Risorse idriche concesse a prezzi stracciati: la Regione potrebbe gestirle in proprio

Attualità
giovedì 25 novembre 2021
di Claudio de Luca
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L'invaso del Liscione
L'invaso del Liscione © Termolionline.it

CAMPOBASSO. Il consigliere Fabio De Chirico (M5s) sostiene che, da oltre un anno, vige il silenzio sulle concessioni regionali di tre centrali idroelettriche poste a valle del Liscione (due a Larino, una a S. Martino in P.), scadute sin dal 2020. Del tema non si parla, benché la gestione porti entrate milionari ai concessionari (che sono dei privati). Il consigliere si domanda perché mai ‘Molise acque’ non gestisca direttamente le centrali. L’anno scorso i 5s chiesero di ascoltare in Terza Commissione i reggitori dell’ente idrico per trattare la questione. In tale sede l’Azienda si disse disponibile alla gestione diretta anche perché, in grazia dell’energia prodotta e venduta all’Enel, le tre centrali avrebbero permesso di conferire milioni di euro l’anno mentre oggi portano solo canoni modesti. “‘Molise Acque’ può farlo perchè ha competenze adeguate al punto che amministra, già direttamente, una centrale ubicata in provincia di Caserta“. Tra l’altro una gestione diretta darebbe ossigeno persino al Consorzio di bonifica di Larino.

Ma, nonostante i richiami, non risultano essere stati predisposti atti inerenti al rinnovo delle concessioni quasi che - per la Regione - la cosa sia di scarso rilievo. Eppure le varie esposizioni debitorie e le difficoltà di recuperare i crediti da incassare dai Comuni (e da altre Regioni) per l’acqua somministrata, mettono a rischio la vita di ‘Molise acque’. La perdita complessiva di 11 milioni di euro patita può essere evinta dai dati contenuti negli esercizi relativi: all’anno 2013 (perdita di 4 milioni di euro); al 2014 (3.700.000); al 2015 (oltre tre milioni) ... Col commissariamento i bilanci sono peggiorati e l’esposizione debitoria sarebbe ascesa ad una 40ina di milioni, grazie anche ai ritardi di quattro Regioni: 1) la Campania (che tanto riceve in forma liquida ma che poco versa in danaro); 2) la Puglia (che attinge milioni di metri cubi); 3) Lazio ed Abruzzo (che pure fanno la loro parte). Ma di questo andazzo, purtroppo poco economico, agli Amministratori (di ieri e di oggi) sembra importare ben poco; anzi è lo stesso Ente regionale a metterci … la giunta, avendo conceduto – per quattro soldi - a tutte le Società che ne abbiano fatto richiesta - lo sfruttamento delle numerose (e ricche) risorse idriche locali costituite dai fiumi, dalle condotte di adduzione, dai serbatoi di raccolta, etc.. Il bello è che, poi, le Società – benché beneficate - fanno pagare, a caro prezzo, l’energia prodotta in terra molisana e rivenduta alla stessa Regione. E non si tratterebbe di importi di poco conto, considerato che abbiamo a che fare con clienti importanti (come l’Enel). Stupisce che manco un Presidente come Toma, che pure di mestiere fa il commercialista, abbia mai pensato che potrebbe essere la Regione stessa a produrre direttamente energia (per poi rivenderla), sfruttando in proprio le risorse idriche e l’orografia del territorio. L’ultima di queste concessioni è stata conferita ad una società che, pur avendo la Sede operativa a Campomarino, detiene in realtà robuste fondamenta nel Vicentino.

La prefata è intestataria di concessioni per prelevare risorse idriche in numerosi comuni (Civitanova del S., Filignano e Campobasso stessa (dove attinge acqua dai serbatoi Calvario, Monforte e Cese alta). Eppure, sulle centraline idroelettriche molisane, nessuno si è mai chiesto perché non è stata mai considerata l’opportunità che siano i Comuni, gli imprenditori locali, la Regione stessa a promuovere un’attività economica usando l’acqua ed i salti orografici al fine di produrre e di vendere a sé stessi (ed agli altri) energia elettrica. Al contrario si finisce con il valutare “congrua la proposta di un corrispettivo del 15% sul fatturato derivante dalla vendita dell’energia elettrica prodotta dall’impianto, comprensivo degli incentivi di legge, con un importo minimo annuo garantito di 8.000 euro che dovrà essere versato in acconto e con cadenza annuale all’inizio del 5° mese a far data dall’inizio dei lavori”. Ma è veramente ‘congrua’ la proposta?

Claudio de Luca