gli indirizzi conseguenti, per il rilancio del porto di Termoli, per la realizzazione/attuazione di intervento di risanamento territoriale e di messa in sicurezza delle aree, nonché di ripristino della dotazione infrastrutturale esistente.

Conditio sine qua non:

-        i porti costituiscono i “nodi” di raccordo fra traffici per via d’acqua e quelli terrestri;

-        i porti devono essere conformati in modo da rendere agevoli le manovre di ingresso e uscita delle navi, nonché l’accesso alle banchine lungo le quali le navi vengono ormeggiate per le operazioni di carico, imbarco e sbarco di passeggeri, di deposito temporaneo delle merci, di approvvigionamento e, talvolta, di riparazione o manutenzione ordinaria;

-        i porti devono essere provvisti di una serie di costruzioni, impianti e attrezzature particolari. Per l’espletamento delle loro funzioni i p. devono essere inoltre efficacemente collegati con le vie di comunicazione terrestre;

-        i porti commerciali, destinati al traffico di merci, necessitano di scorrevoli collegamenti con il retroterra, talvolta facilitati dalla presenza di interporti, cioè di aree specialmente attrezzate per deposito e smistamento delle merci. Per i passeggeri è necessaria la presenza di una stazione marittima, d’importanza diversa a seconda del numero di passeggeri annuo e della presenza o meno di collegamenti internazionali.             

LE 10 PROPOSTE  "SBLOCCA porto"

1)    Il centro unico della Regione Molise:  Area Opere Marittime e Portuali e Concessioni Marittime – nella città portuale di Termoli deve consentire, con nomina al sindaco e/o presidente regionale/assessore in Organi di gestione del Porto, di tornare nei board del sistema portuale dello scalo regionale, per la identificazione, riqualificazione e la pianificazione dello spazio marittimo, del suo utilizzo, delle attività umane svolte su di esso, delle linee guida contenenti gli indirizzi e i  criteri per la predisposizione del piano di gestione dell’area portuale e il suo water front per la crescita dell’economia marittima e lo sviluppo del sistema porto ai fini dell’internazionalizzazione dello stesso;

2)    Individuare/redigere/definire un short list di infrastrutture prioritarie e indispensabili, il più possibile  condiviso, per la funzione e competitività del sistema porto-Paese, ritenuti di particolare rilevanza per il suo sviluppo;  

3)    Riqualificazione / Emendamento del Regolamento Concessioni demaniali in ambito portuale e  omologazione delle Concessioni sostenendo i servizi marittimi-portuali necessari e indispensabili: punto di partenza per il risanamento del porto;              

4)    Creazione di un centro unico presso il MIT (Capitaneria di Porto di Termoli) per studio e progettazione di opere e gare d’appalto strettamente portuali. Infatti nei porti regionali dove non è istituita l’Autorità di Sistema Portuale, l’Autorità Marittima, specialista della materia, rimane unico punto di riferimento autoritativo. Il solo controllo politico non si pone capace e competente sulla operatività e gestione del porto e delle sue complessità;

5)    Sradicare e arginare eventuali caste che in questi ultimi anni ha preso significato e si è consolidato tra politica e affarismo solo nella difesa di interessi particolaristici, sulla falsa riga di un porto che lavora e che produce facendo perdere e ammantando la propria identità, snaturando e stravolgendo la sua funzione e il significato. Se si vuole ribaltare la situazione e portare  il discorso verso il bene comune bisogna sforzarci e tentare di stravolgere quel dato di fatto a cui ci siamo lentamente assuefatti: la “classe dirigente” i fili e le marionette si muovono a loro piacimento;

6)    Dare il via ad una grande operazione di riordino urbanistico del water-front di Termoli, attualmente una delle aree più degradate del nostro territorio, trasformandola nel cuore pulsante di un nuovo modello di sviluppo locale che punta sulla nautica di qualità, sulla riconversione e diversificazione produttiva, sull’innovazione, sul potenziamento infrastrutturale;

