Rogo nella chiesa di Serracapriola, «Rischiata piccola Notre Dame», parlano sindaco e parroco

L'intervista mer 15 giugno 2022
Attualità di Chiara Gabriele
4min
Rogo nella chiesa di Serracapriola, parlano sindaco e parroco ©TermoliOnLine
Rogo nella chiesa di Serracapriola, parlano sindaco e parroco ©TermoliOnLine
Rogo nella chiesa di Serracapriola, parlano sindaco e parroco

SERRACAPRIOLA. In merito all’incendio, sviluppatosi all’interno della chiesa di Santa Maria in Sylvis a Serracapriola, abbiamo ascoltato il primo cittadino Giuseppe D’Onofrio e il parroco Don Renato Orlando. Una tragedia sfiorata ciò che è accaduto nella giornata di venerdì 10 giugno, in quanto le conseguenze avrebbero potuto essere peggiori, sia come danno ad un importante patrimonio artistico, storico e culturale, sia come danno al grande sentimento di fede che lega la popolazione tutta a questa Chiesa, contenente l’urna di San Fortunato Martire, compatrono di Serracapriola e Santo più venerato.

Il parroco ci ha raccontato la sua giornata e lo sgomento misto a spavento, di ciò che ha vissuto entrando in chiesa. “Abbiamo attraversato una nottata particolare, fatta di vento e pioggia battente. Il giorno dopo era in programma l’ultimo ritiro spirituale di noi sacerdoti a San Severo; a dire il vero ero un po' titubante se andarci o meno, perché le strade erano quasi impercorribili a causa del forte maltempo della notte precedente. Avevo preso questo impegno e alla fine, ho deciso di partecipare all’ultimo ritiro del mese. Dopo aver pranzato con il Vescovo e gli altri sacerdoti, sono rientrato a Serracapriola verso le 15. La mia prima visita l’ho fatta alla Chiesa di San Mercurio per l’imminente inizio dei lavori, grazie ad un bando regionale con fondi europei; poi sono passato all’Istituto francescano delle suore e come ultima tappa mi sono recato nella Chiesa di Santa Maria, arrivando lì verso le 16”.

Don Renato non si sarebbe mai aspettato che, all’apertura della porta secondaria della Sacrestia, fosse invaso da un forte odore di bruciato: nella sacrestia non c’era nessuna ombra di fumo. Il primo pensiero del Parroco è stato a qualche lampada votiva bruciata, continua: “L’impatto è stato terribile quando ho aperto la porta della Sacrestia che immette nel Presbiterio e mi sono trovato di fronte all’oscurità, c’era fumo denso, tanto che, la prima cosa che mi è venuta in mente è che la Chiesa stesse bruciando tutta. Mi sono diretto immediatamente dinanzi al trono di San Fortunato Martire e lì sono stato preso dal panico, perché ho visto il tappeto a terra che stava bruciando. Istintivamente ho buttato sopra dell’acqua, ma il fuoco non si spegneva completamente. Con grande difficoltà ho aperto le porte della Chiesa, la corrente era saltata e non si vedeva nulla”.

A questo punto il Parroco ha iniziato a chiedere aiuto ad un collaboratore, che a sua volta ha chiamato il Sindaco e altre persone. Il trono di esposizione, coperto da un velluto rosso, era completamente sparito perché bruciato. L’incendio è partito da un cero votivo di antica data, che il Parroco aveva portato in occasione della festività di San Fortunato da poco conclusasi. Il cero votivo, alto circa un metro e mezzo e dal peso di alcuni chilogrammi, era completamente sparito; era rimasta solo la traccia della cera liquefatta e solidificata. “Appena ho alzato gli occhi verso l’urna del Santo, ho immediatamente pensato al miracolo, perché il sostegno di legno posto davanti la pedana di oro zecchino, restaurata da circa due anni, era completamente bruciato e la pedana era rimasta intatta. La moquette posta alla base del trono, anch’essa completamente bruciata”.

L’urna, composta da argento e d’ottone, contiene a sua volta un’urna fatta di vetro blindato dove sono collocate, oltre le preziose reliquie del santo, anche alcuni oggetti preziosi realizzati in occasione del terzo centenario della proclamazione a compatrono nel 2011. “Mi sono trovato davanti ad un evento miracoloso, perché l’urna e tutto l’addobbo sono rimasti illesi”. Le reliquie del Santo sono presenti a Serracapriola dal 1726 e da allora, non si è mai verificato un evento di questa entità. Le reliquie di San Fortunato sono state donate a Serracapriola dai duchi D’Avalos di Vasto, quando erano proprietari del castello di Serracapriola; tra quattro anni saranno 300 da questa donazione. Il primo cittadino, chiamato dal collaboratore Ernesto Carrara, preso dal panico di quegli attimi, ha chiamato immediatamente tutta l’Amministrazione e immediatamente sono giunti il vicesindaco e altri assessori. “La prima cosa che abbiamo fatto è stata quella di mettere in sicurezza l’urna; con grande meraviglia di tutti abbiamo constatato che l’urna non fosse stata minimamente intaccata dal fuoco, fatto alquanto miracoloso”. Sottolinea il Sindaco: “Voglio ringraziare tutti i fedeli accorsi e i lavoratori impegnati al restauro dei locali dell’ex carcere trovati lì per puro caso e il gruppo degli Scout. Nella disgrazia ci è andata bene perché potevamo perdere un patrimonio storico, culturale e di fede”.

La Pro loco ed altre associazioni cittadine si sono attivate per una raccolta fondi, necessaria al restauro della pedana, ripulire tutta la Chiesa, l’urna e tutti i quadri, già precedentemente restaurati, presenti in Chiesa, ora ricoperti da polvere e fuliggine. Anche il Sindaco di Vasto si è reso disponibile per una raccolta fondi e prossimante si recherà a Serracapriola per visitare la Chiesa vittima di questo evento. “Ringraziamo tutti San Fortunato, perché poteva andare peggio e speriamo che, un evento di tale entità non si verifichi più. Conviene che i ceri vengano spenti quando la chiesa è chiusa o non c’è nessuno, perché basta una piccola distrazione per scatenare una tragedia, come quella ad esempio, avvenuta a Notre Dame a Parigi, e perdere tutto”, conclude il sindaco D’Onofrio.

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