Dal flash mob di Termoli al corteo di Roma: «Il grido muto anti-violenza»

In marcia dom 28 novembre 2021
Attualità di La Redazione
2min

TERMOLI. Dal flash mob a Termoli al corteo di Roma, impegno continuo contro le violenze di genere. Un impegno raccontato in presa diretta da Roberto De Lena, presente alla manifestazione capitolina di ieri.

«La marea femminista e trans-femminista è tornata: dopo un anno di stop causa emergenza sanitaria, 100.000 persone, secondo le promotrici di Non Una di Meno, hanno attraversato sabato 27 novembre le strade di Roma "per ribadire la centralità della lotta alla violenza maschile sulle donne e di genere e denunciare l’assenza di una bozza del nuovo piano nazionale antiviolenza e di misure concrete e strutturali”.

Un corteo potente, vivace, a tratti forse disordinato, ma così tanto vivo e ricco di emozioni e contenuti; un corteo composto infatti in buona parte da giovanissime e giovanissimi, estremamente comunicativo, in cui hanno preso corpo anche due performance.

La prima, quella della "chiavi di casa", per denunciare che gli omicidi contro le donne avvengono spesso tra le mura di casa. Oggi una donna viene uccisa ogni 72 ore e le violenze domestiche sono aumentate esponenzialmente con i lockdown che hanno costretto le donne a condividere h24 gli spazi domestici con i loro aguzzini: tutte e tutti insieme abbiamo agitato le nostre chiavi in aria per simboleggiare la rivolta alla violenza domestica, psicologica, in strada e sul lavoro come segno di sorellanza e rifiuto della vittimizzazione.

Poi, quella del "grido muto: un minuto di silenzio che ha coinvolto l'intero corteo per ricordare le vittime di femminicidi e trans-cidi", un grido mutuato dalle sorelle cilene, quello “di chi non ha più voce, ma anche un grido di rivolta, di lotta e di liberazione”.

Il fenomeno della violenza di genere è strutturale nella società italiana ed europea di oggi, ancora profondamente maschilista e patriarcale: atti omofobici e transfobici, razzisti e sessisti, all'ordine del giorno, le donne al lavoro più precarie e più sottopagate rispetto agli uomini.

Anche la Convenzione di Istanbul, ratificata nel 2011 e oggi messa sotto attacco da diversi governi sovranisti in Europa, inquadra la violenza di genere come parte della violenza sistemica, di un sistema basato sulla disuguaglianza di potere tra donne e uomini nella società. Ma la società, oggi, dal suo interno, a partire proprio dai più giovani, a partire dalle donne, dalle persone omosessuali e transessuali, sta prendendo coscienza collettiva delle discriminazioni subite e di avere, al contrario, dei diritti, troppo spesso disattesi. La coscienza nelle strade di Roma è diventata ieri grido di lotta. Di una lotta da condurre nelle strade e nelle piazze, come abbiamo fatto con i nostri corpi nel corteo, ma di una lotta culturale da condurre anche nei luoghi di vita di ogni giorno e a partire da se: nelle scuole, nelle case, nei posti di lavoro, negli ospedali, nelle famiglie ed in tutte le relazioni sociali quotidiane».

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