7)    Presenza dei Sindaci e Presidenti Regione in Organi di gestione dei Porti superando la logica degli "Unicorni";

8)    E’ importante che l’area portuale, oggi vittima di un progressivo snaturamento di identità, resti titolare delle funzioni direzionali delle attività produttive e centro di produzione e di offerta dei servizi di rango più elevato;

9)    La portualità di questa città deve diventare un primo tassello per realizzare quell’intesa fra il Comune, la Provincia, la Regione e il Cluster Marittimo o “blue economy”, ossia quel complesso di risorse che comprende i servizi di trasporto marittimi, le attività portuali, i servizi ausiliari e di agenzia, l’industria navale, che sarà utile ad attuare i progetti di riqualificazione del porto e delle singole realtà portuali,  dove il lavoro deve essere un luogo di convivenza e di scambi, a beneficio  e per la crescita dell’intero territorio regionale;

10)  Occorre considerare che il tema di fondo è solo politico che non sostiene una visione strategica del fronte mare e della portualità della nostra regione, che investe solo a terra, mentre di investimenti a mare ne ha fatti pochi, e fatti anche male. Il punto è di creare condizioni perché essi capiscano qual è la strategia da portare avanti al fine di individuare obiettivi di più ampia portata che concernono il miglioramento dell’efficienza del porto, dell’accessibilità e collegamenti marittimi e terrestri, con particolare riguardo ad alcuni ambiti sensibili quali il dragaggio;

11)  Questo punto non viene riportato per scritto nella lista, ma è  forse quello più importante e prevede il portare a compimento le opere e i progetti iniziati. A pianificare non si fa male nessuno, anzi, se lo si fa per bene, magari con una prospettiva decennale e con un po' di fortuna ci sarebbe solo da guadagnare.

Un decalogo “sblocca porto”, con contenuti pratici, alcuni difficili da attuare, altri più realistici, per venire in soccorso di un territorio che si fa sempre più piccolo e chiuso di fronte a un’economia  nazionale e che, nella logistica dei trasporti se la passa, tutto sommato, male! A ciò si aggiunge una politica “dello struzzo” che  finge di ignorare la situazione reale per timore di affrontarla, e rendite di posizione che soffocano il dinamismo imprenditoriale marittimo nostrano.

Nel 1861 Cavour, nato a Torino,  allora presidente del Consiglio dei ministri del Regno d’Italia, onde creare una potente “squadra” commerciale mediterranea ed atlantica,   supportata da un cospicuo numero di approdi attrezzati e collegati alle principali reti ferroviarie e stradali, trasformò il nostro paese da territorio continentale in nazione marittima, sostenendo lo sviluppo dei porti e contribuendo  alla nascita di una moderna cultura della navigazione marittima: “Il sottoscritto, preposto all’amministrazione delle cose di mare di uno Stato collocato nel mezzo del Mediterraneo, ricco di invidiabile estensione di coste e di una numerosa popolazione marittima, sente il dovere di dare il più ampio sviluppo alle    risorse navali del Paese”.

Termoli, con il suo porto, oggi dovrebbe essere la “Genova del Molise” e il Molise terra di frontiera, ma non di confini. 

Il posizionamento favorevole del porto è di per sé garanzia di servizio  efficiente e conveniente, ancor più se supportato da una “piattaforma intermodale”, ossia aree distanti dalle strutture portuali.

Sull'esempio di Genova, il cui porto è stato assunto come termine di paragone, in quanto considerato storicamente il capofila della portualità italiana,  e altri ancora vedi Palermo, Napoli, Cagliari, Catania, Civitavecchia,  i porti a diretto contatto con il centro urbano delle rispettive città devono inoltre  poter intraprendere una nuova politica di valorizzazione del water-front, allo scopo di pervenire ad una diversa e più funzionale fruizione degli spazi portuali da parte della città.

