Inchiesta sulla gestione Covid, integrata la denuncia e documenti inviati anche al Csm

Attualità
giovedì 25 novembre 2021
di La Redazione
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Camilla Caterina torna al palazzo di giustizia per integrare la denuncia
Camilla Caterina torna al palazzo di giustizia per integrare la denuncia © TermoliOnLine

TERMOLI. Da un novembre all’altro, dal cuore della seconda alla quarta, la pandemia Covid non allenta la sua morsa e non lo fa nemmeno Camilla Caterina, ormai periodicamente ospite delle nostre pagine. Lunga la battaglia ingaggiata dalla 44enne isernina, residente da anni a Termoli, che non risparmia nessuno e tanto meno è scevra di colpi di scena. Era proprio metà novembre quando deflagrarono le sue accuse sui numeri di terapia intensiva nella rete ospedaliera molisana, da lì in poi si sono succedute diffide, accessi agli atti e denunce, contro Asrem, struttura commissariale e persino Ministero della Salute. Impegnate le Procure di Campobasso, quella di Bari e ora il carteggio complessivo è arrivato anche al Csm, il Consiglio superiore della Magistratura. Sì, perché Camilla, dopo un’estate di attesa, vuol sapere a che punto stiano le indagini e il fascicolo aperto dopo i suoi esposti, di cui ha ulteriormente integrato gli atti la scorsa settimana, ma questa integrazione è stata inviata anche a Bari e Csm.

La Procura pugliese era stata coinvolta affinché sollecitasse la chiusura delle indagini ma soprattutto un intervento urgente a tutela della salute dei molisani. Ma l’integrazione va oltre. «A tal proposito sono stati acquisiti ulteriori atti (prove documentali) ed elementi di prova, a quelli già depositati presso la Procura di Campobasso, che mettono in rilievo ulteriori ed evidenti contraddizioni sulle dichiarazioni rese con atti ufficiali pubblici dai responsabili designati per la gestione dell’emergenza da coronavirus della regione Molise», evidenzia la Caterina, che fa riferimento al decesso di una paziente avvenuto al Cardarelli proprio tra il 15 e il 16 novembre 2020, «Perde la vita dopo aver atteso per ben 30 ore su di una barella in pronto soccorso e senza neanche aver avuto la possibilità  di ricevere le giuste cure in reparto nel tentativo di salvarsi la vita!   È necessario a questo punto, confrontare i dati e capire come mai non sono state garantite le cure necessarie alla povera signora.   Partiamo dal presupposto che, la saturazione totale dei posti letto nei reparti non è assolutamente contemplata, non a caso è stata istituita la Cross, che è volta proprio ad evitare questo tipo di rischio! Se il dato di 39 posti di terapia intensiva trasmesso dalla Regione Molise al Ministero della salute fosse veritiero, il 15 ed 16 novembre 2020, non dovevano esserci ulteriori 32 posti disponibili? Come mai allora la paziente non è stata ricoverata ed e rimasta in attesa su di una barella al Pronto soccorso?

Tutto ciò dimostra che, se quel numero viene alterato (rappresentando una falsa realtà), si crea una condizione di grave (o non grave) pericolo a cui viene esposta l’intera comunità, le cui conseguenze possono essere drammatiche in quanto, come appena dimostrato, bisogna mettere in conto il rischio di non poter più ricevere le cure necessarie!

Pericolo determinato proprio da quel numero che, se alterato, compromette in prima battuta il calcolo della percentuale per le aree critiche delle regioni, e quindi la determinazione della colorazione della regione come da decreto del primo agosto scorso del Governo, di conseguenza la compromissione dell’attivazione della Cross, non potendo così più garantire le cure urgenti nei giusti tempi a chiunque ne abbia necessita!

Se tutto ciò, poi, viene causato con piena consapevolezza, significa voler deliberatamente pregiudicare e compromettere la salute e la vita dell’intera comunità in questo caso dei molisani!

Si vuol ricordare che questa grave situazione, viola e nega ai cittadini il diritto sacrosanto alla salute ed alle cure così come previsto nella nostra costituzione-  Persone che adottano comportamenti illeciti e che consapevolmente mettono in pericolo di vita tutta la comunità, devono essere oggetto di indagini specifiche, ma soprattutto non possono assolutamente operare nelle istituzioni pubbliche che, proprio per definizione sono enti a servizio delle comunità ed a tutela dei loro diritti! Per tutti questi motivi si reitera la volontà di sporgere denuncia nei confronti dei responsabili designati a vario titolo per la gestione dell’emergenza nel Molise sopra nominati, oltre che nei confronti del direttore generale della Programmazione sanitaria del Ministero della Salute, Andrea Urbani, per la corresponsabilità nella vicenda come relazionato nella precedente denuncia.

Si ricorda che questi “semplici numeri” (artatamente manipolati in maniera da rappresentare una falsa realtà) hanno compromesso i soccorsi tramite Cross ed hanno privato molti cittadini molisani delle cure intensive di cui necessitavano cambiando, in molti casi, il loro destino.

Si chiede, infine di essere informata in caso di richiesta di archiviazione. Considerato che sono ampiamente decorsi i termini di durata delle indagini la presente viene inoltrata anche al procuratore generale presso la Corte di Appello affinché attivi l’obbligo previsto dall’art. 412 c.p.p. ed avochi a sé le indagini.

In ogni caso, la presente viene inoltrata (per completezza) anche al procuratore della repubblica presso il tribunale di bari (per competenza) perché proceda come per legge nel caso verifichi la fondatezza di quanto già comunicatogli e denunciato penalmente.

Infine, la presente viene inoltrata anche al Consiglio Superiore della Magistratura 8sezione disciplinare) affinché verifichi se sono state rispettate tutte le norme del codice di procedura penale (art. 124 e 335 c.p.p.) anche in relazione al rispetto dei termini delle indagini la cui omissione determina, sicuramente, un danno per tutti i cittadini molisani».