Michael Casciotto, la vita oltre il tumore: “Faccio tesoro di ogni momento”

Invincibile lun 25 ottobre 2021

Termoli Michael ha 29 anni e dal 2017 combatte contro il sarcoma di Ewing: un tumore delle ossa che, lentamente, gli sta togliendo la mobilità, ma non la forza e il sorriso.

Attualità di Valentina Cocco
4min

TERMOLI. Cosa fareste se conosceste la data – esatta o approssimativa – della vostra morte? Immagino che i più risponderebbero che si godrebbero gli ultimi istanti, magari spendendo i risparmi di una vita o cercando di sistemare i propri figli. Altri potrebbero scegliere di togliersi i classici ‘sassolini dalla scarpa’. Qualcuno potrebbe decidere di riallacciare i rapporti con familiari che non vedeva da tempo.

Tutte azioni che ci renderebbero felici, qualcuna più condivisibile di altre, ma ognuna di esse servirebbe, ancora una volta, a focalizzare la nostra attenzione sull’obiettivo finale – prima del lungo viaggio - e non sul goderci il momento e farne tesoro. Un insegnamento che, io stessa, ho imparato (quasi alla soglia degli anta) da Michael Casciotto: un ragazzo, termolese, di appena 29 anni che, da settembre 2017, combatte contro il sarcoma di Ewing, un tumore al bacino che, lentamente, gli sta portando via qualcosa, in primis la mobilità.

Michael, però, non si abbatte. È sempre stato un guerriero: prodigio del ballo, ha collezionato vittorie e coppe nei balli latinoamericani, destino che ha condiviso con Elisabetta Rutigliani che dallo scorso giugno è sua moglie e che, tutt’oggi che non può più ballare, lo aiuta a trovare la forza di andare avanti, giorno dopo giorno. «Da quando ho scoperto il tumore è cambiata la prospettiva con cui mi approccio alla vita – ha confessato Michael - Non faccio più programmi a lungo termine, ma mi godo i momenti. Spesso non riusciamo ad apprezzare le cose normali e non ti nascondo che capitava anche a me. Diamo tutto per scontato. Ora, ad esempio, non riesco più a guidare la moto e questo mi fa rabbia. Non riesco nemmeno più a camminare senza l’aiuto della sedia a rotelle. Per un periodo non riuscivo a scrivere e quando sono riuscito a farlo nuovamente ero felice. Vivo di piccoli traguardi riconquistati».

Ho avuto l’onore di intervistare Michael in un martedì di sole, via telefono, e non vi nascondo (come ho detto a lui) che si è trattato di una delle interviste più dure, a livello emotivo, che io abbia mai affrontato, ma mi ha mostrato quanto spesso ognuno di noi sia egoista con se stesso, lasciando che i propri problemi, a volte stupidi, si impossessino delle nostre giornate e della nostra vita.

Micheal, invece trascorre le sue giornate impegnato in diverse terapie che lui stesso ha deciso di continuare fino alla fine, o facendo delle gite. A seconda delle condizioni fisiche: «Ci sono giornate down dove resto a casa a riposare e a recuperare energie. Altre up dove io e Betti andiamo a fare passeggiate, usciamo e andiamo a Bologna o a Viareggio».

Sebbene la sua condizione non gli lasci molti margini di autonomia, Michael non vuole essere trattato da malato (una promessa che ha strappato anche a me) e riesce a vedere il bello della situazione: «Io e Betti continuiamo a fare una vita pseudo normale e lei non mi tratta come un malato. Quando torna a casa da lavoro c’è suo marito, non un malato. Certo, mi aiuta e mi assiste, ma mi tratta come una persona. Non voglio essere trattato da malato, perché così facendo la persona si ammala di più perché glielo ricordi ogni giorno e si abbatte. Non sappiamo quanto tempo mi rimane e Betti ha accusato il colpo, ma io le ho chiesto: ‘Che differenza c’è tra me e te? Anche tu potresti fare un incidente e morire domani e non puoi saperlo prima. Io ho il vantaggio di sapere che potrebbe accadere prima di quanto immaginassi, ma bisogna godersi la vita».

Elisabetta ‘Betti’ è il faro, il treno motore di Michael, da molto prima che la sua vita fosse sconvolta dalla sentenza del tumore: «Ci siamo conosciuti ballando. Betti è unica. È difficile, per un essere umano, trovare l’anima gemella. Io sono stato fortunato in questo, pur essendo stato sfortunato in altro. Non avrò una vita lunga ma ho incontrato lei ed ho la fortuna di condividere le mie giornate con la persona che amo di più al mondo».

Non a caso, alla domanda ‘Il tuo giorno più bello’, la risposta si è focalizzata su di lei: «Il matrimonio. È stato bello, divertente e commovente. Eravamo felici. Dopo la brutta notizia, dovevamo trovare qualcosa di bello da fare. Abbiamo atteso due anni prima per la malattia, poi a causa del Covid. Abbiamo deciso di sposarci ed abbiamo organizzato tutto in due mesi».

Accanto alla gioia della vita, c’è l’oscurità della morte e, sebbene non ci si pensi così spesso, ognuno di noi vorrebbe lasciare qualcosa nelle persone che ha incontrato: «Ricordarsi di me? Dipende dai soggetti e da come mi sono comportato con loro. Non puoi costringere gli altri a ricordarsi di te, anche perché i ricordi pian piano vanno scemando. Più che di me, mi piacerebbe che si ricordassero di apprezzare i piccoli momenti. Io me li godo tutti, come se fossero gli ultimi».

Con molta probabilità, alla fine di tutto, il sarcoma vincerà e si porterà via Michael, ma non potrà mai distruggere la sua forza e l’amore per la vita – e per Betti – ed il suo inno a fare tesoro di ogni singolo minuto, cercando di non ingigantire situazioni e problemi che, analizzate fino in fondo, sono risolvibili.

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