Come pure si parla di “Modello Genova” da imitare per il rilancio delle infrastrutture (vedasi il Ponte Morandi), il cui segreto è racchiuso nel gioco di squadra con una chiara visione dell’obiettivo comune e catene di comando che hanno permesso di lavorare in parallelo, di iniziare, per esempio, a lavorare al nuovo ponte quando ancora il vecchio era in piedi in modo da superare gli imprevisti velocemente con una chiara visione dell’obiettivo comune.

La risoluzione delle problematiche delineate assume particolare importanza per questo territorio che,  com'è noto, soffre di una storica condizione di sottosviluppo, sebbene proprio in quest’area del nostro Paese si concentrino attualmente le più vaste potenzialità di sviluppo, considerato l’enorme spreco di risorse umane, materiali, finanziarie, pubbliche e private che fino ad oggi l’hanno caratterizzata.

Va ribadito, dunque, il concetto che oggi l’importanza del porto, nella nostra regione, è il vincolo irrinunciabile affinché si possa uscire dalla impasse che ci soffoca.

Invece si continua a snaturare il sistema porto nella sua prospettiva di sviluppo, già vittima di una recidiva e patologica inerzia,  che  verrebbe così ulteriormente compromessa a causa di interventi che nulla hanno a che vedere con funzioni e necessità di un porto. Da ultimo l’annunciato insediamento di parcheggi autovetture nell’area portuale conseguente al decentramento del Luna Park dal piazzale del porto in area urbana, che disattende e contrasta con il progetto del nuovo piano regolatore portuale, di recente approvato dalla Regione Molise, oltretutto  presentato come rivoluzionario.

Se gli obiettivi del Piano, così come sbandierato, sono :

-  cambiare non solo il porto, ma Termoli e con essa il Molise;

- consentire l’attracco a navi di  stazza superiore a quelle oggi possibili e, di conseguenza, rendere l’unica porta sul mare della Regione Molise attrattiva nei confronti del traffico marittimo;

- ridisegnare, e stravolgere la città di Termoli, intervenendo sulla viabilità;

- essere un forte volano di sviluppo per l’intera Regione con nuovi flussi economici con i Balcani aprendo sull’Adriatico; alla luce di quanto sopra, non si comprende come la realizzazione di un parcheggio su un’area strettamente portuale, interessata e più correttamente e coerentemente destinabile alle attività che il PRP si propone di sviluppare, possa essere compatibile con le prerogative portuali non risolvendo parimenti le problematiche connesse al traffico cittadino, potendosi anzi facilmente prevedere un “pot-pourrì” che aggraverebbe proprio i problemi che si vorrebbero risolvere.

Se veramente, e con competenza, si vuole perseguire lo sviluppo del porto bisogna cominciare a seminare bene altrimenti, dopo, è difficile fare un buon raccolto.

Negli ultimi anni le differenze in termini di PIL pro-capite tra le regioni sono ulteriormente aumentate; le regioni del Mezzogiorno , e più di tutte questa regione, sono cresciute più lentamente del resto del Paese, determinando un progressivo allargamento del differenziale di reddito pro-capite a cui si aggiunge un elevato e sempre più preoccupante tasso di disoccupazione.  Il mare è patrimonio, chi vive sul mare può attingere per se e per gli altri.

Nel contesto,  in questa regione, a detta di cronaca il Molise che non esiste – The Ghost Region, oppure come “farsi conoscere rimanendo nascosti”,  può e  deve quindi trovare posto, quale volano di lievitazione dell’economia,  anche una adeguata politica di sviluppo del porto e delle infrastrutture portuali, di miglioramento della produttività e  dell’organizzazione, in una visione complessiva che tenga conto delle nuove ed articolate tendenze in atto nel settore connesse, in particolare, al trasporto intermodale e combinato, crocieristico  e alla specializzazione dei servizi.  Vale a dire che sono perciò necessari interventi urgenti e indispensabili per il potenziamento dello scalo marittimo  e delle attività economiche e commerciali ad esso correlate, superando le pesanti carenze strutturali.  Il segmento crocieristico  può rappresentare una grande opportunità di sviluppo per il  transit/home port e per la nostra economia , se accompagnato da idonei provvedimenti tesi a pubblicizzare, ed adeguatamente sostenere dal punto di vista della logistica dell’accoglienza, le bellezze artistiche, monumentali e paesaggistiche del rispettivo entroterra, per indurre una più lunga permanenza dei crocieristi nella città e nell’hinterland.

Non a caso il nostro territorio è il polmone delle Isole Tremiti che, benché appartenga alla regione cugina (Puglia), ha un legame antico con la nostra costa e il porto di Termoli con il quale,  da oltre mezzo secolo,  mantiene un collegamento marittimo allora iniziato per assicurare i servizi essenziali ad una esigua popolazione di residenti ed il trasporto di qualche centinaio di villeggianti.

Oggi il flusso turistico dal nostro scalo per le Diomedee è di circa 80/90.000 presenze per anno, concentrato soprattutto nel periodo estivo (giu-sett), che in massima parte, però, transitano soltanto nel ns. porto senza sostare ad ammirare le peculiarità di questa città e della regione che vanno, in poco spazio, dal mare Adriatico ai monti del Matese. 

Viene altresì  spontaneo chiedersi, visto che le Isole Tremiti in tale contesto e a cominciare dalla seconda metà del 20° secolo rappresentano per questa città un’attrazione a mò di “specchietto per le allodole”, come mai fino ad oggi questo porto, con funzioni di capofila, non sia riuscito a ridistribuire parte del flusso turistico  e dunque una spesa turistica, con i conseguenti benefici economici, nella città e nel territorio regionale, nonostante la ricchezza  del suo patrimonio, sviluppando  un’offerta turistica attraverso la promocommercializzazione, la valorizzazione, l’attrattiva come la tipicità di una pizza “mare e monti” o qualsiasi altra strategia, contribuendo così alla creazione dell’immagine di un Molise che esiste e, ahimè, invece languisce. Non v’è un turista di quelli destinati alle Isole Tremiti che conosca la nostra città e la nostra regione. Non basta la cartellonistica “Termoli città di mare” apposta in punti strategici della città per rilanciare il turismo o per dire ai turisti in transito che anche qui c’è il mare! Per esistere una destinazione turistica deve strutturare le proprie risorse e attrattive, unendole ai servizi e alle offerte, che non sono i due B&B o un trabucco “facente funzione”, in modo tale da costituire veri prodotti turistici territoriali. Il nostro sembra quasi  un territorio che ricicla “l’usato sicuro”.                                                                                       

Il turismo non è un’attività che si può improvvisare ma necessita di una strategia chiara e definita.

Forse la risposta a tutto questo è da cercare nel Dizionario moderno di Alfredo Panzini (1905), editore Hoepli, dove a pagina 457 si legge - specchietto per le allodole: “Trappola per i minchioni  e per il pubblico”, e capire quale dei due noi siamo, tenendo conto che i turisti vanno diretti alle Tremiti!

Il porto oggi  è un’area sensibile e di transito, non è uno spazio turistico e di spasso.     

Per converso persiste nella connotazione di manifestazioni come giostre luna park, auto e moto raduni, gare podistiche e ciclistiche, trekking equestri, sagre e kermesse di pesce e arrosticini, e altre attività ludico-ricreative svolte su un piazzale, propriamente detto banchina di riva, un’area di circa 15.000 mq. (pari a 2 campi di calcio), con un fronte mare portuale di ca. 200 mt. destinato all’ormeggio di unità da pesca e mezzi nautici della Guardia Costiera, GDF e della P.S.

E’ invece sulla spiaggia, sul lungomare e in riva al mare, tradizionalmente destinati a tale scopo, che si passeggia e si fanno le attività di svago. L’area prettamente portuale ne viene così violentata e snaturata, come ambiente e ideologia, ancor più se si continua a utilizzare banchine e cigli banchina a stalli di sosta per il flusso turistico destinato alle Tremiti, sottraendo spazi la cui funzione è invece a servizio delle attività marittime, del traffico mercantile, della flotta e attività della pesca, degli impianti di stabulazione, e considerando anche che tutti i porti, piccoli o grandi che siano, per la sicurezza dello Stato sono aree strategiche e di confine e pertanto soggetti a particolari norme di controllo.

Occorre inoltre un piano di manutenzione della viabilità e della segnaletica portuale, delle opere in ferro di supporto alla segnaletica, controllo delle recinzioni e varchi, interventi puntuali sulla sede stradale (griglie e chiusini) e ripristino del tappeto di usura, manutenzione della segnaletica orizzontale e verticale, in particolare riferita all’accesso e  soprattutto ai divieti,  all’indirizzamento del traffico all’interno del porto, la messa in sicurezza delle aree pre-imbarco e durante le operazioni di imbarco/sbarco dei veicoli e passeggeri dei traghetti.

La manutenzione dei porti non può essere solo un’emergenza perché l’emergenza diventa un danno notevole per il porto e per tutte le attività che in esso si svolgono.

Scriveva Khalil Gibran “il sale deve avere qualcosa di sacro infatti si trova sul mare e sulle lacrime”.  La “scelta del mare” deve rappresentare il  progetto di politica per la crescita del sistema economico, delle imprese, dei trasporti e per la qualità dell'ambiente. I porti, poi, costituiscono elementi essenziali della politica a favore della mobilità sostenibile. Essi, infatti, sono punti di connessione fondamentali che consentono di traferire merci e passeggeri tra il modo di trasporto marittimo e quello terrestre, aumentando complessivamente l’efficienza del “sistema di trasporto”. La presenza di un porto, inoltre, condiziona notevolmente il contesto sociale e ambientale (territoriale, paesistico, urbanistico) della città o area che lo ospita.     

Ciò dimostra che il mare ha sempre costituito un rilevante, a volte decisivo, fattore di sviluppo che può influenzare significativamente l’economia di questa nostra regione, sia in quanto via di comunicazione, sia come fonte di risorse naturali, sia come motore propulsivo di attività industriali, sia come sede di attività turistiche, ricreative e sportive, sia in quanto oggetto di ricerca scientifica, sia come area di interesse per l’apparato militare. In tale contesto, il porto può  rivestire un fondamentale ruolo "strutturante" nei confronti del sistema economico dell’area circostante, generando una serie di effetti, diretti ed indiretti, capaci di promuovere lo sviluppo di molteplici attività economiche tipicamente portuali e di altre attività cosiddette “port related”, ad esse funzionalmente collegate. L’impatto economico che ne deriva, sia dal punto di vista del reddito prodotto, sia dal punto di vista occupazionale, è in grado di generare una forte crescita demografica, oltre che del benessere, nel territorio interessato. Ai vantaggi localizzativi derivanti dall’esistenza del porto e del complesso delle infrastrutture portuali, si aggiungono così le economie di concentrazione territoriale caratteristiche degli agglomerati urbani di grandi dimensioni, i quali a volte si sviluppano fino ad assumere la configurazione di vere e proprie aree metropolitane.  Altre attività possono trovare perciò conveniente localizzarsi nell’area considerata, in quanto attratte dal mercato locale e dalla possibilità di ridurre i costi di produzione, grazie all’esistenza di rilevanti economie esterne. Tali attività hanno, in alcuni casi, raggiunto un’importanza così grande da far passare in secondo piano la rilevanza delle funzioni più strettamente legate al porto.

In conclusione questo porto è la bestia nera dell’inefficienza  e non ha mai dimostrato, da parte degli amministratori delle opere marittime, grande vitalità e dinamismo,  se non chiazze di inerzia  e innata indolenza che, in quest’ultimo decennio ha contribuito al degrado della infrastruttura. Infatti,  per mancanza di controlli e monitoraggi per accertarne lo stato conservativo dei manufatti in abbandono, il sorgitore autonomamente continua ad indebolirsi, compromettendo in modo significativo, giorno dopo giorno, la resistenza della struttura che potrebbe essere prossima al collasso provocando reiterati  sgrottamenti delle banchine, il crollo del muro paraonde e, per ultimo ma non meno  importante, la caduta in mare di auto che accedono sulle banchine operative e non, ignare dei pericoli celati negli spazi prettamente portuali, contando anche vittime per annegamento. Lo stato di salute del porto, delle opere, dei materiali, degli arredi  è demandato all’Amministrazione Regionale e all’Autorità Marittima, a quest’ultima ai fini della emanazione di atti a tutela della salvaguardia della sicurezza pubblica e dell’incolumità delle persone in ambito portuale.

L’idea alla base del decalogo “sblocca porto” è un’esortazione a cambiare mentalità, tanto politicamente che commercialmente:  si deve pianificare, come cluster coeso e come governo, perché il mercato di riferimento non può essere solo “onshore”, com’è adesso, ma anche “offshore” ossia attraverso la via del mare attraverso il porto. Il nostro deve essere uno scalo vivace e non uno scalo a perdere.  Dobbiamo reinventarci, essere capaci di nuovi servizi verso i nostri clienti, se questo non avverrà dovremmo cercarci un altro lavoro. Oggi  il grosso dello sviluppo viene dal mare. Qualora tutto questo non succederà è giusto estinguersi. Mi viene da pensare che se la nostra regione fosse stata attraversata dal Canale di Suez (in arabo qanat as-suwēs ) , lungo 193 km. che collega il Mar Rosso con il Mediterraneo, anziché dal fiume Biferno (epoca antica Tifernus), lungo 93 km. che collega Boiano con Termoli,  avremmo utilizzato il canale per il ripopolamento di trote e anguille piuttosto che per il transito di navi. Le coste italiane hanno uno sviluppo complessivo di 7.456 chilometri di cui 33 km. sono del Molise. Ma, anche se è un breve tratto, ciò non deve farci pensare che il nostro sea-front sia solo lo sfondo di un orizzonte azzurro o la rappresentazione di un paesaggio marino, ma è storia marinara e funzione di economia il cui potenziale, attraverso un sistema portuale e quindi la presenza di un porto, crea nuovo valore aggiunto in termini economici, occupazionali e di sviluppo del territorio.  

“Ergo repetita iuvant”: potenziare il porto di Termoli, infrastruttura strategica per la Regione, significa dare alla nostra terra e alle persone che qui fanno impresa, l’occasione di aprirsi al mondo. Ma significa, anche, attrarre investimenti, creare occupazione, diventare sempre un punto di riferimento per gli scambi commerciali e internazionali, così che davvero il  porto possa entrare a pieno titolo e offrire il proprio contributo decisivo nel circuito economico regionale e nazionale.

Il nostro scalo sembra gestito da un’antipolitica che si contrappone alla politica propriamente detta,  dedita invece  alla salvaguardia degli interessi collettivi. La politica deve guidare l’economia e non viceversa come spesso accade oggi. La dignità non consiste nel possedere onori, ma nella coscienza di meritarli.  Chi “fa politica” di professione si vota ai programmi e questi cozzano fortemente con i valori, i quali non sono obiettivi concreti a lungo, medio e breve termine, bensì l’idea di cittadinanza,  di convivenza, di senso di appartenenza, di integrazione, di relazione, di cammino condiviso nel presente e verso il futuro su cui tali obiettivi poggiano.   È, d’altra parte, proprio lo snaturamento di questa relazione a divaricare sempre più l’efficienza dalla solidarietà, i valori dal consenso, le aree forti dalle aree deboli del paese, con un consistente danno per quella fiducia sociale che, in una convivenza civile, è la forza della buona amministrazione politica. L’attuale congiuntura politica mostra non poco disorientamento, con il rischio radicale di restare un recipiente invecchiato, senza contenuto. Il nostro deve essere un territorio con uno spazio politico solido e sicuro che preservi l’uomo dal disordine, uno spazio rassicurante con una quotidiana certezza. Restituire ai cittadini la consapevolezza che sono loro i veri politici, coloro che devono pensare e progettare il futuro della collettività e del territorio. Per la visione di sviluppo per il prossimo futuro le città europee hanno scelto gli slogan per i loro programmi come Londra: “Bigger and Better”, Stoccolma: “Strong and Better”, Parigi: “Grand Paris”. Quale visione di sviluppo sceglie questa città per il suo prossimo futuro?  Termoli: “Lo status quo”  o meglio “andrà in soffitta”.  

   Lo sviluppo e la crescita nel Molise,  la 19°(penultima) regione italiana per grandezza prevalentemente montuosa e per un breve tratto di costa sul Mare Adriatico,  nato dal distaccamento  dall’Abruzzo nel 1963,  da quella data sembra che non siano un fatto di mare, ma solo di montagna.  Infatti per quest’ultima, che occupa i due terzi del territorio regionale,  di recente si sono ampiamente interessati media ed esperti come il New York Times, che inserisce il Molise fra le destinazioni dell’anno, e per ultimo la Lonely Planet Italia, nota guida italiana del “Viaggiare camminando”,  una delle  riviste più apprezzate nel settore viaggi, che spinge il turismo a camminare nel Molise,  la regione che (non) c’è, da scoprire a piedi, la natura, l’accoglienza,  i paesaggi, la poca abitudine dei molisani alla presenza dei turisti, attraverso posti sconosciuti persino ai molisani, un viaggio lontano nel tempo iniziato nel 2015 con lo slogan “Due passi nel Molise”. Un invito a spingere su un turismo di nicchia, non di massa, e che sarà l’assaggio di una vita diversa che affonda le radici nel passato remoto.  Ma non sarà un secondo “specchietto per le allodole”, come la trappola delle Isole Tremiti,  dove il “pubblico” di nicchia (cioè il turista) assaggia una vita diversa ....... là dove i “minchi...” (ossia i molisani) invece affondano?  Orbene verrebbe da chiedersi se il gruppo di turisti che ha iniziato  nel 2015 il viaggio con due passi  nel “Molise camminando”  si sia perso e, da allora, non è stato ancora ritrovato!  Chissà che fine avranno fatto! Colpa dei cinghiali o della pantera nera avvistata nei paraggi !!!!  Gli ungulati sono indagati, la pantera gode della extraterritorialità.

Sul mare non ci sono tratturi ma solo orizzonti.  Ho un sogno nel cassetto (speriamo di aprirlo), sono convinto che la “classe dirigente”  possa essere ridotta alle minime dimensioni di potere attraverso una rivoluzione pacifica, della mente e dello stile partecipativo; una pacifica rivoluzione culturale dalla voglia di essere artefici e costruttori del territorio in cui viviamo: “purtroppo confiniamo col mare e non è colpa nostra!”.  Oggi 2021 non possiamo più e non dobbiamo rimanere sulla banchina a fare “le belle statuine d’oro e d’argento... è pronto il mio caffè!”. Questo non può  essere un porto per “Alice nel paese dei Campanelli”, a guardare solo il mare “quant’è bell!”, e aspettare che arrivino i turisti o pirati a far suonare i campanelli nelle nostre case.  Sotto il profilo naturalistico il porto può essere definito come uno specchio acqueo artificialmente o naturalmente riparato e, pertanto idoneo ad agevolare l'approdo o la partenza delle navi.

Il porto deve diventare una struttura strategica per Termoli e per l’economia molisana, dove il lavoro deve essere un luogo di convivenza e scambi.  Bisogna pensare al porto,  iniziando gradualmente  ma con determinazione, togliendo i calcinacci che ne impediscono lo sviluppo, guardando il mare  e il suo orizzonte infinito dove si trova l’eternità: “E’ il mare unito Al sole” (Arthur Rimbaud).